La violenza e il disagio si possono esprimere senza parole e il regista Myroslav Slaboshpytskkiy lo dimostra nella maniera più estrema in The Tribe, un film senza voci né dialoghi ambientato nell'istituto che accoglie il giovane sordomuto Sergey. Lì dovrà restare a lungo, lì viene sottoposto ai riti d'iniziazione da parte dei capibanda che dettano legge. Lì assiste alla violenza contro le ragazze più belle, mandate a prostituirsi in un parcheggio per camionisti. Una di esse, Anna, si innamora ricambiata del protagonista. Ma Sergey non sa che uno degli istitutori si sta dando da fare per farla trasferire in Italia. The Tribe, il film vincitore del Gran Premio della Settimana della critica al Festival di Cannes 2014, è il prossimo appuntamento con Nuovo Cinema Repubblica: basta prenotare un posto per assistere alla visione in streaming gratuito lunedì 2 novembre alle 21 su Repubblica.it e MYmovies.it. Il film resterà disponibile on demand su MYMOVIESLIVE.it con un abbonamento Unlimited da euro 1,90 (con il quale è possibile accedere anche a un catalogo di 500 film d'autore).
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"Rendere omaggio al cinema muto era un mio vecchio sogno - dice Slaboshpytskiy - da tempo desideravo fare un film che possa essere compreso senza che venga detta una parola. Non pensavo però a un certo tipo di cinema europeo 'esistenzialista' in cui gli eroi stanno zitti per metà della durata del film. Anche perché gli attori non erano muti nei film muti. Comunicavano molto attivamente attraverso un'ampia gamma di azioni e di linguaggio corporeo". Da qui nasce l'esigenza di una "reale" impossibilità di comunicare con le parole, seguìta dalla scelta di non usare sottotitoli, neanche per decifrare l'alfabeto muto che viene utilizzato dai protagonisti. Il non utilizzo delle parole fa sì che lo spettatore abbia un ruolo attivo, aiutato da una colonna sonora in cui rumori e suoni giocano un ruolo fondamentale. Ciò che i protagonisti del film non possono udire arriva, amplificato, all'orecchio dello spettatore che diviene così, a sua volta, vittima delle violenze perpetrate sullo schermo, dove si svolge una vicenda in cui la lotta per la sopravvivenza si combatte a colpi di prepotenza e corruzione.
Sergey e Anna (conosciamo i loro nomi solo attraverso i titoli, perché ovviamente nel film non vengono mai pronunciati) sono vittime di un mondo che impone loro regole ferree a cui cercano di adattarsi e resistono a chi vorrebbe distruggere il sentimento che li lega e che diventa la loro difesa. Sullo sfondo, come un miraggio, c'è l'Italia. E tra le sequenze più significative, c'è quella della lunga fila fuori dall'ambasciata italiana. Che aiuta a comprendere quanto il dolore, lo sfruttamento, le speranze che si nascondono dietro lo sguardo di persone che incontriamo nella nostra realtà quotidiana.
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"Rendere omaggio al cinema muto era un mio vecchio sogno - dice Slaboshpytskiy - da tempo desideravo fare un film che possa essere compreso senza che venga detta una parola. Non pensavo però a un certo tipo di cinema europeo 'esistenzialista' in cui gli eroi stanno zitti per metà della durata del film. Anche perché gli attori non erano muti nei film muti. Comunicavano molto attivamente attraverso un'ampia gamma di azioni e di linguaggio corporeo". Da qui nasce l'esigenza di una "reale" impossibilità di comunicare con le parole, seguìta dalla scelta di non usare sottotitoli, neanche per decifrare l'alfabeto muto che viene utilizzato dai protagonisti. Il non utilizzo delle parole fa sì che lo spettatore abbia un ruolo attivo, aiutato da una colonna sonora in cui rumori e suoni giocano un ruolo fondamentale. Ciò che i protagonisti del film non possono udire arriva, amplificato, all'orecchio dello spettatore che diviene così, a sua volta, vittima delle violenze perpetrate sullo schermo, dove si svolge una vicenda in cui la lotta per la sopravvivenza si combatte a colpi di prepotenza e corruzione.
Sergey e Anna (conosciamo i loro nomi solo attraverso i titoli, perché ovviamente nel film non vengono mai pronunciati) sono vittime di un mondo che impone loro regole ferree a cui cercano di adattarsi e resistono a chi vorrebbe distruggere il sentimento che li lega e che diventa la loro difesa. Sullo sfondo, come un miraggio, c'è l'Italia. E tra le sequenze più significative, c'è quella della lunga fila fuori dall'ambasciata italiana. Che aiuta a comprendere quanto il dolore, lo sfruttamento, le speranze che si nascondono dietro lo sguardo di persone che incontriamo nella nostra realtà quotidiana.
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