Un nuovo supereroe dell'universo Marvel arriva sul grande schermo e la notizia ci sarebbe già. Ma se nel cast spunta anche un signore con due Oscar e una carriera da movie star, le cose si fanno più interessanti. Perché Michael Douglas, per la sua prima volta in un film ad alto tasso di effetti speciali, alla premiere europea a Londra di Ant-Man ha rubato la scena anche a Paul Rudd, il titolare della tutina da uomo formica.
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Sul red carpet della premiere londinese del film diretto da Peyton Reed (in uscita in Italia il 12 agosto) per la prima volta Douglas s'è presentato con la famiglia al completo, sfilano davanti all'Odeon di Leicester Square la moglie Catherine Zeta-Jones e i due figli adolescenti Carys e Dylan, che hanno avuto un ruolo anche nella decisione di accettare il ruolo di Henry "Hank" Pym, mentore di Ant-Man e inventore del siero capace di ridurre le dimensioni del supereroe, potenziandone la forza.
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Il film (nel cast anche Hayley Atwell, Evangeline Lilly, Judy Greer, Corey Stoll) si apre con un flashback che porta lo spettatore al 1989, con Douglas ringiovanito di 25 anni grazie al Cgi, esperimento con il quale il protagonista di Wall Street e Un giorno di ordinaria follia, Basic Instict e Attrazione Fatale dice di essersi divertito un sacco. Così come sul set di Ant Man, girato con quattro unità, dove Douglas ha seguito ogni ripresa. Curiosità da produttore, una carriera cominciata con l'Oscar per Qualcuno volò sul nido del cuculo e proseguita per quasi cinquant'anni, né ha intenzione alcuna di andare in pensione.
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Ce ne parla quando lo incontriamo in una suite dell'hotel Corinthia, sul Tamigi, a due passi dalla ruota del Millennium. Vietate domande sulla madre Diana, scomparsa a 92 anni solo da pochi giorni, lutto per il quale avrebbe potuto cancellare la sua presenza qui, invece - elegante e sorridente - è pronto a rispondere a curiosità su questo film ma anche a quelle sulla sua carriera, cominciata Sulle strade di San Francisco (in tv negli anni Settanta) dove, peraltro, torna proprio con Ant Man.
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Da tempo tornato in forma dopo la battaglia, vinta, contro un tumore alla gola, "e dopo averlo battuto sono diventato un inguaribile ottimista", ci dice, superata anche la crisi matrimoniale con l'amata Catherine, Douglas a 71 anni guarda al futuro, anche professionale, con lucidità: "Il cinema con il quale sono cresciuto non esiste più. Le sale si sono ridotte, gli schermi della tv sono diventati giganteschi. E' la televisione il nuovo cinema".
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Tv d'autore, come quel Dietro i candelabri che gli ha fatto vincere un Golden Globe nel ruolo di Liberace, diretto da Steven Soderbergh. E tra un film e l'altro (The Reach - Caccia all'uomo di Jean-Baptiste Léonetti e Unlocked di Michael Apted in uscita nel 2016) c'è l'impegno, quello che lo ha fatto schierare contro le armi facili negli Stati Uniti e contro i bambini-soldato in Africa. L'Onu lo ha nominato "Messaggero di pace nel mondo", l'ex ragazzino cresciuto all'ombra gigantesca del padre Kirk, che avrebbe potuto schiacciarlo: "Il mio primo Oscar mi ha liberato di quell'ombra - dice sorridendo - e pensare che non ci pensavo proprio a far l'attore. Mi divertivo così tanto quando ero un hippy...".
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Sul red carpet della premiere londinese del film diretto da Peyton Reed (in uscita in Italia il 12 agosto) per la prima volta Douglas s'è presentato con la famiglia al completo, sfilano davanti all'Odeon di Leicester Square la moglie Catherine Zeta-Jones e i due figli adolescenti Carys e Dylan, che hanno avuto un ruolo anche nella decisione di accettare il ruolo di Henry "Hank" Pym, mentore di Ant-Man e inventore del siero capace di ridurre le dimensioni del supereroe, potenziandone la forza.
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Il film (nel cast anche Hayley Atwell, Evangeline Lilly, Judy Greer, Corey Stoll) si apre con un flashback che porta lo spettatore al 1989, con Douglas ringiovanito di 25 anni grazie al Cgi, esperimento con il quale il protagonista di Wall Street e Un giorno di ordinaria follia, Basic Instict e Attrazione Fatale dice di essersi divertito un sacco. Così come sul set di Ant Man, girato con quattro unità, dove Douglas ha seguito ogni ripresa. Curiosità da produttore, una carriera cominciata con l'Oscar per Qualcuno volò sul nido del cuculo e proseguita per quasi cinquant'anni, né ha intenzione alcuna di andare in pensione.
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Ce ne parla quando lo incontriamo in una suite dell'hotel Corinthia, sul Tamigi, a due passi dalla ruota del Millennium. Vietate domande sulla madre Diana, scomparsa a 92 anni solo da pochi giorni, lutto per il quale avrebbe potuto cancellare la sua presenza qui, invece - elegante e sorridente - è pronto a rispondere a curiosità su questo film ma anche a quelle sulla sua carriera, cominciata Sulle strade di San Francisco (in tv negli anni Settanta) dove, peraltro, torna proprio con Ant Man.
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Da tempo tornato in forma dopo la battaglia, vinta, contro un tumore alla gola, "e dopo averlo battuto sono diventato un inguaribile ottimista", ci dice, superata anche la crisi matrimoniale con l'amata Catherine, Douglas a 71 anni guarda al futuro, anche professionale, con lucidità: "Il cinema con il quale sono cresciuto non esiste più. Le sale si sono ridotte, gli schermi della tv sono diventati giganteschi. E' la televisione il nuovo cinema".
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Tv d'autore, come quel Dietro i candelabri che gli ha fatto vincere un Golden Globe nel ruolo di Liberace, diretto da Steven Soderbergh. E tra un film e l'altro (The Reach - Caccia all'uomo di Jean-Baptiste Léonetti e Unlocked di Michael Apted in uscita nel 2016) c'è l'impegno, quello che lo ha fatto schierare contro le armi facili negli Stati Uniti e contro i bambini-soldato in Africa. L'Onu lo ha nominato "Messaggero di pace nel mondo", l'ex ragazzino cresciuto all'ombra gigantesca del padre Kirk, che avrebbe potuto schiacciarlo: "Il mio primo Oscar mi ha liberato di quell'ombra - dice sorridendo - e pensare che non ci pensavo proprio a far l'attore. Mi divertivo così tanto quando ero un hippy...".