In principio era il cinema, poi vennero le serie tv. Mentre registi e attori americani con sempre più convinzione indicano il piccolo schermo come il nuovo spazio di sperimentazione e sempre più grandi autori (Martin Scorsese in primis, ma poi anche Steven Soderbergh, David Fincher in versione produttore e persino Woody Allen) si mettono al servizio delle serie tv un fenomeno sta esplodendo negli Stati Uniti e non solo: l'ora e mezza cinematografica diventa stretta per una storia e il film si trasforma in serialità. E così sono tantissimi gli esempi americani ma almeno altrettanti quelli nostrani; dopo Romanzo criminale, Gomorra stanno per arrivare la serie di Suburra e anche quella tratta da La mafia uccide solo d'estate. E se da un buon film ci sono buone probabilità che venga una buona serie, capace di dare soddisfazione anche ai fan più cinefili, l'operazione inversa, proiettare sul grande schermo i personaggi che abbiamo amato sul piccolo, di solito non funziona. Abbiamo chiesto ad alcuni autori di aiutarci a capire perché.
[[ge:rep-locali:repubblica:127114528]]
"Sgombriamo subito il campo dall'equivoco: non si deve fare un film da una serie tv di successo. Noi lo abbiamo capito ahimé troppo tardi - dice Mattia Torre che con Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo ha firmato tre stagioni di Boris prima di portare René Ferretti e la sua sgangherata troupe di Gli occhi del cuore nel mondo del cinema con Boris - Il film - Dopo il big bang della serie, che però ci teneva confinati in una sorta di riserva indiana con grande libertà ma un pubblico d'elite, Rai Cinema ci ha chiesto di ragionare sul film dicendoci che sommando il numero di spettatori che vedevano la serie tv su Fox con quelli che invece la scaricavano si otteneva un pubblico interessante per la sala. Poi però le cose non sono andate così: chi scaricava la serie ha finito per scaricare anche il film e quei numeri che speravamo di fare non li abbiamo fatti". Boris non è ovviamente il solo esempio del fallimento dell'operazione, qualche volta a farne spese sono gli incassi altre volte è la qualità, ma anche negli Stati Uniti ogni volta che si è tentata l'impresa si è fatto un buco nell'acqua. Basti pensare alla delusione dei fan (e alle pessime recensioni) della versione cinematografica della serie HBO Sex and the City, un successo al botteghino che ha lasciato però scontenta la maggioranza delle spettatrici. Tanti anni prima poi anche un maestro come David Lynch era caduto nel tranello realizzando un seguito per il cinema della serie Twin Peaks. Fuoco cammina con me faceva sentenziare il critico inglese Derek Malcolm: "Sembra un pessimo film diretto da un ottimo regista, stanco di perder tempo con un pubblico televisivo!". Probabilmente se n'è pentito lo stesso Lynch che ventitre anni dopo ha deciso di riprendere quella storia ma per la tv. E poi X Files - Voglio crederci, Starsky & Hutch, A-Team tutte, chi più chi meno, delusioni per i fan delle loro versioni da piccolo schermo. "Non ci sono dubbi - prosegue Torre - un film può generare una serie nella misura in cui si trarne una miriade di storie, sottotrame e linee narrative, mentre l'operazione contraria è decisamente più rischiosa perché chiudere in un'ora e mezza una saga con tanti personaggi è comunque e sempre una forzatura".
[[ge:rep-locali:repubblica:127196323]]
Gli autori sono avvisati: guai a costringere una serie in un film. E sperando quindi che sempre meno sceneggiatori facciano l'errore diamo uno sguardo invece al sempre più ricco fenomeno contrario. Dopo il successo della prima stagione di Fargo, la serie tv che ha ripreso le atmosfere del film da Oscar dei fratelli Coen, sta per arrivare su Sky Atlantic la seconda stagione, ma ci sono altri titoli culto che negli ultim anni sono traghettati dal cinema alla tv. E' andata già in onda anche sulla tv italiana (Rai due) la serie ispirata a Rosemary's Baby di Roman Polanski con Zoe Saldana nei panni che furono di Mia Farrow, mentre è in preparazione la versione da piccolo schermo di Le pagine della nostra vita, il melo con Ryan Gosling e Rachel McAdams nel ruolo di una coppia di Romeo e Giulietta nella North Carolina di fine anni Quaranta. La sceneggiatura è affidata a Todd Graff che lavora però a stretto contatto con Nicholas Sparks, autore del romanzo best seller da cui già fu tratto il film di Cassavetes. Ma ci sono altri casi di adattamenti: Rush Hour con Jackie Chan, Limitless con De Niro e Cooper e soprattutto Minority Report dal classico di fantascienza di Spielberg che è partita a settembre sulle tv americane.
[[ge:rep-locali:repubblica:127206330]]
E per la prima volta nel panorama italiano è accaduto che, prima ancora che arrivasse nelle sale, venisse annunciata la versione tv di un film. Si tratta di Suburra dal romanzo di Bonini e De Cataldo che verrà prodotta da Cattleya per Netflix e Rai Fiction, prima collaborazione di questo tipo tra una tv pubblica europea e Netflix. Le riprese non inizieranno prima della seconda parte del 2016 e a dirigerlo non sarà il regista del film, Stefano Sollima che però si dice contento della cosa: "I modelli distributivi stanno cambiando e di conseguenza i prodotti vanno pensati nell'ottica di un maggiore consumo. Il cambiamento tecnologico nell'audiovisivo è tanto e noi cerchiamo di stare al passo - dice il regista che ha alle spalle due serie tratte da film Romanzo criminale e Gomorra - Quando poi si ha alle spalle una materia letteraria ricca come in questo caso l'operazione si presta ad un'esplosione degli elementi, dei personaggi. Noi con il film siamo stati costretti a distillare le cose, un problema che in una serie non si presenta avendo molto, molto più tempo a disposizione".
E così aspettando Suburra versione piccolo schermo, ma anche la serie dal film di Pif La mafia uccide solo d'estate (che verrà cominciata a girare a febbraio da una sceneggiatura scritta a sei mani dal regista insieme a Michele Pellegrini, Michele Astori e Stefano Bises) ci sono autori di grande cinema che sognano di espandere per la tv storie che hanno iniziato a raccontare sul grande schermo. A maggio presentando Il racconto dei racconti Matteo Garrone raccontava la fatica di dover scegliere tra le cinquanta novelle di Basile solo tre per il film. "Abbiamo scelto La Pulce, La vecchia scorticata e La cerva fatata, ma poi abbiamo preso suggestioni anche da altri racconti - diceva - avevamo anche iniziato ad adattarne altre poi ci siamo concentrati su queste tre che avevano in comune la figura della donna in tre diverse età. E' stata una sofferenza non farne una serie tv, magari la faremo, sicuramente se ne potrebbe fare un seguito". E in attesa di capire se il progetto potrebbe veramente svilupparsi c'è un altro autore italiano che sogna di riprendere i personaggi del suo film e raccontarli da un altro punto di vista. E' Francesco Munzi che con il suo Anime nere ha trionfato agli ultimi David: "L'idea è venuta soprattutto al produttore del film perchè noi, adattando il romanzo di Gioacchino Criaco, abbiamo purtroppo dovuto sacrificare una parte della storia - spiega Munzi - Sia che poi sia io a dirigerlo oppure no quello che mi piacerebbe è che la serie offrisse non tanto un feuilleton nella dilatazione del tempo ma un approfondimento. Io mi sono innamorato del romanzo leggendo i primi capitoli in cui si racconta l'adolescenza di questi ragazzi, la perdita della loro innocenza, un aspetto che non abbiamo potuto mettere nel film anche se nella testa ce l'avevo bene in mente. Il formato della serie tv è un formato in espansione che incontra il gusto del pubblico e le tv devono adattarsi, io sto osservando questa rivoluzione con molta curiosità e chissà che non ne venga fuori qualcosa".
[[ge:rep-locali:repubblica:127114528]]
"Sgombriamo subito il campo dall'equivoco: non si deve fare un film da una serie tv di successo. Noi lo abbiamo capito ahimé troppo tardi - dice Mattia Torre che con Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo ha firmato tre stagioni di Boris prima di portare René Ferretti e la sua sgangherata troupe di Gli occhi del cuore nel mondo del cinema con Boris - Il film - Dopo il big bang della serie, che però ci teneva confinati in una sorta di riserva indiana con grande libertà ma un pubblico d'elite, Rai Cinema ci ha chiesto di ragionare sul film dicendoci che sommando il numero di spettatori che vedevano la serie tv su Fox con quelli che invece la scaricavano si otteneva un pubblico interessante per la sala. Poi però le cose non sono andate così: chi scaricava la serie ha finito per scaricare anche il film e quei numeri che speravamo di fare non li abbiamo fatti". Boris non è ovviamente il solo esempio del fallimento dell'operazione, qualche volta a farne spese sono gli incassi altre volte è la qualità, ma anche negli Stati Uniti ogni volta che si è tentata l'impresa si è fatto un buco nell'acqua. Basti pensare alla delusione dei fan (e alle pessime recensioni) della versione cinematografica della serie HBO Sex and the City, un successo al botteghino che ha lasciato però scontenta la maggioranza delle spettatrici. Tanti anni prima poi anche un maestro come David Lynch era caduto nel tranello realizzando un seguito per il cinema della serie Twin Peaks. Fuoco cammina con me faceva sentenziare il critico inglese Derek Malcolm: "Sembra un pessimo film diretto da un ottimo regista, stanco di perder tempo con un pubblico televisivo!". Probabilmente se n'è pentito lo stesso Lynch che ventitre anni dopo ha deciso di riprendere quella storia ma per la tv. E poi X Files - Voglio crederci, Starsky & Hutch, A-Team tutte, chi più chi meno, delusioni per i fan delle loro versioni da piccolo schermo. "Non ci sono dubbi - prosegue Torre - un film può generare una serie nella misura in cui si trarne una miriade di storie, sottotrame e linee narrative, mentre l'operazione contraria è decisamente più rischiosa perché chiudere in un'ora e mezza una saga con tanti personaggi è comunque e sempre una forzatura".
[[ge:rep-locali:repubblica:127196323]]
Gli autori sono avvisati: guai a costringere una serie in un film. E sperando quindi che sempre meno sceneggiatori facciano l'errore diamo uno sguardo invece al sempre più ricco fenomeno contrario. Dopo il successo della prima stagione di Fargo, la serie tv che ha ripreso le atmosfere del film da Oscar dei fratelli Coen, sta per arrivare su Sky Atlantic la seconda stagione, ma ci sono altri titoli culto che negli ultim anni sono traghettati dal cinema alla tv. E' andata già in onda anche sulla tv italiana (Rai due) la serie ispirata a Rosemary's Baby di Roman Polanski con Zoe Saldana nei panni che furono di Mia Farrow, mentre è in preparazione la versione da piccolo schermo di Le pagine della nostra vita, il melo con Ryan Gosling e Rachel McAdams nel ruolo di una coppia di Romeo e Giulietta nella North Carolina di fine anni Quaranta. La sceneggiatura è affidata a Todd Graff che lavora però a stretto contatto con Nicholas Sparks, autore del romanzo best seller da cui già fu tratto il film di Cassavetes. Ma ci sono altri casi di adattamenti: Rush Hour con Jackie Chan, Limitless con De Niro e Cooper e soprattutto Minority Report dal classico di fantascienza di Spielberg che è partita a settembre sulle tv americane.
[[ge:rep-locali:repubblica:127206330]]
E per la prima volta nel panorama italiano è accaduto che, prima ancora che arrivasse nelle sale, venisse annunciata la versione tv di un film. Si tratta di Suburra dal romanzo di Bonini e De Cataldo che verrà prodotta da Cattleya per Netflix e Rai Fiction, prima collaborazione di questo tipo tra una tv pubblica europea e Netflix. Le riprese non inizieranno prima della seconda parte del 2016 e a dirigerlo non sarà il regista del film, Stefano Sollima che però si dice contento della cosa: "I modelli distributivi stanno cambiando e di conseguenza i prodotti vanno pensati nell'ottica di un maggiore consumo. Il cambiamento tecnologico nell'audiovisivo è tanto e noi cerchiamo di stare al passo - dice il regista che ha alle spalle due serie tratte da film Romanzo criminale e Gomorra - Quando poi si ha alle spalle una materia letteraria ricca come in questo caso l'operazione si presta ad un'esplosione degli elementi, dei personaggi. Noi con il film siamo stati costretti a distillare le cose, un problema che in una serie non si presenta avendo molto, molto più tempo a disposizione".
E così aspettando Suburra versione piccolo schermo, ma anche la serie dal film di Pif La mafia uccide solo d'estate (che verrà cominciata a girare a febbraio da una sceneggiatura scritta a sei mani dal regista insieme a Michele Pellegrini, Michele Astori e Stefano Bises) ci sono autori di grande cinema che sognano di espandere per la tv storie che hanno iniziato a raccontare sul grande schermo. A maggio presentando Il racconto dei racconti Matteo Garrone raccontava la fatica di dover scegliere tra le cinquanta novelle di Basile solo tre per il film. "Abbiamo scelto La Pulce, La vecchia scorticata e La cerva fatata, ma poi abbiamo preso suggestioni anche da altri racconti - diceva - avevamo anche iniziato ad adattarne altre poi ci siamo concentrati su queste tre che avevano in comune la figura della donna in tre diverse età. E' stata una sofferenza non farne una serie tv, magari la faremo, sicuramente se ne potrebbe fare un seguito". E in attesa di capire se il progetto potrebbe veramente svilupparsi c'è un altro autore italiano che sogna di riprendere i personaggi del suo film e raccontarli da un altro punto di vista. E' Francesco Munzi che con il suo Anime nere ha trionfato agli ultimi David: "L'idea è venuta soprattutto al produttore del film perchè noi, adattando il romanzo di Gioacchino Criaco, abbiamo purtroppo dovuto sacrificare una parte della storia - spiega Munzi - Sia che poi sia io a dirigerlo oppure no quello che mi piacerebbe è che la serie offrisse non tanto un feuilleton nella dilatazione del tempo ma un approfondimento. Io mi sono innamorato del romanzo leggendo i primi capitoli in cui si racconta l'adolescenza di questi ragazzi, la perdita della loro innocenza, un aspetto che non abbiamo potuto mettere nel film anche se nella testa ce l'avevo bene in mente. Il formato della serie tv è un formato in espansione che incontra il gusto del pubblico e le tv devono adattarsi, io sto osservando questa rivoluzione con molta curiosità e chissà che non ne venga fuori qualcosa".