Si intitola Football As Never Before e a ragione. Questo documentario del 1971 su George Best è costruito in totale rottura con i canoni del cinema in vigore fino a quel momento. Novanta minuti durante i quali la macchina da presa da 16 mm del regista tedesco Hellmut Costard non si stacca mai da quel numero 11 stampato sulla maglia rossa del Manchester United: lo segue sul campo, negli spogliatoi tra primo e secondo tempo, sino al fischio finale di quella partita che ha visto il Coventry City sconfitto per due a zero. Nessun dialogo, intervista, né colonna sonora. Ma quel "come non lo avete mai visto" a cui rimanda il titolo ha anche un altro significato. Il documentario, girato negli anni di maggior successo per il calciatore nord-irlandese, gli anni delle copertine dei tabloid, delle macchine di lusso, delle donne e dell’alcool, tenta di ristabilire un certo equilibrio: focalizza l’attenzione sul George Best genio del calcio, il campione al di là del mito.
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Il 25 novembre, per i 10 anni dalla morte di George Best, Football As Never Before sarà portato a nuova vita. Ha contribuito a questa "resurrezione" il compositore irlandese Matthew Nolan che ha soffiato via la polvere dalla pellicola e confezionato le musiche per l’occasione. Nolan ha raccontato di aver visto il documentario una decina di anni fa. Da quel momento, far arrivare l’opera di Costard a un pubblico più vasto possibile è diventata una sorta di ossessione per il musicista: "ma solo con l'avvicinarsi del decimo anniversario dalla morte di Best ho pensato fosse giunto il momento di provarci sul serio". Così, accanto alle immagini che indugiano sul giocatore con barba e capelli lunghi che fa riscaldamento, che aspetta di ricevere la palla e nel frattempo studia la tattica migliore per dare sfogo al suo genio e che, negli spogliatoi, fissa a sua volta la telecamera in una scena quasi ipnotica, la nuova colonna sonora offrirà "l'opportunità di guidare gli spettatori ad un livello ancora più profondo del film". Nolan ha pensato la sua composizione come "una sorta di requiem" con arrangiamenti del violoncellista olandese Ernst Reijseger. La tecnica cinematografica scelta da Hellmut Costard nel 1971 per Football As Never Before non può che essere definita pionieristica "ma allora le possibilità di distribuzione erano limitate" dice Nolan.
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Ai più attenti, però, non sarà certo sfuggito che parecchi anni dopo, trentaquattro per l'esattezza, la stessa tecnica ha fatto la fortuna di un altro documentario, su un altro campione del calcio: Zidane: A 21st Century Portrait. "Credo che se Costard avesse realizzato oggi il suo film su George Best, avrebbe ricevuto lo stesso successo del documentario su Zinedine Zidane" commenta Matthew Nolan che, quasi risentito, continua così "mi infastidisce pensare che, con tutta l’attenzione mediatica ricevuta dal film su Zidane, nessuno fosse a conoscenza dell’esistenza di un precursore del genere". Presentato, fuori concorso, alla cinquantanovesima edizione del Festival di Cannes, il film diretto dal francese Philippe Parreno e dallo scozzese Douglas Gordon inizia proprio con questa dichiarazione d'intenti: raccontare il match del 2005 tra Real Madrid e Villareal "dal primo calcio al pallone sino al fischio finale". Stesso principio quindi, ma più in grande: diciassette telecamere (di cui due con zoom ad alta definizione) puntate sul centrocampista del Real, con la maglia numero cinque, per tutti i novanta minuti della partita. Zidane che grida, che suda, che si solleva i calzini, si fa coinvolgere in una rissa e quindi espellere. In alcuni istanti l’audio si sofferma sul respiro affannato del campione, in altri sul rumore dei tacchetti delle sue scarpe sull’erba. Anche in questo caso niente dialoghi o spezzoni di interviste, ma durante il film, come sottotitoli, compaiono citazioni dello stesso Zidane. Tra primo e secondo tempo non si scende negli spogliatoi, i registi hanno fatto una scelta completamente diversa: una carrellata di immagini dei principali eventi accaduti nel mondo quella stessa domenica (23 aprile), mentre le due squadre si fronteggiano al Santiago Bernabeu. In Zidane: A 21st Century Portrait la colonna sonora c'è ed è firmata Mogwai, band indie-rock scozzese.
La musica è uno degli ingredienti principali di un altro documentario dedicato a un calciatore, forse al calciatore: Maradona di Emir Kusturica si potrebbe definire un film-ballata. Che si tratti della colonna sonora ufficiale (Manu Chao e Sex Pistols), dei cori dei devoti che, al ritorno del "Messia" a Napoli, gli dedicano "Mammà innamorato son", delle esibizioni canore di Maradona stesso o della contaminazione di ritmi latini e balcanici, il film del 2008 di Kusturica difficilmente fa restare fermi. "Ho due sogni – dice un ragazzino, occhioni neri e capelli ricci – il primo è giocare nella Coppa del Mondo, il secondo è vincerla". Da qui i novanta minuti del documentario si muovono tra i picchi molto alti e quelli molto bassi della carriera e della vita del Pibe de Oro. Quello che Kusturica realizza è, a differenza dei film su Best e su Zidane, un ritratto di Maradona a trecentosessanta gradi: calcio, stile di vita e pensiero politico. A volte i diversi aspetti si intrecciano, come quando Maradona racconta il valore del suo gol all'Inghilterra, ai Mondiali di Messico '86, "una rivincita, un inno alla giustizia" dopo la guerra delle Falkland. In altri momenti la scena è tutta del Maradona animatore delle folle, il rivoluzionario che, tatuaggio del Che sulla spalla, grida: "cacciamo via Bush". Fino ad arrivare alle confessioni più intime, "sai che giocatore sarei stato se non avessi tirato cocaina?". Se lo chiede Diego Armando e, con lui, ce lo chiediamo tutti.
La domanda dura però il tempo della risposta di Johan Cruyff: "Grazie a Dio Messi esiste, altrimenti dovremmo stare ancora a parlare di Maradona, cosa assurda. Per tanto, niente confronti, bisogna deliziarsi e basta". Nel 2014 è proprio l'altro argentino a finire sul grande schermo con il documentario diretto da Alex de la Iglesia, Messi – Storia di un campione, presentato alla 71esima edizione della Mostra del cinema di Venezia. Per la sua opera, de la Iglesia raccoglie attorno a un tavolo, a cena, leggende del calcio come Cruyff, appunto, Menotti, Valdano, amici d'infanzia di Messi, i suoi compagni del Barça, Piqué, Iniesta, Pinto e giornalisti argentini e spagnoli. Alle loro dichiarazioni accompagna immagini di repertorio, filmini di famiglia e ricostruzioni di alcuni dei momenti più difficili della vita di Lionel Messi (quando, ad esempio, da bambino gli viene diagnosticato il deficit di ormone della crescita) o più emozionanti (le parole, che si riveleranno premonitrici, della nonna: "Sarai il giocatore migliore al mondo"). Le musiche sono quelle da film epico, genio, idolo, eroe, le parole più ricorrenti…il risultato? Messi – Storia di un campione è sì un documentario, ma anche la celebrazione del "miglior giocatore del mondo".
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E come se la lotta tra "palloni d’oro" si trasferisse dal campo da calcio alle sale cinematografiche, lunedì 9 novembre sarà presentato a Londra, in anteprima mondiale e contemporaneamente nei multiplex di The Space Cinema (con tanto di tappeto rosso sul quale sfilerà il giocatore portoghese), Ronaldo. Diretto dall’inglese Anthony Wonke e realizzato dagli stessi produttori di Senna e Amy, il documentario su Cristiano Ronaldo è stato girato in quattordici mesi. Aprirà una finestra sulla vita del calciatore, spesso piuttosto schivo e poco propenso a rilasciare interviste. Questa volta però, sarà proprio lui a guidarci, a margine dell’anteprima trasmessa in diretta via satellite, tra i filmati inediti e le testimonianze, fin dietro le quinte del film. "Vorrei mostrare ai miei fan chi sono realmente - ha commentato il campione del Real Madrid - penso che il pubblico apprezzerà questo documentario perché non si tratta di finzione".
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Il 25 novembre, per i 10 anni dalla morte di George Best, Football As Never Before sarà portato a nuova vita. Ha contribuito a questa "resurrezione" il compositore irlandese Matthew Nolan che ha soffiato via la polvere dalla pellicola e confezionato le musiche per l’occasione. Nolan ha raccontato di aver visto il documentario una decina di anni fa. Da quel momento, far arrivare l’opera di Costard a un pubblico più vasto possibile è diventata una sorta di ossessione per il musicista: "ma solo con l'avvicinarsi del decimo anniversario dalla morte di Best ho pensato fosse giunto il momento di provarci sul serio". Così, accanto alle immagini che indugiano sul giocatore con barba e capelli lunghi che fa riscaldamento, che aspetta di ricevere la palla e nel frattempo studia la tattica migliore per dare sfogo al suo genio e che, negli spogliatoi, fissa a sua volta la telecamera in una scena quasi ipnotica, la nuova colonna sonora offrirà "l'opportunità di guidare gli spettatori ad un livello ancora più profondo del film". Nolan ha pensato la sua composizione come "una sorta di requiem" con arrangiamenti del violoncellista olandese Ernst Reijseger. La tecnica cinematografica scelta da Hellmut Costard nel 1971 per Football As Never Before non può che essere definita pionieristica "ma allora le possibilità di distribuzione erano limitate" dice Nolan.
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Ai più attenti, però, non sarà certo sfuggito che parecchi anni dopo, trentaquattro per l'esattezza, la stessa tecnica ha fatto la fortuna di un altro documentario, su un altro campione del calcio: Zidane: A 21st Century Portrait. "Credo che se Costard avesse realizzato oggi il suo film su George Best, avrebbe ricevuto lo stesso successo del documentario su Zinedine Zidane" commenta Matthew Nolan che, quasi risentito, continua così "mi infastidisce pensare che, con tutta l’attenzione mediatica ricevuta dal film su Zidane, nessuno fosse a conoscenza dell’esistenza di un precursore del genere". Presentato, fuori concorso, alla cinquantanovesima edizione del Festival di Cannes, il film diretto dal francese Philippe Parreno e dallo scozzese Douglas Gordon inizia proprio con questa dichiarazione d'intenti: raccontare il match del 2005 tra Real Madrid e Villareal "dal primo calcio al pallone sino al fischio finale". Stesso principio quindi, ma più in grande: diciassette telecamere (di cui due con zoom ad alta definizione) puntate sul centrocampista del Real, con la maglia numero cinque, per tutti i novanta minuti della partita. Zidane che grida, che suda, che si solleva i calzini, si fa coinvolgere in una rissa e quindi espellere. In alcuni istanti l’audio si sofferma sul respiro affannato del campione, in altri sul rumore dei tacchetti delle sue scarpe sull’erba. Anche in questo caso niente dialoghi o spezzoni di interviste, ma durante il film, come sottotitoli, compaiono citazioni dello stesso Zidane. Tra primo e secondo tempo non si scende negli spogliatoi, i registi hanno fatto una scelta completamente diversa: una carrellata di immagini dei principali eventi accaduti nel mondo quella stessa domenica (23 aprile), mentre le due squadre si fronteggiano al Santiago Bernabeu. In Zidane: A 21st Century Portrait la colonna sonora c'è ed è firmata Mogwai, band indie-rock scozzese.
La musica è uno degli ingredienti principali di un altro documentario dedicato a un calciatore, forse al calciatore: Maradona di Emir Kusturica si potrebbe definire un film-ballata. Che si tratti della colonna sonora ufficiale (Manu Chao e Sex Pistols), dei cori dei devoti che, al ritorno del "Messia" a Napoli, gli dedicano "Mammà innamorato son", delle esibizioni canore di Maradona stesso o della contaminazione di ritmi latini e balcanici, il film del 2008 di Kusturica difficilmente fa restare fermi. "Ho due sogni – dice un ragazzino, occhioni neri e capelli ricci – il primo è giocare nella Coppa del Mondo, il secondo è vincerla". Da qui i novanta minuti del documentario si muovono tra i picchi molto alti e quelli molto bassi della carriera e della vita del Pibe de Oro. Quello che Kusturica realizza è, a differenza dei film su Best e su Zidane, un ritratto di Maradona a trecentosessanta gradi: calcio, stile di vita e pensiero politico. A volte i diversi aspetti si intrecciano, come quando Maradona racconta il valore del suo gol all'Inghilterra, ai Mondiali di Messico '86, "una rivincita, un inno alla giustizia" dopo la guerra delle Falkland. In altri momenti la scena è tutta del Maradona animatore delle folle, il rivoluzionario che, tatuaggio del Che sulla spalla, grida: "cacciamo via Bush". Fino ad arrivare alle confessioni più intime, "sai che giocatore sarei stato se non avessi tirato cocaina?". Se lo chiede Diego Armando e, con lui, ce lo chiediamo tutti.
La domanda dura però il tempo della risposta di Johan Cruyff: "Grazie a Dio Messi esiste, altrimenti dovremmo stare ancora a parlare di Maradona, cosa assurda. Per tanto, niente confronti, bisogna deliziarsi e basta". Nel 2014 è proprio l'altro argentino a finire sul grande schermo con il documentario diretto da Alex de la Iglesia, Messi – Storia di un campione, presentato alla 71esima edizione della Mostra del cinema di Venezia. Per la sua opera, de la Iglesia raccoglie attorno a un tavolo, a cena, leggende del calcio come Cruyff, appunto, Menotti, Valdano, amici d'infanzia di Messi, i suoi compagni del Barça, Piqué, Iniesta, Pinto e giornalisti argentini e spagnoli. Alle loro dichiarazioni accompagna immagini di repertorio, filmini di famiglia e ricostruzioni di alcuni dei momenti più difficili della vita di Lionel Messi (quando, ad esempio, da bambino gli viene diagnosticato il deficit di ormone della crescita) o più emozionanti (le parole, che si riveleranno premonitrici, della nonna: "Sarai il giocatore migliore al mondo"). Le musiche sono quelle da film epico, genio, idolo, eroe, le parole più ricorrenti…il risultato? Messi – Storia di un campione è sì un documentario, ma anche la celebrazione del "miglior giocatore del mondo".
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E come se la lotta tra "palloni d’oro" si trasferisse dal campo da calcio alle sale cinematografiche, lunedì 9 novembre sarà presentato a Londra, in anteprima mondiale e contemporaneamente nei multiplex di The Space Cinema (con tanto di tappeto rosso sul quale sfilerà il giocatore portoghese), Ronaldo. Diretto dall’inglese Anthony Wonke e realizzato dagli stessi produttori di Senna e Amy, il documentario su Cristiano Ronaldo è stato girato in quattordici mesi. Aprirà una finestra sulla vita del calciatore, spesso piuttosto schivo e poco propenso a rilasciare interviste. Questa volta però, sarà proprio lui a guidarci, a margine dell’anteprima trasmessa in diretta via satellite, tra i filmati inediti e le testimonianze, fin dietro le quinte del film. "Vorrei mostrare ai miei fan chi sono realmente - ha commentato il campione del Real Madrid - penso che il pubblico apprezzerà questo documentario perché non si tratta di finzione".