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Jake Gyllenhaal: "A Venezia per conquistare un’altra vetta"

A dieci anni da "Brokeback Mountain", l’attore si trova al Lido per presentare il nuovo film, "Everest". E presto arriverà in sala con un altro lavoro, "Southpaw"
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LOS ANGELES - Heath mi manca moltissimo, dal punto di vista umano e professionale. È triste il fatto che non potremo più godere della sua straordinaria gamma espressiva". Sono passati dieci anni da quando Jake Gyllenhaal arrivò a Venezia con il regista Ang Lee e l'amico Heath Ledger: I segreti di Brokeback Mountain, storia d'amore tra cowboy ambientata nel Wyoming anni Sessanta, avrebbe vinto il Leone d'oro e scritto una pagina della storia del cinema.

Il 36enne Gyllenhaal torna alla Mostra il 2 settembre con il film d'apertura, Everest, mentre esce in sala un film da pugile - Southpaw - che ne certifica il talento consolidato. Qualche settimana fa si è commosso durante una diretta radiofonica dell'emittente NPR, ascoltando una scena del film con Ledger, morto a 28 anni, nel 2008.

Ora, seduto su un divanetto vicino alla finestra in una stanza del Four Seasons, la testa poggiata sul gomito, frena l'emozione e racconta di quel f…
LOS ANGELES - Heath mi manca moltissimo, dal punto di vista umano e professionale. È triste il fatto che non potremo più godere della sua straordinaria gamma espressiva". Sono passati dieci anni da quando Jake Gyllenhaal arrivò a Venezia con il regista Ang Lee e l'amico Heath Ledger: I segreti di Brokeback Mountain, storia d'amore tra cowboy ambientata nel Wyoming anni Sessanta, avrebbe vinto il Leone d'oro e scritto una pagina della storia del cinema.

Il 36enne Gyllenhaal torna alla Mostra il 2 settembre con il film d'apertura, Everest, mentre esce in sala un film da pugile - Southpaw - che ne certifica il talento consolidato. Qualche settimana fa si è commosso durante una diretta radiofonica dell'emittente NPR, ascoltando una scena del film con Ledger, morto a 28 anni, nel 2008.

Ora, seduto su un divanetto vicino alla finestra in una stanza del Four Seasons, la testa poggiata sul gomito, frena l'emozione e racconta di quel film che gli ha cambiato la vita: "Dal punto di vista artistico e umano è stata un'esperienza che non scorderò mai: per le persone che ho incontrato sul set, per ciò che ho imparato. Ma soprattutto per la travolgente reazione, le implicazioni politiche e sociali. Basta guardare quanto le cose sono cambiate da allora, dove siamo arrivati oggi: l'uguaglianza dei matrimoni omosessuali negli Sati Uniti è diventata una legge. Sì, sono fiero di quel film".

Cosa ricorda di quei giorni alla Mostra?
"L'accoglienza, l'energia sprigionata dopo la proiezione. Non avevo mai sperimentato prima niente di simile. Nelle interviste non avevo nemmeno bisogno di par lare, perché erano gli intervistatori a farlo, a condividere, a discutere. Era successa qualcosa che passava sopra la mia testa: la gente voleva parlare di ciò che sentiva, di quanto si era commossa. Posso solo dire che è stata un'esperienza impagabile e che Venezia, con la sua risposta infuocata, è stato l'inizio di tutto. Perciò per me tornare al Lido, dove ho vissuto quel sentimento così potente, sarà straordinario, ma anche profondamente malinconico".

Torna con un film pieno di tensione e avventura, Everest.
"È un onore aprire la Mostra, e Everest è il film perfetto per farlo: una produzione grandioso, una storia commovente e tragica, capace di metter alla prova e svelare la vera natura dell'animo umano, la sua capacità di resistere. Non c'è niente di meglio di un film sulla più grande vetta del mondo per aprire il più grande festival del mondo".

Il film racconta di una scalata famosa e tragica del 1996 sull'Everest: morirono cinque scalatori e tre soccorritori. Tra questi anche la guida alpina Scott Fisher, che lei interpreta. Una vicenda che stata oggetto di polemiche e versioni contrastanti.
"Mi sono preparato con ore e ore di ricerche, tonnellate di libri. E alla fine ho incontrato i figli di Fisher. È stato un momento chiave. Sentivo una grande responsabilità perché Scott non è più tra noi, ha dato la sua vita alla montagna. Incontrare i suoi figli, capire il legame fortissimo che aveva con loro, mi ha restituito la sua dimensione più profonda che ho cercato di infondere al personaggio".

Dal punto di vista fisico?
"Abbiamo girato scene in Nepal, e soprattutto nelle Dolomiti al confine tra Italia e Austria. Ci eravamo preparati, ma quando sei in montagna ti senti in balia della natura. Più che altro abbiamo cercato di tirare avanti, concentrandoci giorno per giorno".

Anche per Southpaw, il film di Antoine Fuqua su un pugile tra caduta e riscatto si è sottoposto a un allenamento duro.
"Cinque ore al giorno, e poi la dieta. Ma soprattutto sono dovuto entrare nel mondo della boxe, che non conoscevo. Ho frequentato pugili e ho studiato i più grandi incontri nella storia di quello sport. Ho imparato che ti chiede sacrificio, di spingerti fino al limite per capire dove puoi arrivare. I miei allenatori sul set mi hanno messo alla prova e mi hanno fatto raggiungere una sicurezza che non avevo mai avuto".

Era appena diventato pelle e ossa per The Nightcrowler. Non sceglie ruoli facili.
"Non mi sono mai piaciute le cose facili. Sono cresciuto con genitori che mi hanno spinto a uscire dalla 'comfort zone'. Non voglio starmene seduto comodo e tranquillo, la vita è scoperta, esplorazione, avventura, rischio. Comunque mi prendo cura di me stesso, mi piace l'idea i poter esser in giro ancora un bel po' e questo significa avere cura del proprio corpo e della propria mente".

Farà l'attore ancora per un bel po'?
"Ho sempre saputo fare questo nella mia vita. Ho sempre amato esibirmi, ho sempre subito la fascinazione del racconto: smontare le storie, scambiare gli elementi, riarrangiare il racconto. L'amore per il mestiere cresce anno dopo anno, mi piace anche fare il produttore e vorrei debuttare da regista".

Mai bisogno di una pausa?
"Alla fine di Southpaw ero distrutto. L'ultimo giorno di riprese, a New York, erano le cinque del mattino. A fine ciak mi sono strappato le protesi dalla faccia come nei film di fantascienza. Sono corso a casa e sentivo che il corpo si stava ammutinando: mi sono buttato sul letto e svegliato dopo quattordici ore".