Maria ha solo diciassette anni, vive in un villaggio, El Patrocinio, dominato dal vulcano Pacaya, un luogo spettacolare in Guatemala. Gli abitanti del villaggio, e così Maria, lavorano come stagionali nelle piantagioni di caffè, le "fincas cafetaleras" della zona. Ma Maria sogna l'America, per lei quel luogo è una prigione, ancorché di selvaggia bellezza. A lei hanno pensato i genitori destinandola in sposa a un uomo che non ha ancora conosciuto. Poi incontra Pepe, un giovane mietitore che vuole scappare negli Stati Uniti, lo seduce, resta incinta, Pepe partirà ma senza di lei. Maria, a dispetto di tutti, diventerà madre, ma questo non basterà a renderla felice. E' Vulcano - Ixcanul, opera prima di Jayro Bustamante, il prossimo film di Nuovo Cinema Repubblica, l'appuntamento di Repubblica.it e MYmovies.it con il cinema d'autore, in streaming lunedì 26 alle 21 con un abbonamento "Unlimited" da euro 1,99. Un esordio di successo, quello del regista, che con questa film ispirato a una storia vera ha vinto l'Orso d'Argento allo scorso Festival di Berlino.
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Nelle zone del Guatemala abitate dai Maya Bustamante ha vissuto da bambino e ne ha assorbito cultura, linguaggi, tradizioni, sulle quali ha deciso di costruire il suo film, in bilico fra denuncia sociale e ritratto etnografico: da una parte le comunità, con la loro forte religiosità di stampo animista e quel vulcano come un altare sul quale invocare le divinità, dall'altra la cosiddetta civiltà, lontana e tenuta a distanza ma che, per i giovani, rappresenta un richiamo al quale è difficile resistere. Il regista ha lavorato con le comunità locali e nel ruolo della protagonista c'è Maria Mercedes Coroy, della comunità dei maya cakchiquel.
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Jayro Bustamante, 38 anni, è guatemalteco ma dal '99 vive a Parigi dove ha fatto la scuola di cinema. E' figlio di due medici. E' stata la madre, medico sociale con molti pazienti cakchiquel dalle parti del lago Atitlan, a raccontargli la storia della vera Maria, che nel finale del film finirà in galera. Oggi è libera, la sua innocenza è stata provata. Laura Putti ha intervistato il regista.
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Bustamante, lei come sua madre ha messo il talento al servizio di una vicenda sociale.
"E' quello che ho visto da piccolo: andavo alla scuola Montessori dove imparavo italiano e francese, avevo una tata cakchiquel che mi insegnava la sua lingua e vedevo mia madre pagata con carriole di frutta e verdura. Mi sembrava giusto, normale. Il tema degli "indigenas" in Guatemala è ancora difficile. La discriminazione è accettata e la gente è felice di parlare male dei maya. Abbiamo voluto dimenticare le nostre origini. A una cena, di recente, ho detto che è giusto che gli indiani si facciano chiamare maya. "I maya sono i re, quelli che hanno fatto le piramidi. Questi sono indiani" mi ha risposto un invitato. "Non solo sono maya, ma lo è anche lei, siamo tutti meticci, veniamo tutti da loro" ho risposto. Mi hanno letteralmente buttato fuori. E' un paese pazzo, il mio".
Maria cerca di forzare il destino, ma la miseria la scaraventa verso una soluzione più ragionevole per la sua famiglia. Un popolo senza speranza?
"Non è questo che voglio dire. Ciò che accade a Maria potrebbe accadere anche in Europa. La domanda dalla quale sono partito è stata: come si arriva a essere la vittima perfetta? Cercando le ragioni ho scritto il film. Mi è servito anche il ricordo della "finca cafetelera" dei miei nonni, vicino al vulcano, nella quale lavoravano molti maya. Proprio lì, sulla terra dei nonni, ho girato il film".
Il vulcano incombe, se ne vedono soltanto le neri pendici, mai la cima. Una scelta?
"Assolutamente. La cima piena di fumo, la lava che scendeva - durante le riprese siamo anche dovuti fuggire per un'eruzione importante - avrebbero tolto la scena a Maria. Il vulcano è lei. Il magma le cola dentro, l'eruzione è nel suo petto. Ma, a differenza del vulcano, Maria non potrà sfogarsi".
Come ha trovato gli attori?
"In Guatemala non esiste una scuola per attori e i casting sono "de calle": gli attori si trovano per la strada. Gli unici del film con un po' di esperienza sono il personaggio della madre e quello di Pepe, il ragazzo che la illude. Fanno parte di una compagnia teatrale "cafetelera" e militante. Tutti sono maya cakchiquel e il film è nella loro lingua. Per il personaggio di Maria ho visto centinaia di ragazze. Timidissime, tutte con lo sguardo fisso a terra. La mia Maria è stata l'unica a guardarmi dritto negli occhi durante il provino. Maria era lei".
Vulcano-Ixcanul sarà visibile in streaming su Repubblica.it e MYmovies.it lunedì 29 ottobre alle 21, con un abbonamento Unlimited di euro 1,99.
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Nelle zone del Guatemala abitate dai Maya Bustamante ha vissuto da bambino e ne ha assorbito cultura, linguaggi, tradizioni, sulle quali ha deciso di costruire il suo film, in bilico fra denuncia sociale e ritratto etnografico: da una parte le comunità, con la loro forte religiosità di stampo animista e quel vulcano come un altare sul quale invocare le divinità, dall'altra la cosiddetta civiltà, lontana e tenuta a distanza ma che, per i giovani, rappresenta un richiamo al quale è difficile resistere. Il regista ha lavorato con le comunità locali e nel ruolo della protagonista c'è Maria Mercedes Coroy, della comunità dei maya cakchiquel.
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Jayro Bustamante, 38 anni, è guatemalteco ma dal '99 vive a Parigi dove ha fatto la scuola di cinema. E' figlio di due medici. E' stata la madre, medico sociale con molti pazienti cakchiquel dalle parti del lago Atitlan, a raccontargli la storia della vera Maria, che nel finale del film finirà in galera. Oggi è libera, la sua innocenza è stata provata. Laura Putti ha intervistato il regista.
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Bustamante, lei come sua madre ha messo il talento al servizio di una vicenda sociale.
"E' quello che ho visto da piccolo: andavo alla scuola Montessori dove imparavo italiano e francese, avevo una tata cakchiquel che mi insegnava la sua lingua e vedevo mia madre pagata con carriole di frutta e verdura. Mi sembrava giusto, normale. Il tema degli "indigenas" in Guatemala è ancora difficile. La discriminazione è accettata e la gente è felice di parlare male dei maya. Abbiamo voluto dimenticare le nostre origini. A una cena, di recente, ho detto che è giusto che gli indiani si facciano chiamare maya. "I maya sono i re, quelli che hanno fatto le piramidi. Questi sono indiani" mi ha risposto un invitato. "Non solo sono maya, ma lo è anche lei, siamo tutti meticci, veniamo tutti da loro" ho risposto. Mi hanno letteralmente buttato fuori. E' un paese pazzo, il mio".
Maria cerca di forzare il destino, ma la miseria la scaraventa verso una soluzione più ragionevole per la sua famiglia. Un popolo senza speranza?
"Non è questo che voglio dire. Ciò che accade a Maria potrebbe accadere anche in Europa. La domanda dalla quale sono partito è stata: come si arriva a essere la vittima perfetta? Cercando le ragioni ho scritto il film. Mi è servito anche il ricordo della "finca cafetelera" dei miei nonni, vicino al vulcano, nella quale lavoravano molti maya. Proprio lì, sulla terra dei nonni, ho girato il film".
Il vulcano incombe, se ne vedono soltanto le neri pendici, mai la cima. Una scelta?
"Assolutamente. La cima piena di fumo, la lava che scendeva - durante le riprese siamo anche dovuti fuggire per un'eruzione importante - avrebbero tolto la scena a Maria. Il vulcano è lei. Il magma le cola dentro, l'eruzione è nel suo petto. Ma, a differenza del vulcano, Maria non potrà sfogarsi".
Come ha trovato gli attori?
"In Guatemala non esiste una scuola per attori e i casting sono "de calle": gli attori si trovano per la strada. Gli unici del film con un po' di esperienza sono il personaggio della madre e quello di Pepe, il ragazzo che la illude. Fanno parte di una compagnia teatrale "cafetelera" e militante. Tutti sono maya cakchiquel e il film è nella loro lingua. Per il personaggio di Maria ho visto centinaia di ragazze. Timidissime, tutte con lo sguardo fisso a terra. La mia Maria è stata l'unica a guardarmi dritto negli occhi durante il provino. Maria era lei".
Vulcano-Ixcanul sarà visibile in streaming su Repubblica.it e MYmovies.it lunedì 29 ottobre alle 21, con un abbonamento Unlimited di euro 1,99.