Spettacoli

L'INTERVISTA

Andy Garcia, un premio a Locarno. "Io, un tipo all'antica: niente social né scene di sesso"

L'attore al festival per un premio alla carriera. Lavora a un progetto su Hemigway, snobba la tv e pensa alla "sua" Cuba: "Finché ci sono i Castro non ci tornerò"

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LOCARNO - Ospite del Festival di Locarno, che gli tributa un premio alla carriera, Andy Garcia è rilassato e cordiale. Simpatico, anche. Però non rinuncia a ribadire la sua fede anticomunista (ha diretto l'imbarazzante Lost City e interpretato Cristiada, agiografia dei martiri cristiani in Messico) mentre semina, qui e là, qualche battuta omofoba.
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Lei è un tipo all'antica. Preferisce i personaggi con una dirittura morale e ha s?empre rifiutato di partecipare a scene di sesso esplicito.
"Per tanti anni, col mio nome, mi volevano assegnare parti da membro di gang messicane. Poi ho dimostrato di poter interpretare personaggi non ispanici. Ho fatto anche il killer e il sanguinario Vincent nella terza parte del Padrino di Coppola, però ho sempre prediletto i personaggi con un'etica, semmai con un dilemma morale. Quanto alle scene di sesso, gli attori migliori non hanno mai avuto bisogno di interpretarle. E' più importante rappresentare il prima e il dopo. Io ho cresciuto tre figlie e non vorrei mai che mi vedessero, sullo schermo, coinvolto in un rapporto sodomita".

Quali erano i suoi modelli ai tempi in cui decise di tentare la carriera di attore?
"Mi piacevano le star degli anni settanta, Steve McQueen, James Coburn, soprattutto Sean Connery, con cui ho poi lavorato in Gli intoccabili. E anche altri, assieme ai quali avrei poi recitato: Marlon Brando, Dustin Hoffman, Robert De Niro".

Pensa che le recenti aperture tra Cuba e l'America di Obama cambieranno le cose?
"Qualcosa sta cambiando ma l'embargo, in realtà, c'è ancora. Sull'isola non si può intraprendere un'attività senza passare attraverso i Castro. Finché non ci sarà maggiore libertà io non tornerò a Cuba".
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Ha un "metodo" personale di recitazione cui attenersi?
"Dipende dai casi. Ho lavorato con registi che lasciavano spazio all'improvvisazione, come Al Ashby, e questo mi piace molto. Altri invece, come Brian DePalma, hanno copioni già strutturati nei minimi dettagli".

Che rapporto ha con la televisione e le serie televisive?
"Nei primi anni della mia carriera mi offrirono una serie tv. Allora grande e piccolo schermo non erano intercambiabili come ora e rifiutai: volevo continuare a fare film per il cinema. Ho una concezione molto romantica del cinema: spero di poter invecchiare interpretando e dirigendo film".

E con i social network?
"Mi piacciono poco. Ho un account Instagram per comunicare con le mie figlie, ma spesso i social ti fanno dire quel che vogliono e non li puoi smentire. A causa dei social tutti al mondo sono diventati critici cinematografici e possono pubblicare le più grosse stupidaggini su un film, magari avendo visto solo pochi fotogrammi".

Si parla di un suo progetto su Hemingway.
"C'è, ma come mi era già successo per Lost City non riesco a trovare i soldi. Intendo scriverlo, produrlo, dirigerlo e interpretarlo. Però io sarò Gregorio Fuentes, mentre la parte di Hemingway è per John Voight. Ho anche un altro progetto, già scritto: un tributo ai personaggi di Raymond Chandler riambientato ai nostri giorni".