Si tratta di pochi secondi, due brevissime sequenze ma molto significative, due momenti molto drammatici della storia familiare di Rocco e i suoi fratelli, il capolavoro di Luchino Visconti che sarà a Cannes nella versione restaurata dalla Cineteca di Bologna. Rocco e Nadia si sono incontrati ai prati della Ghisolfa dove i due sono soliti amarsi, questa volta però li ha seguiti il fratello di Rocco, Simone, che una volta era l'uomo della prostituta Nadia. La rabbia nei confronti del fratello che in qualche modo gli ha rubato la donna e di lei che lo ha lasciato anni prima esplode in una violenza estrema: Simone picchia brutalmente il fratello e violenta Nadia sotto i suoi occhi. Finendo per gettare in faccia a Rocco gli slip della donna. Il film prosegue in un crescendo drammatico nel finale. Rocco ha rinunciato a Nadia e cerca di riscattare il fratello (pugile dalla carriera discontinua) con incontri di boxe sempre più impegnativi, ma Simone ha scoperto che la donna è tornata a prostituirsi all'idroscalo, va per tentare di convincerla a tornare con lui ma al suo rifiuto l'accoltella. Una, due coltellate, rabbioso, accanito.
"Rocco" restaurato a Cannes con i tagli di censura - La violenza
Il film del 1960 con Alain Delon (Rocco), Renato Salvatori (Simone), Annie Girardot (Nadia) e Claudia Cardinale, premio speciale della giuria alla mostra di Venezia, ritorna alla sua bellezza originale grazie al restauro del laboratorio L'Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna, in collaborazione con Titanus, TF1, The Film Foundation di Martin Scorsese e GUCCI e ritorna nella versione integrale. Quella pensata da Visconti e che i tagli di censura dell'epoca, particolarmente severa con sesso e violenza, avevano mutilato. La vicenda giudiziaria e di tagli del film fu particolarmente complessa, il film dopo essere stato a Venezia arrivò nelle sale. Osteggiato dai politici e bersagliato dalla censura, è il solo film di Visconti che incassò nelle sale di seconda e terza visione più che in quelle di prima, in provincia più che nelle grandi città. Ma nonostante il successo di pubblico e critica, Visconti fu accusato di oscenità e dovette affrontare un processo che lo assolse soltanto sei anni dopo in modo definitivo.
Rocco e i suoi fratelli, la trasformazione del restauro
Da Verga a Dostoevskij: le fonti di Rocco. Perché quello slip gettato in faccia e quella serie di coltellate sono tanto importanti per il cinema viscontiano? Una risposta si può forse trovare in una dichiarazione del maestro della fotografia Giuseppe Rotunno: "Per Rocco, trattandosi di una storia realistica, la fotografia sarà una continua ricerca della verità anche se a volte interpretata a seconda del momento e dell'ambiente: quindi i bianchi e neri in tutta la loro gamma, con una tendenza ai contrasti forti". La ricerca di verità per questo film di svolta della filmografia viscontiana, a metà tra la Russia dostoevskijana di Le notti bianche e la Sicilia di Tomasi di Lampedusa del Gattopardo, è comunque una verità letteraria. Una verità che affonda le radici ovviamente dal romanzo da cui è tratto (Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori), ma anche in molte altre suggestioni a partire da Verga (già alla base della Terra trema) come racconta lo stesso Visconti ne L'avventurosa storia del cinema italiano a cura di Goffredo Fofi e Franca Faldini. "Per Rocco, una storia a cui pensavo da molto tempo, l'influenza maggiore l'ho forse subita da Giovanni Verga: I Malavoglia, infatti, mi ossessiona sin dalla prima lettura. E, a pensarci bene, il nucleo principale di Rocco è lo stesso del romanzo verghiano: là 'Ntoni e i suoi, nella lotta per sopravvivere, per liberarsi dai bisogni materiali, tentavano l'impresa del "carico dei lupini": qui i figli di Rosaria tentano il pugilato: e la boxe è il "carico dei lupini" dei Malavoglia". Ma oltre a Verga Rocco si rifà al Cristo si è fermato a Eboli di Levi, Contadini del Sud di Scotellaro, Giuseppe e i suoi fratelli di Thomas Mann, L'idiota di Dostoevskij.
"Rocco" restaurato a Cannes con i tagli di censura - L'omicidio
L'ultima storia proletaria. I pescatori siciliani della Terra trema hanno molto in comune con la famiglia lucana di Rocco. Il film del 1960 è, a detta di molti critici però, l'ultima storia proletaria di Visconti. Lino Micciché nel Cinema italiano: gli anni '60 e oltre infatti scrive: "Visconti narra l'ultima storia proletaria della sua filmografia immettendo nella grande città, già divenuta cuore e feticcio del neocapitalismo, la famiglia lucana dei Parondi, parenti di classe di quei Velastro che dodici anni prima ne La terra trema guidati da 'Ntoni avevano lottato per il proprio riscatto e dalla sconfitta avevano tratto una nuova consapevolezza". Ma se la Sicilia della Terra trema era viva e sotto gli occhi dello spettatore, la Lucania di Rocco è solo evocata, il prologo che doveva svolgersi nella terra di origine non fu mai girato. Visconti lo ricorda così: "A me rincresce non averlo girato, ma non c'erano molti soldi, di produzione. Bisognava farlo subito. Io l'ho sempre detto: se lo si gira da principio, il prologo si fa: se si comincia ad andare a Milano, all'aperto, eccetera, per forza perderemo tempo, e via dicendo". In qualche modo lo "consolano" gli sceneggiatori Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa, che insieme allo stesso Visconti e a Suso Cecchi d'Amico firmano il film, quando dicono: "Resta tuttavia, l'epica apertura di una famiglia del Sud che scende frastornata da mille sensi e paure, alla stazione di Milano. E' un'apertura che pensiamo valga qualsiasi sacrificio e qualsiasi taglio".