Ex idolo delle ragazzine, quando da adolescente e' stato interprete di commedie romantiche adolescenziali "cult" tra la meta' degli anni '80 e i primi '90 ("Say Anything" e' rimasto famoso - bisogna poi ricordare "Alta Fedelta'", dal romanzo di Nick Hornby); John Cusack , che nel frattempo ha compiuto 48 anni, interpreta adesso Brian Wilson, ovvero il leggendario "frontman", cantante e leader dei Beach Boys, nella fase adulta della sua vita (da giovane e’ interpretato da Paul Dano, visto di recente in "Youth" di Paolo Sorrentino). "Per me i Beach Boys saranno sempre nella Top 5 della cultura Pop", dice Cusack parafrasando Hornby.
Quella interpretata da Cusack e’ la fase piu’ tragica della vita di Wilson, che dopo aver smesso di andare in tournee, ingrassato fino a 160 chili e dopo aver passato tre anni a letto, si era ripreso grazie all’apparente benefico aiuto di uno psicologo, Eugene Landy (Paul Giamatti nel film), che lo teneva sotto il suo pugno di ferro, ipermedicandolo e terrorizzandolo, addirittura costringedolo a metterlo nel testamento: un diavolo manipolatore. Fino o a quando, grazie all’amore della sua attuale moglie Melinda (Elizabeth Banks), Wilson si libera dell’influenza nefasta di Landy. “Raccontare la storia di un vero genio americano e' stata per me una lezione di umilta'," esordisce John Cusack nel nostro incontro a Los Angeles (vive fra Los Angeles e Chicago). Un incontro per l'uscita del film, diretto da Bill Pohlad, che dopo la premiere internazionale allo scorso festival di Toronto esce in Usa il 5 giugno.
DOMANDA: John, come si e’ immerso in questo personaggio cosi' famoso?
RISPOSTA: E' partito tutto dalla musica, ovviamente. Basta pensare alle sonorita' che Brian Wilson aveva creato, cosi' originali allora. E’ stato un privilegio poter recitare Brian, ma anche una sfida, perche' lui e' ancora vivo e vegeto! [ride] Non tutti sanno che lui ha vissuto momenti difficilissimi nella sua vita, ed e' su questo lato tragico - non sui suoi successi discografici - che il film fa perno.
D.: Ha passato tempo con Wilson?
R.: Certo. Brian e' stata la nostra prima fonte di ricerca. Ci siamo soffermati anche sulle registrazioni di "Smile", che e' stato pubblicato nel 2008 , e abbiamo parlarto del fatto che secondo lui quello era il massimo del rock e roll, e che rimase sconvolto perche’ nessuno lo capiva. Gli amici, la famiglia, tutti gli dicevano di continuare a fare la stessa cosa, continuare col "sound" dei Beach Boys, con cui aveva avuto tanto successo, ma lui voleva proseguire altrove, come con "Smile", e aprire nuove porte al rock and roll e a musicisti a venire.
Brian e’ precipitato in un abisso esistenziale e crativo, e grazie all’amore di una donna che lo ha fatto sentire sicuro di se’ e’ stato in grado di uscirne fuori e produrre un disco come "Smile". E' una storia bellissima... solo la sua vita fino ai 25 anni di eta' avrebbe potuto riempire una miniserie di 10 ore!
D: Che rapporto ha lei con la musica dei Beach Boys?
R: Tutte le strade del rock 'n roll portano a Brian Wilson o a Phil Spector e ai Beatles. Da giovane mi piaceva di piu’ il punk britannico. Secondo me si danno troppo per scontati i Beach Boys: ma a veder bene, le loro canzoni sono state non meno influenti sul pop a venire di quelle dei Beatles. I Beach Boys sono entrati nel Dna di tutti noi, inutile negarlo. Arriva Wilson con "God only knows" e la sfida ai Beatles sale di livello. E finalmente quando Brian Wilson ha suonato "Smile" alla Royal Albert Hall a Londra, sconfiggendo tutti i propri demoni interiori per riuscirci, e’ stata una cosa incredibile! "Smile" e’ un tesoro, un capolavoro a cinque stelle.
D: Che cosa le ha detto in privato Brian Wilson su quel suo medico?
R: Brian mi ha parlato apertamente dei danni che questo medico ha fatto su di lui. La storia di Brian e’ leggenda, che non sai dove iniziano i fatti e finisce la leggenda. Brian dice che la realta’ con Landy era stata ancora peggiore di quanto noi non mostriamo nel film. Quando sono andato da Brian la prima volta, la casa era piena di ragazzini e cani: mi era sembrata una casa felice. Lui era al piano di sopra, nella sua camera musicale. E' ancora innamorato di Melinda. Mi ha parlato del padre e di Landy. Ma soprattutto del suono che le botte che gli dava il padre faceva sul suo corpo. Le botte ricevute del padre, era come dicesse Brian, lo hanno ispirato musicalmente..
D.: Avete discusso molto con Paul Dano sul tipo di interpretazione da dare allo stesso personaggio in diverse eta'?
R: No, abbiamo deciso che ci saremmo affidato alla mia e alla sua impressione di Brian, cercando di non influenzarci a vicenda. Non abbiamo confrontato le nostre note, ma istintivamente abbiamo trovato un'armonia.
Per me la nota dominante di Brian e' la speranza, dopo tanto abuso e sofferenza, a dispetto del successo pubblico. Per Paul la nota dominante era l'innocenza.
D.: La musica dei Beach Boys e' ancora attuale secondo lei?
R.: Si', perche' rappresenta lo spirito degli anni '60. Tutto cio' che cogli lo spirito del tempo, lo zeitgeist, e' sempre attuale, anzi eterno. Non si puo' parlare e ricostuire gli anni '60, nel mondo occidentale, senza pensare alla musica dei Beach Boys. La colonna sonora di un'era, insieme ai Beatles e ai Rolling Stones.
D.: Lei non ha cantato nel film. Come mai?
R.: No! Ho solo cantato con Brian alla festa di fine riprese del film. Non ho cantato non solo perche’ io proprio non so cantare, ma perche’ quello era il momento della sua vita in cui Brian stava cercando di decostruire la sua personalita’, cercava di di creare musica in quel periodo cosi’ oscuro prima di uscire dalla depressione con l’aiuto di Melinda. Paul si’ che ha cantato, e anche bene! A lui e' toccato farlo. Chapueau al suo coraggio!
Quella interpretata da Cusack e’ la fase piu’ tragica della vita di Wilson, che dopo aver smesso di andare in tournee, ingrassato fino a 160 chili e dopo aver passato tre anni a letto, si era ripreso grazie all’apparente benefico aiuto di uno psicologo, Eugene Landy (Paul Giamatti nel film), che lo teneva sotto il suo pugno di ferro, ipermedicandolo e terrorizzandolo, addirittura costringedolo a metterlo nel testamento: un diavolo manipolatore. Fino o a quando, grazie all’amore della sua attuale moglie Melinda (Elizabeth Banks), Wilson si libera dell’influenza nefasta di Landy. “Raccontare la storia di un vero genio americano e' stata per me una lezione di umilta'," esordisce John Cusack nel nostro incontro a Los Angeles (vive fra Los Angeles e Chicago). Un incontro per l'uscita del film, diretto da Bill Pohlad, che dopo la premiere internazionale allo scorso festival di Toronto esce in Usa il 5 giugno.
DOMANDA: John, come si e’ immerso in questo personaggio cosi' famoso?
RISPOSTA: E' partito tutto dalla musica, ovviamente. Basta pensare alle sonorita' che Brian Wilson aveva creato, cosi' originali allora. E’ stato un privilegio poter recitare Brian, ma anche una sfida, perche' lui e' ancora vivo e vegeto! [ride] Non tutti sanno che lui ha vissuto momenti difficilissimi nella sua vita, ed e' su questo lato tragico - non sui suoi successi discografici - che il film fa perno.
D.: Ha passato tempo con Wilson?
R.: Certo. Brian e' stata la nostra prima fonte di ricerca. Ci siamo soffermati anche sulle registrazioni di "Smile", che e' stato pubblicato nel 2008 , e abbiamo parlarto del fatto che secondo lui quello era il massimo del rock e roll, e che rimase sconvolto perche’ nessuno lo capiva. Gli amici, la famiglia, tutti gli dicevano di continuare a fare la stessa cosa, continuare col "sound" dei Beach Boys, con cui aveva avuto tanto successo, ma lui voleva proseguire altrove, come con "Smile", e aprire nuove porte al rock and roll e a musicisti a venire.
Brian e’ precipitato in un abisso esistenziale e crativo, e grazie all’amore di una donna che lo ha fatto sentire sicuro di se’ e’ stato in grado di uscirne fuori e produrre un disco come "Smile". E' una storia bellissima... solo la sua vita fino ai 25 anni di eta' avrebbe potuto riempire una miniserie di 10 ore!
D: Che rapporto ha lei con la musica dei Beach Boys?
R: Tutte le strade del rock 'n roll portano a Brian Wilson o a Phil Spector e ai Beatles. Da giovane mi piaceva di piu’ il punk britannico. Secondo me si danno troppo per scontati i Beach Boys: ma a veder bene, le loro canzoni sono state non meno influenti sul pop a venire di quelle dei Beatles. I Beach Boys sono entrati nel Dna di tutti noi, inutile negarlo. Arriva Wilson con "God only knows" e la sfida ai Beatles sale di livello. E finalmente quando Brian Wilson ha suonato "Smile" alla Royal Albert Hall a Londra, sconfiggendo tutti i propri demoni interiori per riuscirci, e’ stata una cosa incredibile! "Smile" e’ un tesoro, un capolavoro a cinque stelle.
D: Che cosa le ha detto in privato Brian Wilson su quel suo medico?
R: Brian mi ha parlato apertamente dei danni che questo medico ha fatto su di lui. La storia di Brian e’ leggenda, che non sai dove iniziano i fatti e finisce la leggenda. Brian dice che la realta’ con Landy era stata ancora peggiore di quanto noi non mostriamo nel film. Quando sono andato da Brian la prima volta, la casa era piena di ragazzini e cani: mi era sembrata una casa felice. Lui era al piano di sopra, nella sua camera musicale. E' ancora innamorato di Melinda. Mi ha parlato del padre e di Landy. Ma soprattutto del suono che le botte che gli dava il padre faceva sul suo corpo. Le botte ricevute del padre, era come dicesse Brian, lo hanno ispirato musicalmente..
D.: Avete discusso molto con Paul Dano sul tipo di interpretazione da dare allo stesso personaggio in diverse eta'?
R: No, abbiamo deciso che ci saremmo affidato alla mia e alla sua impressione di Brian, cercando di non influenzarci a vicenda. Non abbiamo confrontato le nostre note, ma istintivamente abbiamo trovato un'armonia.
Per me la nota dominante di Brian e' la speranza, dopo tanto abuso e sofferenza, a dispetto del successo pubblico. Per Paul la nota dominante era l'innocenza.
D.: La musica dei Beach Boys e' ancora attuale secondo lei?
R.: Si', perche' rappresenta lo spirito degli anni '60. Tutto cio' che cogli lo spirito del tempo, lo zeitgeist, e' sempre attuale, anzi eterno. Non si puo' parlare e ricostuire gli anni '60, nel mondo occidentale, senza pensare alla musica dei Beach Boys. La colonna sonora di un'era, insieme ai Beatles e ai Rolling Stones.
D.: Lei non ha cantato nel film. Come mai?
R.: No! Ho solo cantato con Brian alla festa di fine riprese del film. Non ho cantato non solo perche’ io proprio non so cantare, ma perche’ quello era il momento della sua vita in cui Brian stava cercando di decostruire la sua personalita’, cercava di di creare musica in quel periodo cosi’ oscuro prima di uscire dalla depressione con l’aiuto di Melinda. Paul si’ che ha cantato, e anche bene! A lui e' toccato farlo. Chapueau al suo coraggio!