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CINEMA

"The Walk": Zemeckis racconta la follia di un sognatore

Prima al Festival del Cinema di Roma, poi in sala il 22 ottobre: Robert Zemeckis firma il film sull'impresa di Philippe Petit, che nel '74 a New York camminò a quattrocentro metri d'altezza su un cavo teso fra le Torri gemelle. Protagonista Joseph Gordon-Levitt: "Ha saputo ispirare il mondo con la propria storia"

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"La vita di ognuno di noi somiglia a quella del funambolo Philippe Petit. Sospesi su un cavo d'acciaio, a passo leggero, corpo e mente alla ricerca di equilibrio, mentre il mondo fuori lentamente scompare. Ed ecco gli ultimi tre passi, quelli decisivi, tra il vuoto e la meta. Sono i passi in cui ci giochiamo tutto". Le parole dell'attore Joseph Gordon-Levitt (Inception, Il cavaliere oscuro - Il ritorno), che incontriamo al Crosby Street Hotel di New York, sembrano uscire dal cuore del vero Philippe Petit: il 7 agosto 1974, l'artista delle traversate clandestine su funi camminò su un cavo sospeso tra le Torri Gemelle a 410 metri da terra, eludendo dogane e sorveglianza, e lasciando la città di New York a bocca aperta.
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Petit e i suoi complici (dal mentore Papa Rudy alla fidanzata Annie) prepararono la sfida tre mesi prima, con più di duecento visite al World Trade Center, una trentina di travestimenti - Petit turista, Petit con le stampelle, Petit nei panni di un reporter francese di un magazine d'architettura - e un lungo, invisibile filo di canapa da lanciare con una freccia, dall'ultimo piano di una torre all'altro, prima di issare i cavi. Il funambolo restò appeso nel cielo per più di 45 minuti, con la polizia ai bordi pronta ad arrestarlo.
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Più di Man on Wire, documentario premio Oscar realizzato nel 2008 da James Marsh, il film di Robert Zemeckis - The Walk 3D, presentato al New York Film Festival e in arrivo alla Festa del Cinema di Roma (nel cast anche Ben Kingsley e Charlotte Le Bon) - entra in contatto con un nuovo modo di fare cinema e di ricostruire gli spazi: quando Gordon-Levitt (Petit) cammina nel vuoto, danzando, chinando le gambe e distendendo il suo corpo sulla fune, si materializza un senso di vertigine inquietante: al Lincoln Center il pubblico è uscito con le mani sudate e le gambe tremolanti. Il colpo d'occhio su New York in IMAX 3D, la distanza tra il design delle Torri Gemelle con il resto della città ci ricordano perché, all'indomani dell'inaugurazione, i newyorchesi criticarono quegli strani monoliti. Troppo diversi, troppo scollati dalle illuminazioni dell'Empire State Building. Forse solo Petit, con la sua camminata sovversiva e poetica, riuscì a dar loro un'anima, a portare in vita le Twin Towers.
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"Il primo incontro con Philippe Petit lo ricordo molto bene - ci racconta Gordon-Levitt - mi disse: vedrai che nel giro di otto giorni ti insegnerò a camminare su una fune d'acciaio con un'asta tra le mani. E così è stato. Il lavoro fisico è una cosa, ma trovare il bilanciamento tra corpo e mente richiede una preparazione affinata. Parlando con Petit ho afferrato tutto quello che di lui e della sua arte non riuscivo a capire. Lui ha visto nascere le due Torri e ha letteralmente tracciato un filo con una matita da una cima all'altra. Nel giocoliere e funambolo francese riconosco l'arte del sognatore, l'atto di qualcuno che ha saputo ispirare il mondo con la propria storia".
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È in quest'atmosfera di illusione e tecnica che Zemeckis, dopo averci fatto sincronizzare gli orologi con Ritorno al futuro e Forrest Gump, spinge la macchina da presa verso traiettorie incredibili: l'esperto di effetti visivi Kevin Baillie ha recuperato cianografie del World Trade Center e ricostruito almeno trenta piani di interni delle Torri. Per riportare downtown agli anni Settanta, il team di Atomic Fiction ha impiegato tre mesi di artigianato puro e cinque di meticolosa integrazione in digitale, anche se il progetto andava avanti da anni, in attesa che il 3D migliorasse. "Adesso tutto si riallinea magicamente: lo spazio e il tempo, il mondo del passato e quello di oggi" spiega Zemeckis che, come con i modellini del dottor Emmett Brown in Ritorno al futuro, anche in The Walk (basato sul libro The Walk. Fra le Twin Towers, i miei ricordi di funambolo) ricorre alle riproduzioni in scala.
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"Non era mia intenzione girare un film sul significato del crollo delle Torri - conclude il regista - ma studiarne la percezione e le sembianze. Mi affascina il bilanciamento tra architettura e natura, l'incontro tra il piede di un artista e quei sostegni che toccano le nuvole. The Walk ha una forte carica emotiva in mezzo a tutta la tecnologia usata per rendere reale la traversata di Petit. Anche il concetto di 'azione' o di 'live-action' non è così classico: voglio che il mio film, una lettera d'amore alle Torri e alla tecnologia più avanzata, sia un'esperienza inedita per chi paga il biglietto ed è pronto a sognare".