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L'E.T. italiano si chiama Grotto. La regista: "Fa riscoprire l'avventura ai bambini"

Presentato a Giffoni il film della regista esordiente Micol Pallucca che ha ambientato nelle suggestive Grotte di Frasassi la storia dell'incontro di cinque bambini con una creatura fantastica

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Cinque piccoli amici, una grotta misteriosa e Grotto, la stalagmite animata che li aiuterà a ritrovare la via di casa insegnando loro il prezioso valore dell'amicizia. Un'avventura emozionante e tutta italiana, girata all'interno della suggestiva location delle Grotte di Frasassi arriva al Giffoni Film Festival grazie alla regista fabrianese Micol Pallucca, al suo primo lungometraggio: "Volevo girare una storia che parlasse di amicizia come valore trasversale per tutte le generazioni, grazie ad un personaggio straordinario, in grado di far sorridere ed emozionare adulti e bambini". Un progetto coraggioso e ispirato dalla passione per il cinema si trasforma in un piccolo "road movie" che farà scoprire agli adulti il bambino che vive dentro di loro.
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Com'è nata l'idea di fare un film per ragazzi soprattutto in un mercato come quello italiano che è fra gli ultimi posti in Europa per la produzione di film di questo genere?
"Non è stata una scelta facile ma ci ho creduto fin da subito e con tanta passione. C'è stato anche qualcuno che mi sconsigliava una simile avventura ma io sono convinta che i bambini meritino più attenzione anche da questo punto di vista. Io ho tre nipoti che vanno dai 19 ai 12 anni e il primo nipote l'ho portato al cinema  a soli due anni e mezzo, per cui negli ultimi sedici anni ho visto di tutto al cinema, convincendomi che c'è bisogno di storie vere. Di storie che li facciano ridere anche, e che li intrattengano. Devo essere sincera nel dire che avevo dei dubbi sul toccare argomenti delicati come la morte, però ho fatto leggere il copione a degli psicologi dell'infanzia che mi hanno rassicurata confermandomi che i loro stessi pazienti cercano questa verità".

Quanto è stata ispirata dalla location delle Grotte di Frasassi per la stesura della sceneggiatura?
"Molte persone mi dicevano di non poter competere con le grandi produzioni americane e mi sono posta il problema di individuare un elemento produttivo che potesse essere all'altezza. Noi abbiamo la perla delle grotte di Frasassi, in provincia di Ancona, che sì è conosciuta ma non abbastanza. Allora ho fatto un giro speleologico e una volta lì ho avuto la conferma che fosse l'ambiente giusto per un film di avventura. Nonostante il direttore della fotografia Maxime Alexandre, abbia fatto una scelta per così dire "grottesca" con riprese a volte molto scure, in realtà non si avverte una sensazione claustrofobica  perché le grotte hanno degli spazi immensi dove davvero puoi perderti con l'immaginazione. Da questi spazi nasce il discorso della stereoscopia in quanto l'intento era quello di far immergere il pubblico stesso  all'interno delle grotte".

Alcuni bambini avevano già fatto qualcosa, ma per altri era la prima volta in assoluto. Com'è stato lavorare con loro sul set?
"Tutti mi dicevano: "Fai un film girato tutto dentro le grotte, in 3D (dunque con tutto ciò che ne comporta al livello tecnico) e per giunta con i bambini, in quattro settimane, sei pazza!" Invece devo dire che lavorerei sempre con loro, sono veramente fantastici, avevano tutti una grande adrenalina. Ho fatto trecento provini prima di scegliere i protagonisti, e tutti quelli che ho conosciuto durante le interviste erano increduli sul fatto che non ci sarebbe stato neanche un adulto nella storia. I miei cinque, dico miei perché in qualche modo li ho adottati durante queste riprese, sono stati eccezionali ed è stato difficile mandarli via dal set! Con un ambiente straordinario come quello delle grotte di Frasassi, bello e allo stesso tempo poco agevole, si sono dimostrati pronti ed emozionati a vivere ogni volta una piccola avventura. C'è un aneddoto che ricordo con simpatia: durante il film si vede  una bambina appesa ad una corda che ha suscitato invidia da parte degli altri, in trepidante attesa del loro turno per stare a penzoloni nella grotta! Insomma il bambino che è in me è venuto fuori perché devo confessare che sono cose che avrei tanto voluto fare anche io".
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Com'è nato tutto il processo creativo dalla scrittura al set?
"Nel mio bagaglio culturale ci sono dei film che ricordo con molto affetto come E. T., La storia infinita, King Kong, la saga di Guerre Stellari. La mia stessa generazione di quarantenni è cresciuta con tutta una serie di film di avventura e fantasy mentre le generazioni di oggi hanno più action e meno questo senso dell'avventura, del road movie, ed è proprio questo che volevo riportare sugli schermi, cioè quell'avventura che lo zio, come il nonno e il genitore possano vivere con la stessa soddisfazione di un bambino. Nella fase della sceneggiatura ho evitato di riguardare i film che ho citato perché non volevo farmi influenzare. Dopo aver chiuso lo script, nella fase di ricerca dei finanziamenti, ho riletto la sceneggiatura e Grotto inizialmente aveva, in corrispondenza con la sua capacità di guarire, una luce interna che ho eliminato proprio rivedendo E. T. perché non volevo creare alcun tipo di analogia".
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Come hai lavorato con la tua troupe per realizzare il personaggio di Grotto?
"È stato realizzato prima un disegno dal quale poi è nata un'elaborazione dei tratti grazie all'ingegno dei ragazzi di Chromatica, la società che si è occupata dei visual effects. Hanno lavorato in pochissimo tempo  e grazie alla creazione di ben duecento cursori sullo scheletro di Grotto è stato possibile lavorare successivamente insieme sull'animazione, senza dover creare ogni volta degli effetti ex novo. Solo per i movimenti della bocca erano presenti ben sei cursori. I ragazzi si sono mostrati talmente entusiasti che nelle prime immagini da me visionati ho visto Grotto fare otto espressioni diverse in tre secondi! Loro lavorano fotogramma per fotogramma e considerando che Grotto c'è per 14 minuti di film e ogni minuto ha 24 fotogrammi, si può capire l'immenso impegno che c'è stato nel realizzarlo".

Come mai hai scelto il brano Matrioska interpretato dai Two Fingerz e Lorenzo Fragola come rappresentativo per il tuo film?
"Devo essere onesta: io sono abbastanza ignorante nel campo musicale, ascolto tutto però non sono esperta a livello tecnico e anche qui mi hanno aiutata molto i nipoti. Quando due anni fa ho visto il più piccolo ascoltare un brano hip op ho capito che poteva essere un genere adatto per Grotto. Grazie alla Sony ho conosciuto il brano "Matrioska" che sembra scritto apposta per Grotto. È davvero un testo che ti accompagna mano nella mano per tutto il film e ne sono rimasta davvero colpita".

Come pensi verrà accolto il film dal pubblico?
"Ad essere onesta non lo so. C'è un'incognita che a me fa molto sorridere, ossia avere un personaggio come Grotto che si esprime con... come vogliamo chiamarle? Flatulenze? Suoni gutturali! Per cui da una parte spero bene, anche perché le persone che lo hanno visto finora ridono con piacere quando Grotto "parla", però mi rendo conto che bisognerà aggirare l'ostacolo del perbenismo. Una volta superato penso venga accolto molto bene perché lui è di una simpatia unica, anche se non sono io che devo dirlo! Una volta finite le riprese e rivisto il girato mi sono gustata le risate di uomini adulti finalmente liberi di poter esprimere l'affetto e la simpatia per questo personaggio. Magari chissà saranno i papà a chiedere ai propri figli di andare al cinema per ridere assieme".