Thierry ha 51 anni, una moglie, un figlio disabile. Thierry aveva un lavoro fino a 20 mesi fa, oggi ha solo un assegno di disoccupazione. Quando dopo mesi di stage, corsi e tentativi di ricollocarsi trova finalmente un impiego nella sicurezza di un supermercato dovrà rispondere alla domanda: fino a che punto sono disposto a venire a patti con la mia coscienza pur di tenermi il posto? "Prima ancora di arrivare sul set ci siamo fatti questa domanda che è il cuore del film - dice Vincent Lindon che interpreta Thierry - In realtà poi rispondere alla domanda è molto complicato. Non accettare qualcosa di inaccettabile e dire basta è coraggioso, comporta opporsi al sistema. Ma allo stesso tempo il contrario è ugualmente coraggioso: soffrire, soffrire e soffrire in silenzio per portare a casa una bistecca da mettere in tavola per la propria famiglia. Il mondo è complesso e ambiguo. Io non so se avrei potuto sopportare così a lungo come lui, ma come Thierry sono convinto che esistano dei limiti. Io amo la sua dignità e il suo sangue freddo, persino la sua dolcezza. Ho molta ammirazione per chi riesce a stare calmo come Thierry perché io sono un tipo piuttosto focoso".
Ne La legge del mercato, che arriva nelle sale italiane il 29 ottobre dopo la presentazione a Cannes, lo spettatore segue le vicende di Thierry come un osservatore interno. Il regista Stephane Brizé ha scelto un approccio al limite del documentarista utilizzando quasi unicamente attori non professionisti, molti dei quali interpretano sul grande schermo il loro lavoro quotidiano. L'eccezione è ovviamente il protagonista, classe 1959, trent'anni di carriera alle spalle, decine di candidature a vari premi ma solo grazie al personaggio di Thierry ha conquistato un riconoscimento, quello di miglior attore al festival di Cannes. "Io passo molto molto tempo fuori per strada. Non ho autista, non ho segretaria, faccio tutto da solo: vado al supermercato, cammino molto, frequento i locali con gli amici, prendo molti aperitivi e osservo la gente. La osservo da quarant'anni. Incontro persone come Thierry tutti i giorni, ce n'è dappertutto e da loro rubo delle immagini, lo faccio da sempre. Non sono il tipo che per preparare il ruolo pasa tre mesi in un supermercato per vedere come si comporta un tipo della sorveglianza. Non è il mio modo di lavorare".
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Per niente star, controcorrente, impegnato Lindon non ha paura di dire anche dei no. Il premio a Cannes ha, per sua stessa ammissione, cambiato tutto e nulla. "Dopo il premio ho continuato a fare quello che volevo, dove volevo e come volevo. Se un film mi piace lo faccio anche se è un progetto piccolo, mentre se una storia non mi convince non la interpreto nemmeno se mi si cerca di convincere in tutti i modi. Ma quello che mi ha più fatto piacere del premio, molto più del riconoscimento stesso, è stata la gioia con cui tante persone, in Francia ma non solo, hanno festeggiato il mio premio. Erano contenti per me ma anche un po' per loro stessi, come se fosse anche un po' loro". E a chi chiede un selfie o una foto risponde così. "Io se mi fermano in strada per una foto dico che preferisco passare 15 minuti e bere un bicchiere insieme. Le persone mi dicono: 'Ma il ricordo?' Io rispondo loro che hanno una testa e un cuore". La legge del mercato è protagonista stasera al Cinema Nuovo Sacher con Nanni Moretti che presenta Vincent Lindon e il Segretario Generale della CGIL Susanna Camusso.
Ne La legge del mercato, che arriva nelle sale italiane il 29 ottobre dopo la presentazione a Cannes, lo spettatore segue le vicende di Thierry come un osservatore interno. Il regista Stephane Brizé ha scelto un approccio al limite del documentarista utilizzando quasi unicamente attori non professionisti, molti dei quali interpretano sul grande schermo il loro lavoro quotidiano. L'eccezione è ovviamente il protagonista, classe 1959, trent'anni di carriera alle spalle, decine di candidature a vari premi ma solo grazie al personaggio di Thierry ha conquistato un riconoscimento, quello di miglior attore al festival di Cannes. "Io passo molto molto tempo fuori per strada. Non ho autista, non ho segretaria, faccio tutto da solo: vado al supermercato, cammino molto, frequento i locali con gli amici, prendo molti aperitivi e osservo la gente. La osservo da quarant'anni. Incontro persone come Thierry tutti i giorni, ce n'è dappertutto e da loro rubo delle immagini, lo faccio da sempre. Non sono il tipo che per preparare il ruolo pasa tre mesi in un supermercato per vedere come si comporta un tipo della sorveglianza. Non è il mio modo di lavorare".
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Per niente star, controcorrente, impegnato Lindon non ha paura di dire anche dei no. Il premio a Cannes ha, per sua stessa ammissione, cambiato tutto e nulla. "Dopo il premio ho continuato a fare quello che volevo, dove volevo e come volevo. Se un film mi piace lo faccio anche se è un progetto piccolo, mentre se una storia non mi convince non la interpreto nemmeno se mi si cerca di convincere in tutti i modi. Ma quello che mi ha più fatto piacere del premio, molto più del riconoscimento stesso, è stata la gioia con cui tante persone, in Francia ma non solo, hanno festeggiato il mio premio. Erano contenti per me ma anche un po' per loro stessi, come se fosse anche un po' loro". E a chi chiede un selfie o una foto risponde così. "Io se mi fermano in strada per una foto dico che preferisco passare 15 minuti e bere un bicchiere insieme. Le persone mi dicono: 'Ma il ricordo?' Io rispondo loro che hanno una testa e un cuore". La legge del mercato è protagonista stasera al Cinema Nuovo Sacher con Nanni Moretti che presenta Vincent Lindon e il Segretario Generale della CGIL Susanna Camusso.