Nel piazzale davanti al cancello di villa Sordi, cartacce e bottiglie rotte. Varcato il cancello, tutto sembra fermo nel tempo. Nel giorno in cui il grande attore avrebbe compiuto 95 anni, la Fondazione dedicata alla sua memoria e istituita dalla sorella Aurelia s'affianca a quella per i giovani, presieduta da Carlo Verdone. Ed è il regista romano a farci da guida dentro la magione. Davanti alla villa, la statua equestre in ricordo di Nestore, il cavallo del suo film, accanto la 124 grigia dell'attore.
IL TOUR DELLA VILLA, TRA CIMELI E BARBERIA
Un breve vestibolo poi l'imponente salone con la scala di marmo. Alle pareti quadri d'epoca. Scherza Verdone: "In pubblico Alberto era la grande maschera, amatissimo e sorridente. Quando entrava in casa non aveva nulla di comico. Viveva una vita quasi monastica, con orari scanditi. E teneva tutto in penombra. "Apri le finestre, fai entrare la luce", gli dicevo. E lui "l'antiquario dice che si rovinano i quadri". Salendo le scale, costellate da porcellane si arriva nello studio ingombro di ninnoli "non si riusciva mai a poggiarci niente quando lavoravamo", dice Verdone. Indica la poltrona vicino alla finestra su cui Sordi sedeva per leggere i copioni. "Se non gli piacevano li buttava pesantemente a terra. Il domestico sentiva il rumore e saliva per ritirarlo: "Brucialo", diceva lui. Il cuore della casa è la barberia, una versione sfarzosa del camerino di un grand'attore: un lavandino, uno specchio pieno di luce davanti alla sedia da barbiere. Ovunque bambole, matriosche, oggetti d'argento.
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Foto di papi "(era grande devoto di Giovanni Paolo II") e di neonati paffuti: "Li adorava e se li portava appresso. Quando gli chiedevano dei figli diceva "io non ne ho ma ho questo" e tirava fuori la foto di un bimbo biondo americano grassissimo". Alle pareti quadri di Maccari e Zavattini. Di lato alla barberia c'è la cabina armadio, tante giacche e completi beige e marroni, un angolo dedicato ai liquori. Parte della casa è stata danneggiata, il tetto è da aggiustare. Anche per questo i tre preziosi De Chirico, sono stati portati alla Galleria Nazionale d'arte moderna. In restauro anche materiali preziosi legati alla sua carriera. Soprattutto la collezione di Storia di un italiano, che Sordi amava moltissimo. "Alcune scatole erano aperte, le pellicole si sono ossidate, oppure sono state danneggiate dalla pioggia. Qualcosa si è perso, molto è stato recuperato grazie al restauro alla Cineteca Nazionale". La Fondazione Sordi per i giovani, istituita dallo stesso attore, si occupa di trovare lavoro a giovani meritevoli con genitori con basso reddito. Alcuni ragazzi sono stati già impiegati nell'archiviazione del materiale sulla carriera di Sordi. "Vorremmo anche organizzare al cinema Fiammetta lezioni di sceneggiatura al mattino, proiezione pomeridiane e serale di film italiani restaurati. Accanto alla Fondazione giovani, che dispone di un patrimonio di circa dieci milioni di euro, c'è quella fondata da Aurelia Sordi nel 2011, destinata a mantenere viva la memoria del fratello. Il progetto è quello di realizzare nella villa un museo interattivo. "Ci vorranno almeno due anni, forse tre, spiega il presidente Italo Ormanni. "Dopo tanta cronaca nera - dice Carlo Verdone riferendosi alle due cause in corso, civile (con i 70 parenti che reclamano l'eredità) e penale (con le disposizioni di Aurelia successive al testamento ossia la vicenda dei domestici) - è tempo di parlare d'altro e di restituire dignità a questo luogo".
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Il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini va oltre, sottolineando che "è un dovere non solo nei confronti di Sordi per rispettarne le volontà testamentarie, ma anche per il paese. Conservare, valorizzare, aprire questo luogo in cui si conserva la memoria di Alberto Sordi e si respira l'aria della storia del cinema italiano. Questa villa è un luogo misterioso che custodisce il mondo mitologico di Sordi, renderlo disponibile è una grande opportunità per tutti gli italiani". Dopo la visita ristretta, l'incontro con la stampa si tiene nella sala cinematografia privata, i soffitti affrescati con bassorilievi a forma di pellicola, ai lati le sculture di Ceroli. "Perfino io l'avevo vista solo una volta, nella penombra - racconta Verdone - Alberto l'aveva chiusa alla morte dell'amatissima sorella Savina, nel '72. Prima invece aveva ospitato cene e feste. Spesso con il solito e ristretto gruppo di amici, Federico Fellini e Giulietta Masina, Monica Vitti, lo sceneggiatore Sonego, Amidei, Piccioni, Scola, molti cardinali. E, una volta, anche Jack Lemmon e Walter Matthau. "Perfino io mi sentivo un po' a disagio, quando venivo durante le mie visite. Non mi sedevo mai nella poltrona giusta, se dovevo andare in bagno mi faceva scortare in un luogo remoto della villa. La sorella Aurelia era deliziosa. Mi accoglieva chiedendo cosa volessi da bere e ogni volta allungava l'elenco finché con Alberto ci spostavamo di sopra". In attesa del museo vero e proprio, fuori della villa si realizzerà un'arena estiva con Alberto il grande, una rassegna cinematografica, in programma dal 27 giugno al 3 luglio, proiezioni gratuite curate da Luca Verdone e la collaborazione con la Cineteca Nazionale e il Comune di Roma. Da Una vita difficile a I due nemici.
IL TOUR DELLA VILLA, TRA CIMELI E BARBERIA
Un breve vestibolo poi l'imponente salone con la scala di marmo. Alle pareti quadri d'epoca. Scherza Verdone: "In pubblico Alberto era la grande maschera, amatissimo e sorridente. Quando entrava in casa non aveva nulla di comico. Viveva una vita quasi monastica, con orari scanditi. E teneva tutto in penombra. "Apri le finestre, fai entrare la luce", gli dicevo. E lui "l'antiquario dice che si rovinano i quadri". Salendo le scale, costellate da porcellane si arriva nello studio ingombro di ninnoli "non si riusciva mai a poggiarci niente quando lavoravamo", dice Verdone. Indica la poltrona vicino alla finestra su cui Sordi sedeva per leggere i copioni. "Se non gli piacevano li buttava pesantemente a terra. Il domestico sentiva il rumore e saliva per ritirarlo: "Brucialo", diceva lui. Il cuore della casa è la barberia, una versione sfarzosa del camerino di un grand'attore: un lavandino, uno specchio pieno di luce davanti alla sedia da barbiere. Ovunque bambole, matriosche, oggetti d'argento.
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Foto di papi "(era grande devoto di Giovanni Paolo II") e di neonati paffuti: "Li adorava e se li portava appresso. Quando gli chiedevano dei figli diceva "io non ne ho ma ho questo" e tirava fuori la foto di un bimbo biondo americano grassissimo". Alle pareti quadri di Maccari e Zavattini. Di lato alla barberia c'è la cabina armadio, tante giacche e completi beige e marroni, un angolo dedicato ai liquori. Parte della casa è stata danneggiata, il tetto è da aggiustare. Anche per questo i tre preziosi De Chirico, sono stati portati alla Galleria Nazionale d'arte moderna. In restauro anche materiali preziosi legati alla sua carriera. Soprattutto la collezione di Storia di un italiano, che Sordi amava moltissimo. "Alcune scatole erano aperte, le pellicole si sono ossidate, oppure sono state danneggiate dalla pioggia. Qualcosa si è perso, molto è stato recuperato grazie al restauro alla Cineteca Nazionale". La Fondazione Sordi per i giovani, istituita dallo stesso attore, si occupa di trovare lavoro a giovani meritevoli con genitori con basso reddito. Alcuni ragazzi sono stati già impiegati nell'archiviazione del materiale sulla carriera di Sordi. "Vorremmo anche organizzare al cinema Fiammetta lezioni di sceneggiatura al mattino, proiezione pomeridiane e serale di film italiani restaurati. Accanto alla Fondazione giovani, che dispone di un patrimonio di circa dieci milioni di euro, c'è quella fondata da Aurelia Sordi nel 2011, destinata a mantenere viva la memoria del fratello. Il progetto è quello di realizzare nella villa un museo interattivo. "Ci vorranno almeno due anni, forse tre, spiega il presidente Italo Ormanni. "Dopo tanta cronaca nera - dice Carlo Verdone riferendosi alle due cause in corso, civile (con i 70 parenti che reclamano l'eredità) e penale (con le disposizioni di Aurelia successive al testamento ossia la vicenda dei domestici) - è tempo di parlare d'altro e di restituire dignità a questo luogo".
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Il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini va oltre, sottolineando che "è un dovere non solo nei confronti di Sordi per rispettarne le volontà testamentarie, ma anche per il paese. Conservare, valorizzare, aprire questo luogo in cui si conserva la memoria di Alberto Sordi e si respira l'aria della storia del cinema italiano. Questa villa è un luogo misterioso che custodisce il mondo mitologico di Sordi, renderlo disponibile è una grande opportunità per tutti gli italiani". Dopo la visita ristretta, l'incontro con la stampa si tiene nella sala cinematografia privata, i soffitti affrescati con bassorilievi a forma di pellicola, ai lati le sculture di Ceroli. "Perfino io l'avevo vista solo una volta, nella penombra - racconta Verdone - Alberto l'aveva chiusa alla morte dell'amatissima sorella Savina, nel '72. Prima invece aveva ospitato cene e feste. Spesso con il solito e ristretto gruppo di amici, Federico Fellini e Giulietta Masina, Monica Vitti, lo sceneggiatore Sonego, Amidei, Piccioni, Scola, molti cardinali. E, una volta, anche Jack Lemmon e Walter Matthau. "Perfino io mi sentivo un po' a disagio, quando venivo durante le mie visite. Non mi sedevo mai nella poltrona giusta, se dovevo andare in bagno mi faceva scortare in un luogo remoto della villa. La sorella Aurelia era deliziosa. Mi accoglieva chiedendo cosa volessi da bere e ogni volta allungava l'elenco finché con Alberto ci spostavamo di sopra". In attesa del museo vero e proprio, fuori della villa si realizzerà un'arena estiva con Alberto il grande, una rassegna cinematografica, in programma dal 27 giugno al 3 luglio, proiezioni gratuite curate da Luca Verdone e la collaborazione con la Cineteca Nazionale e il Comune di Roma. Da Una vita difficile a I due nemici.