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Meno spettatori e meno incassi. Ma nel 2014 siamo primi in Europa per produzioni

Esce il Rapporto 2014 sullo stato dell'industria cinematografica italiana. La crisi non è scongiurata: gli investimenti passano da 334 a 323 milioni di euro

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ROMA - L'ultima polemica in ordine di tempo ha la firma di Nanni Moretti. Cannes, il giorno dopo la consegna della Palma d'oro. Moretti: "In Italia non ci sono migliorie generali del Sistema Cinema". Sistema Cinema. Due parole che contengono una stratificazione profonda fatta di decenni in cui si è cercato di rispondere a una domanda: "Perché in Italia l'industria cinematografica stenta a decollare?". E stenta da decenni, nonostante sia italiana la firma sotto alcuni dei maggiori capolavori della storia della settima arte. Nonostante la qualità delle nostre produzioni sia riconosciuta all'estero. Perché non c'è una strategia nazionale per il cinema?
 
E prima della strategia è importante fare il punto della situazione. Niente di meglio del "Rapporto 2014 sul mercato e l'industria del cinema in Italia", presentato oggi al Teatro Blasetti del Centro Sperimentale di cinematografia e curato dalla Fondazione ente dello Spettacolo e dalla Direzione Generale del Cinema. Si parte cercando di rendere le ombre meno incombenti, meno opache. Perché nello scorso anno l'Italia è tornata nei primi dieci paesi al mondo per numero di film prodotti: 201. Hollywood è lontana, Bollywood lontanissima. Eppure i segnali di ripresa ci sono. La crisi non è scongiurata. Ma alcuni punti di forza ci sono. Il primato europeo, per esempio: l'Italia è il primo paese in Europa per numero di film con una produzione completamente domestica.
 
Orientarsi tra le oltre cinquecento pagine del rapporto non è impresa risolvibile in poche ore. Anzi: ci si augura che l'enorme quantità di dati messi a disposizione degli operatori del settore possa innescare un dibattito continuo. Ma alcune linee di fondo emergono. Prima le crepe, i dati negativi: all'aumento dei film prodotti non corrisponde l'aumento delle co-produzioni internazionali. Verso uno splendido isolamento? Ci si augura di no. Poi il pubblico, vera e propria nota dolente. Nel 2014 gli ingressi nelle sale sono calati del 4,95% rispetto all'anno precedente. E la spesa degli spettatori è scesa del 4,5%. Crisi delle piccole sale? Sì, certo. Ma non solo: i grandi multisala hanno perso nel 2014 oltre 77mila euro. 
 
Poi la questione del budget messo a disposizione delle produzioni. Calano anche gli investimenti: i contributi stanziati sono diminuiti del 3,43% in un anno passando da 334,9 a 323,4 milioni. Da cosa dipende? Le cause sono multiple, la crisi economica generale su tutti. Ma forse manca anche nuova organizzazione di tutto il comparto cinema, che resta molto frammentato: le aziende attive nell'audiovisivo sono 6139 e solo 95 di queste hanno più di cinquanta dipendenti. "C'è bisogno di nuove risorse, c'è bisogno di nuove scelte politiche. A partire dalla domanda sulla necessità o meno di lavorare alla costruzione e all'identificazione di un nuovo immaginario europeo. Moretti, Garrone e Sorrentino, i loro lavori dimostrano che questa necessità è da mettere al centro della nuova strada che il cinema italiano deve percorrere", commenta Stafano Rulli,  presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia.
 
Crepe che emergono soprattutto nel confronto con l'estero: in Francia i capitali stanziati per il cinema sono 994 milioni di euro e in Gran Bretagna 515 milioni. Certo, sono in calo anche loro (in Francia -20% sui dati del 2013) ma in valore assoluto l'Italia resta ancora alle spalle delle sorelle europee del cinema. Soprattutto se il dato italiano delle risorse estere del 2014 viene confrontato con quello del 2012: il calo è del 72%. Al nostro cinema manca il respiro internazionale. 
 
E proprio da questa valutazione è necessario partire per indicare le possibili linee di sviluppo. Prima di tutto l'attenzione alle politiche europee, soprattutto quelle che riguardano l'implementazione della banda larga. Investimenti che possono avere senso solo se sulle reti ultra-veloci viaggiano contenuti in grado di attrarre e soddisfare il pubblico. Come dire: ovviamente le infrastrutture ma attenzione anche alle produzioni. Poi il Tax credit che inizia a funzionare attraendo in Italia le produzioni internazionali. E ancora: l'estensione della leva fiscale anche all'audiovisivo e la sfida del MIA, il mercato italiano dell'audiovisivo che da ottobre in poi lancerà la propria sfida per imporre l'Italia come polo internazionale dell'industria cinematografica. Valorizzazione della comunità del cinema italiano e sguardo internazionale: l'unico modo per fondare, finalmente, un Sistema Italia nel cinema.