1963. Un’organizzazione criminale legata a degli ex nazisti minaccia di usare la bomba atomica. Per infiltrarsi, l’agente della CIA Napolen Solo (“il più operativo”) e la spia del KGB Illya Kuryakin (“il più giovane a entrare e il migliore dopo tre anni”) devono mettere da parte rivalità e rancori e unire le forze per impedire che scoppi la guerra nucleare. L’America si mette a fare squadra con la Russia? A giudicare da Operazione U.N.C.L.E., dal 2 settembre al cinema distribuito da Warner Bros., è così. Il film aggiorna la jam sessione di botte ed esplosivi della serie tv Organizzazione U.N.C.L.E. andata in onda tra il ’64 e il ’68. Per i ruoli di Robert Vaughn e David McCallum, il regista Guy Ritchie, ex marito di Madonna, ha chiamato il massiccio (e british) Uomo d’Acciaio Henry Cavill, 32 anni, e Armie Hammer che dice di aver imparato l’accento russo facendo ricorso a dei laboratori fai-da-te su YouTube (“Non ci trovi soltanto la grammatica classica o la pronuncia ideale. Ti insegnano persino ad imitare 'il russo che parla inglese'. Fantastico”).
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Abbiamo incontrato il cast e il regista allo Ziegfeld Theatre di New York: oltre a Cavill e Hammer, presenti anche "l’attrice svedese di cui tutti parlano", Alicia Vikander (che in Operazione U.N.C.L.E. è una spia della Germania dell’Est, Gaby Teller), la "glamorous" Elizabeth Debicki (Victoria) e Hugh Grant, al suo primo film d’avventura. “Da molto tempo cercavo di lavorare con Guy; mi è sempre piaciuto il modo in cui concepisce le scene, il suo stile, il metodo di lavoro” ha fatto sapere Grant, che nel film ha la parte del capo del British naval intelligence. “Credo che ogni tassello di U.N.C.L.E. sia azzeccato. Ho uno zio che in passato è stato una spia, quindi la mia presenza nel film mi sembra appropriata. O stranamente appropriata”.
Il lavoro di Ritchie è un perpetuo rincorrersi con motoscafi, elicotteri, motociclette ma anche un omaggio ai vestiti che andavano di moda cinquant’anni fa. “C’è una scena in cui Henry e Armie discutono sull’indumento che dovrebbe indossare Alicia” spiega Guy Ritchie, 46 anni, accompagnato dalla moglie Jacqui Ainsley e dai figli Rocco e David. “A darmi l’ispirazione per quel momento così poco ‘macho’ e inusuale è stato un tizio che ho incontrato tempo fa qui a New York, mentre giravo Sherlock Holmes. Il suo mestiere era trovare, vestire e portare ai party le ragazze più belle della città. Era esperto in fashion e stile, ne sapeva più di una donna. E gradualmente la sua conoscenza sui vestiti mi ha attratto. Ora la moda è divenuta anche un mio personale interesse” ammette, mentre sfoggia dei pantaloni su misura, una camicia chiara, il papillon color navy blue e una giacca crema abbinata.
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“Non solo moda. In Operazione U.N.C.L.E. Guy ha dimostrato anche di avere buon gusto per le scelte musicali” ci dice Alicia Vikander, con un vestito magnetico di Louis Vuitton. “Ricordo che uno dei primi incontri con Ritchie è stato davanti a una tazza di caffè e biscotti. Mi ha parlato per tre ore della storia della musica. Era così strano. Stavo per chiedergli: ‘Posso fare il provino adesso?’. Vikander, 26, in soli tre anni di carriera ha mandato in estasi Hollywood. Il nome si pronuncia Ah-LIS-ee-ah, fa notare Entertainment Weekly, dato che tornerà spesso sulle nostre labbra: è stata infermiera durante la prima guerra mondiale in Testament of Youth, una strega ne Il settimo figlio e un androide che cambia idea sulle qualità dell’intelligenza avanzata in Ex Machina di Alex Garland. In post-produzione alcuni dei (suoi) film più attesi, come Burnt con Bradley Cooper nel ruolo di uno chef che manda all’aria la sua carriera per abuso di droghe, e il nuovo sequel della franchise Bourne, con Matt Damon. Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia la vedremo in The Danish Girl di Tom Hooper, ambientato nella Copenhagen dei primi anni Venti: l’artista danese Gerda Wegener dipinge un ritratto del marito Einar vestito da donna. Il dipinto tocca la popolarità e Einar sceglie di mantenere un’apparenza femminile, mutando il suo nome in Lili Elbe.
“Incredibile. Se me l’avessero detto, non ci avrei creduto. Non immaginavo di poter girare un film fuori dalla Svezia né di uscire dalla città in cui sono cresciuta, Göteborg. Solo Greta Garbo e Ingrid Bergman ci sono riuscite” ammette. Figlia di un’attrice di teatro e di uno psichiatra, Alicia ha cominciato studiando danza per dieci anni; dopo essersi diplomata alla Royal Swedish Ballet School ha preso la strada dell’attrice: “Vedevo le ragazze nella mia classe di balletto e le ammiravo, perché avevano una passione che io non sentivo” dice. “Mi ci sono voluti anni per capire che ero sulla via sbagliata. A 20 anni sono cominciate le mie prime parti per la tv svedese, poi nel 2010 ho recitato in Pure (per cui ha vinto il Guldbagge Award come miglior attrice, ndr) e ricordo che anche allora ero divisa tra la professione d’attrice, un negozio di fiori presso cui lavoravo e l’idea di iscrivermi a legge”. Nel 2012 arrivano i film drammatici Royal Affair (danese) e Anna Karenina che l’hanno portata alla ribalta. Oggi è il nuovo volto di Louis Vuitton e “mi auguro di restare la ragazza umile che sono sempre stata; per il momento mi va più che bene la mia città adottiva, Londra”. La cosa che le piace fare di più? “Andare al supermercato quando ho un attimo libero. È così liberatorio, altro che spie e inseguimenti”.
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Abbiamo incontrato il cast e il regista allo Ziegfeld Theatre di New York: oltre a Cavill e Hammer, presenti anche "l’attrice svedese di cui tutti parlano", Alicia Vikander (che in Operazione U.N.C.L.E. è una spia della Germania dell’Est, Gaby Teller), la "glamorous" Elizabeth Debicki (Victoria) e Hugh Grant, al suo primo film d’avventura. “Da molto tempo cercavo di lavorare con Guy; mi è sempre piaciuto il modo in cui concepisce le scene, il suo stile, il metodo di lavoro” ha fatto sapere Grant, che nel film ha la parte del capo del British naval intelligence. “Credo che ogni tassello di U.N.C.L.E. sia azzeccato. Ho uno zio che in passato è stato una spia, quindi la mia presenza nel film mi sembra appropriata. O stranamente appropriata”.
Il lavoro di Ritchie è un perpetuo rincorrersi con motoscafi, elicotteri, motociclette ma anche un omaggio ai vestiti che andavano di moda cinquant’anni fa. “C’è una scena in cui Henry e Armie discutono sull’indumento che dovrebbe indossare Alicia” spiega Guy Ritchie, 46 anni, accompagnato dalla moglie Jacqui Ainsley e dai figli Rocco e David. “A darmi l’ispirazione per quel momento così poco ‘macho’ e inusuale è stato un tizio che ho incontrato tempo fa qui a New York, mentre giravo Sherlock Holmes. Il suo mestiere era trovare, vestire e portare ai party le ragazze più belle della città. Era esperto in fashion e stile, ne sapeva più di una donna. E gradualmente la sua conoscenza sui vestiti mi ha attratto. Ora la moda è divenuta anche un mio personale interesse” ammette, mentre sfoggia dei pantaloni su misura, una camicia chiara, il papillon color navy blue e una giacca crema abbinata.
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“Non solo moda. In Operazione U.N.C.L.E. Guy ha dimostrato anche di avere buon gusto per le scelte musicali” ci dice Alicia Vikander, con un vestito magnetico di Louis Vuitton. “Ricordo che uno dei primi incontri con Ritchie è stato davanti a una tazza di caffè e biscotti. Mi ha parlato per tre ore della storia della musica. Era così strano. Stavo per chiedergli: ‘Posso fare il provino adesso?’. Vikander, 26, in soli tre anni di carriera ha mandato in estasi Hollywood. Il nome si pronuncia Ah-LIS-ee-ah, fa notare Entertainment Weekly, dato che tornerà spesso sulle nostre labbra: è stata infermiera durante la prima guerra mondiale in Testament of Youth, una strega ne Il settimo figlio e un androide che cambia idea sulle qualità dell’intelligenza avanzata in Ex Machina di Alex Garland. In post-produzione alcuni dei (suoi) film più attesi, come Burnt con Bradley Cooper nel ruolo di uno chef che manda all’aria la sua carriera per abuso di droghe, e il nuovo sequel della franchise Bourne, con Matt Damon. Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia la vedremo in The Danish Girl di Tom Hooper, ambientato nella Copenhagen dei primi anni Venti: l’artista danese Gerda Wegener dipinge un ritratto del marito Einar vestito da donna. Il dipinto tocca la popolarità e Einar sceglie di mantenere un’apparenza femminile, mutando il suo nome in Lili Elbe.
“Incredibile. Se me l’avessero detto, non ci avrei creduto. Non immaginavo di poter girare un film fuori dalla Svezia né di uscire dalla città in cui sono cresciuta, Göteborg. Solo Greta Garbo e Ingrid Bergman ci sono riuscite” ammette. Figlia di un’attrice di teatro e di uno psichiatra, Alicia ha cominciato studiando danza per dieci anni; dopo essersi diplomata alla Royal Swedish Ballet School ha preso la strada dell’attrice: “Vedevo le ragazze nella mia classe di balletto e le ammiravo, perché avevano una passione che io non sentivo” dice. “Mi ci sono voluti anni per capire che ero sulla via sbagliata. A 20 anni sono cominciate le mie prime parti per la tv svedese, poi nel 2010 ho recitato in Pure (per cui ha vinto il Guldbagge Award come miglior attrice, ndr) e ricordo che anche allora ero divisa tra la professione d’attrice, un negozio di fiori presso cui lavoravo e l’idea di iscrivermi a legge”. Nel 2012 arrivano i film drammatici Royal Affair (danese) e Anna Karenina che l’hanno portata alla ribalta. Oggi è il nuovo volto di Louis Vuitton e “mi auguro di restare la ragazza umile che sono sempre stata; per il momento mi va più che bene la mia città adottiva, Londra”. La cosa che le piace fare di più? “Andare al supermercato quando ho un attimo libero. È così liberatorio, altro che spie e inseguimenti”.