A bordo del taxi di Jafar Panahi, impegnato in un difficile cammino verso la libertà, sono saliti tanti artisti. Alla scorsa Berlinale era stata Isabella Rossellini a leggere la lettera con l'appello di libertà di Panahi. Uno scritto che è stato ripercorso oggi da artisti come Bernardo Bertolucci, Alba Rohrwacher, Ambra Angiolini, Fausto Paravidino, Laura Bispuri. Il regista iraniano non ha potuto essere fisicamente al festival lo scorso febbraio, come del resto nel 2011 aveva dovuto rinunciare ad essere in giuria: il governo di Teheran gli impedisce di partecipare condannandolo per propaganda anti-islamica a sei anni di reclusione e il divieto di espatrio. Panahi si è seduto al volante del suo taxi, a bordo una piccola videocamera e percorso le animate strade di Teheran, in balia di passeggeri che si susseguono e si confidano con lui. Il risultato è stato Taxi Teheran, un film pieno di riflessioni, racconto, gioia e umorismo che ha vinto l'Orso d'oro e che, il 27 agosto, arriva nelle nostre sale grazie alla distribuzione Cinema di Valerio De Paolis.
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La lettera. Ad accompagnare il film a Berlino Panahi ha invitato una bellissima lettera: "Sono un cineasta. Non posso fare altro che realizzare dei film. Il cinema è il mio modo di esprimermi ed è ciò che dà un senso alla mia vita. Niente può impedirmi di fare film e quando mi ritrovo con le spalle al muro, malgrado tutte le costrizioni, l'esigenza di creare si manifesta in modo ancora più pressante. Il cinema in quanto arte è la cosa che più mi interessa. Per questo motivo devo continuare a filmare, a prescindere dalle circostanze, per rispettare quello in cui credo e per sentirmi vivo".
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Diario di un film. "Dopo This is not a film e Closed curtain, sentivo di aver bisogno di far uscire a tutti i costi la mia videocamera dal confinamento delle mura di casa", racconta Panahi - Aprivo le finestre, guardavo la città e cercavo un'alternativa. Se avessi posizionato la mia videocamera in una qualunque strada avrei messo in pericolo la troupe". Il regista ha iniziato a guardare il cielo, e a fotografarlo, per un anno interno. Ma nessun laboratorio fotografico in città voleva aiutarlo nel lavoro di sviluppo e ingrandimento. "Un giorno, sconfortato, ho perso un taxi per tornare a casa. Due passeggeri discutevano a voce alta mentre io riflettevo su cosa altro avrei potuto fare. Niente più film, né foto. Forse non mi restava altro che diventare un tassista e ascoltare le storie dei passeggeri. Ed ecco scoccare la scintilla". Ha iniziato, giorno dopo giorno, a fare corse in taxi ascoltando i racconti dei passeggeri. Alcuni mi riconoscevano, altri no. Mi parlano delle loro difficoltà, dei loro problemi quotidiani. A un certo punto ho preso il cellulare e iniziato a filmare. Ma la cosa non funzionava. Così ho deciso di realizzare una docu-fiction di cui ho scritto la sceneggiatura e nascosto una videocamera Black Magic in macchina per non attirare l'attenzione". Il primo ciak il 27 settembre 2014, le riprese durate quindici giorni. Gli attori sono tutti non professionisti, conoscenti o conoscenti dei conoscenti. La piccola Hana, l'avvocatessa Nasrin e Omid, il venditore di Dvd, interpretano se tessi nella vita. Lo studente cinefilo è mio nipote. La maestra è la moglie di un mio amico, il ladro l'amico di un mio amico e il ferito uno che viene dalla provincia".
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Fuori da Teheran. Il film alla fine è costato 32mila euro, la troupe ha accettato salario ridotto. "Ogni anno dei rappresentanti della Berlinale vengono in Iran per visionare i nuovi film. Hanno visto il mio e due settimane dopo mi hanno confermato che Taxi era invitato nella sezione ufficiale del concorso". Il presidente della giuria Darren Aronofsky, dopo aver consegnato l'Orso d'oro al film, twitta "Taxi è meraviglioso, intrattenimento magistralmente costruito. La giuria della Berlinale è rimasta toccata, commossa, ispirata da un grande autore".
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La lettera. Ad accompagnare il film a Berlino Panahi ha invitato una bellissima lettera: "Sono un cineasta. Non posso fare altro che realizzare dei film. Il cinema è il mio modo di esprimermi ed è ciò che dà un senso alla mia vita. Niente può impedirmi di fare film e quando mi ritrovo con le spalle al muro, malgrado tutte le costrizioni, l'esigenza di creare si manifesta in modo ancora più pressante. Il cinema in quanto arte è la cosa che più mi interessa. Per questo motivo devo continuare a filmare, a prescindere dalle circostanze, per rispettare quello in cui credo e per sentirmi vivo".
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Diario di un film. "Dopo This is not a film e Closed curtain, sentivo di aver bisogno di far uscire a tutti i costi la mia videocamera dal confinamento delle mura di casa", racconta Panahi - Aprivo le finestre, guardavo la città e cercavo un'alternativa. Se avessi posizionato la mia videocamera in una qualunque strada avrei messo in pericolo la troupe". Il regista ha iniziato a guardare il cielo, e a fotografarlo, per un anno interno. Ma nessun laboratorio fotografico in città voleva aiutarlo nel lavoro di sviluppo e ingrandimento. "Un giorno, sconfortato, ho perso un taxi per tornare a casa. Due passeggeri discutevano a voce alta mentre io riflettevo su cosa altro avrei potuto fare. Niente più film, né foto. Forse non mi restava altro che diventare un tassista e ascoltare le storie dei passeggeri. Ed ecco scoccare la scintilla". Ha iniziato, giorno dopo giorno, a fare corse in taxi ascoltando i racconti dei passeggeri. Alcuni mi riconoscevano, altri no. Mi parlano delle loro difficoltà, dei loro problemi quotidiani. A un certo punto ho preso il cellulare e iniziato a filmare. Ma la cosa non funzionava. Così ho deciso di realizzare una docu-fiction di cui ho scritto la sceneggiatura e nascosto una videocamera Black Magic in macchina per non attirare l'attenzione". Il primo ciak il 27 settembre 2014, le riprese durate quindici giorni. Gli attori sono tutti non professionisti, conoscenti o conoscenti dei conoscenti. La piccola Hana, l'avvocatessa Nasrin e Omid, il venditore di Dvd, interpretano se tessi nella vita. Lo studente cinefilo è mio nipote. La maestra è la moglie di un mio amico, il ladro l'amico di un mio amico e il ferito uno che viene dalla provincia".
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Fuori da Teheran. Il film alla fine è costato 32mila euro, la troupe ha accettato salario ridotto. "Ogni anno dei rappresentanti della Berlinale vengono in Iran per visionare i nuovi film. Hanno visto il mio e due settimane dopo mi hanno confermato che Taxi era invitato nella sezione ufficiale del concorso". Il presidente della giuria Darren Aronofsky, dopo aver consegnato l'Orso d'oro al film, twitta "Taxi è meraviglioso, intrattenimento magistralmente costruito. La giuria della Berlinale è rimasta toccata, commossa, ispirata da un grande autore".