Spettacoli

CINEMA

"A Napoli non piove mai", il regista: "Un omaggio ai napoletani che non si arrendono"

In sala domani il film con cui debutta nella regia Sergio Assisi, attore, scrittore, autore di teatro napoletano

2 minuti di lettura
Barnaba e Jacopo, sono due amici napoletani, quasi quarantenni, che affrontano la vita con sindromi diverse. Per Barnaba è quella di Peter Pan, non ha voglia di crescere, non ha un lavoro e neanche lo cerca mentre Jacopo un lavoro ce l’ha, ma ha un capo che lo maltratta  e soprattutto, lasciato da piccolo in un cassonetto, vive la paura dell’abbandono e la depressione lo spinge a frequenti tentativi di suicidio. La loro vita è destinata a cambiare quando dal nord arriva Sonia, una giovane pittrice, che a Napoli deve restaurare i dipinti di una chiesa. Naturalmente anche lei ha la sua sindrome, quella di Stendhal: sviene quando è colpita da una forte eccitazione, come quando si trova davanti ad un’opera d’arte. Barnaba, Jacopo e Sonia sono i tre protagonista di A Napoli non piove mai, il film con cui debutta nella regia Sergio Assisi, attore  - è lui l’interprete di Barnaba – scrittore, autore di teatro. E Napoli, dice il regista, "è l’altra protagonista con tutte le sue sfumature, la bellezza e la meschinità, la verità e la fantasia. Il film è una commedia in cui ho cercato di raccontare la filosofia di un popolo che non si arrende alle difficoltà e tenta di risolvere i problemi in modo originale, a volte grottesco".

Per Barnaba, che ha deciso di lasciare la famiglia, stufo dei rimproveri del padre che lo spinge alla sistemazione, e si fa ospitare da Jacopo, l’incontro con Sonia (Valentina Corti) avviene nella chiesa di cui lei deve fare i restauri e dove c’è un San Gennaro, al quale lui si rivolge perché gli faccia il miracolo di ricaricargli il Bancomat esaurito. Per Barnaba l’incontro è quasi un colpo di fulmine e trova mille sotterfugi per rivederla e parlare con lei. Che a Napoli scopre la facilità di comunicare, la generosità sia pure brusca delle persone, un modo di vivere che la entusiasma e, spesso, sull’onda dell’entusiasmo, sviene. Nell’amicizia che nasce tra i due, si inserisce Jacopo (Ernesto Lama), e la simpatia che gli manifesta Sonia diventa una piccola consolazione alle perfide prepotenze del capo. L'amicizia funziona, i tre si incoraggiano a vicenda ad esprimere desideri e aspirazioni e, insieme, riescono a superare in allegria i momenti negativi. E quando i restauri di Sonia, un po' troppo d'avanguardia, sconvolgono il parroco della chiesa che la liquida, lei impara a non arrendersi e si prepara ad affrontare una prova per essere ammessa alla Biennale d’arte. Così Jacopo finalmente affronta il capo con una violenza eccessiva, esasperata, divertente. Nella sequenza finale, quasi surreale con Jacopo che si finge morto, ognuno trova la sua felicità. Può succedere "solo a Napoli, che ho rappresentato come il luogo dove tutti i sogni sono possibili - dice Assisi - Un luogo dell’anima dove, appunto, vuoi credere che non piove mai".