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Lina Wertmüller: "Agli Oscar credo poco, preferisco pensare al nuovo film"

La regista de "I basilischi" e "Pasqualino Settebellezze", prima donna ad essere candidata all'Academy Award si racconta in occasione dell'uscita del documentario "Dietro gli occhiali bianchi": gli incontri, il cinema, la politica, la società
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"Ho sempre avuto una grande simpatia per gli occhiali. Prima ne possedevo di tutti i colori. Poi un giorno, come nelle migliori storie d'amore, ho fatto l'incontro fatale: quello con gli occhiali bianchi. Perché hanno quest'aria come di festa estiva: sono solari, balneari. E così ne ho ordinati 5 mila". Dopo essere stato presentato con successo a Venezia esce, lunedì, nei cinema Dietro gli occhiali bianchi (prodotto da White Glasses Film e Recalcati Multimedia), un documentario sincopato e poetico che racconta l'inimitabile vissuto artistico di Lina Wertmüller. "Ho la fortuna di collaborare con Lina da tanti anni ormai. L'idea è stata mia anche perché lei, come dice sempre, non è mai interessata a se stessa - ci spiega Valerio Ruiz, il giovane regista del film -. Ho cercato di farne un ritratto, in qualche modo, completo, che toccasse l'essenza e il metodo del suo lavoro. Il cinema di Lina non assomi…
"Ho sempre avuto una grande simpatia per gli occhiali. Prima ne possedevo di tutti i colori. Poi un giorno, come nelle migliori storie d'amore, ho fatto l'incontro fatale: quello con gli occhiali bianchi. Perché hanno quest'aria come di festa estiva: sono solari, balneari. E così ne ho ordinati 5 mila". Dopo essere stato presentato con successo a Venezia esce, lunedì, nei cinema Dietro gli occhiali bianchi (prodotto da White Glasses Film e Recalcati Multimedia), un documentario sincopato e poetico che racconta l'inimitabile vissuto artistico di Lina Wertmüller. "Ho la fortuna di collaborare con Lina da tanti anni ormai. L'idea è stata mia anche perché lei, come dice sempre, non è mai interessata a se stessa - ci spiega Valerio Ruiz, il giovane regista del film -. Ho cercato di farne un ritratto, in qualche modo, completo, che toccasse l'essenza e il metodo del suo lavoro. Il cinema di Lina non assomiglia a quello di nessun altro". Che donna c'è dietro gli occhiali bianchi? "Una persona estremamente ironica, che sa trasformare il lavoro in gioco. Una donna che è rimasta sempre giovane. Una scugnizza".

Dentro Dietro gli occhiali bianchi scorrono tutti i luoghi, fisici, filmici e dell'anima, di questa vertiginosa regista italiana "di buonumore", amata in tutto il mondo. Dalla spiaggia in Sardegna dove ambientò Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto agli allora "marziani" borghi pugliesi e lucani che fecero da sfondo al suo primo film I basilischi; dalla sua casa romana di Piazza del Popolo alle inedite riprese mute realizzate sul set di 8 e Mezzo di Fellini, che la videro aiuto-regista. E poi il teatro, la televisione con Rita Pavone/Gianburrasca e la primissima Canzonissima, la commedia musicale con Garinei&Giovannini; la sua ironia sferzante, la sua iconoclastia; le ragioni della scelta del grottesco come chiave di lettura del mondo ("altra cosa dalla commedia all'italiana", ha sempre puntualizzato lei); il suo essere stata la prima donna a ricevere una nomination all'Oscar come miglior regista, nel 1975, per Pasqualino settebellezze. "Sappiate che se mi piglia un colpo me ne vado come un commensale sazio" ha scritto in Tutto in ordine e niente a posto, la sua autobiografia del 2012. "Nell'intera storia del cinema, secondo me, ci sono state solo due grandi registe: Leni Riefenstahl e Lina Wertmuller" afferma nel docufilm il critico cinematografico (e non solo) americano John Simon, famigerato per le sue feroci stroncature. Mentre Martin Scorsese punta i riflettori sull'epocale Travolti da un insolito destino..., maldestramente rifatto vent'anni dopo da Guy Ritchie con Madonna al posto di Mariangela Melato e Adriano Giannini invece di suo padre Giancarlo. In Dietro gli occhiali bianchi rendono sincera testimonianza tanti illustri compagni di viaggio della regista dei capolavori dal titolo chilometrico: tra gli altri, Sophia Loren, Harvey Keitel, Raffaele La Capria, Nastassia Kinski.


Signora Wertmuller, le è piaciuto questo documentario su di lei?
"Mi è piaciuto, certo".

Suo padre era pugliese e in Puglia lei ambientò parte de "I Basilischi". Il Mezzogiorno d'Italia è poi ricorso spesso nei suoi film. "Il sud è fallito" sostiene oggi Roberto Saviano. Sta di fatto che una buona metà dei "basilischi contemporanei" è senza lavoro...
"É vero, ma è un vecchio problema, ormai cronicizzato. E un po' di cose, in fondo, sono cambiate, l'Italia è cambiata. C'è stato un grande sviluppo dell'andare: il sud è andato al nord, il nord è andato al sud. Questo movimento biunivoco ci ha permesso di conoscerci meglio".

Nei suoi film più conosciuti lei spesso ha messo in scena, apostrofandoli, tic e cliché di due classi sociali che sembrano in via di estinzione: la borghesia e il proletariato.
"I conflitti di classe ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Esiste ancora una borghesia, così come esiste ancora il proletariato. Muta solo il modo di definirli".

Non è mai stata una regista militante e ha sempre menato fendenti sia a destra che a sinistra.  C'è chi le ha giurato inimicizia eterna per essersi rispecchiato in qualche personaggio, magari tra i più grotteschi, del suo cinema?
"Forse c'è stato, ma io non me ne sono accorta".

A quali personaggi dei suoi film è più legata?
 "Non riesco a fare preferenze tra i miei personaggi e le mie pellicole. Sono tutti miei figli".

Lei è una grande anticonformista: vede oggi più conformismo o anticonformismo in giro?
"Domanda difficile. Se restiamo nel campo artistico l'arte, per sua natura, è anticonformistica".

Le piace la televisione italiana contemporanea?
"La guardo. Tante cose si salvano".

Lei ha lavorato ed è stata una grande amica di Federico Fellini.
"Federico era una meraviglia. Una meraviglia, umana e artistica".

Paolo Sorrentino è il nuovo Fellini?
"No, non mi pare. É tutto un altro mondo".

Il cinema nazionale è ancora in grado di raccontare il presente?
"Credo di sì. Il cinema racconta sempre il Paese. O almeno ci prova".

Ha diretto tutti i nostri attori più importanti. Come Sophia Loren.
"Una donna e un'attrice meravigliosa: ringraziamo Dio di averla avuta, e di avercela ancora".

Nino Manfredi, Monica Vitti, Ugo Tognazzi, Stefania Sandrelli. Marcello Mastroianni.
"Sono cresciuta a casa di Marcello, eravamo legatissimi e sua moglie Flora è stata la mia più cara amica. Sa, per ognuno di questi giganti si potrebbero scrivere romanzi. Sono cose di famiglia per me".

Che rapporto ha con Internet, e con le nuove tecnologie? L'anno scorso ha diretto il primo film in 4k della Rai...
"Le uso, e quanto al web osservo molto. Alcune cose le trovo interessanti, altre molto meno".

La condizione della donna è migliorata rispetto a trenta o quarant'anni fa?
 "Certo che è migliorata. É cambiato tutto".

E della nuova generazione politica che mi dice? Le piace Matteo Renzi?
"Mi sembra intelligente, un ragazzo in gamba".

Signora Wertmuller: non pensa  di meritarselo un Oscar alla carriera?
"Nei premi ci credo poco. I premi per me sono tutti i film che riesco a fare".

A cosa sta lavorando adesso?
"Ma sa, io lavoro sempre. Scrivo. Qualche volta quello che metto su carta diventa un film, altre volte no. Però scrivo sempre. La chiave di tutto è il racconto".