Il "suo" re è Georgio, affascinante e fedifrago. La suddita è una lei che finita all’ospedale dopo un incidente, cerca di guarire dalle ferite fisiche ma soprattutto da quelle sentimentali. Lei è Emmanuelle Bercot (migliore attrice a Cannes), lui è Vincent Cassel, perfetto per il ruolo nel film Mon roi di Maïwenn, appena arrivato in sala. "Ho sentito definire il mio personaggio in modi orribili: uno squalo, un uomo miserabile o improbabile. Gliene hanno dette di tutti i colori al mio povero Georgio. Ma io non credo che lui sia così. Deve solo fare i conti con quel che è. Non è negativo, penso che ami davvero questa donna: ma il tempo passa e le storie d’amore perfette esistono solo nei romanzi, la realtà è molto più complicata. La passione fa soffrire, amare qualcuno è sempre un regalo anche se ti fai male o fai male agli altri. Non voglio giustificarlo ma vedo qualcosa di me in lui e anche di moltissimi uomini che conosco".
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Come reagiscono al personaggio gli uomini e le donne?
"Gli uomini peggio. Per molti è difficile vedere sullo schermo qualcosa che fa parte di loro. C’è l’imbarazzo di identificarsi. Le donne non lo giustificano, ma riconoscono di trovare affascinante questo tipo sessualmente attraente. E anche simpatico, vitale. È un tipo di uomo molto realistico e proprio per questo sono in molti a contestarlo".
Lei si è trasferito in Brasile. Sta girando un film?
"Insieme a qualche amico abbiamo creato un festival di cinema a Rio e ora lo stiamo mettendo a punto. Credo che ci sia una distanza tra il cinema latino americano e il mercato internazionale di cui vogliamo attirare l’attenzione".
Lei si è sempre speso nelle campagne ambientaliste. Cosa pensa della Convenzione di Parigi?
"Ho la sensazione che non cambierà davvero le cose. Ma spero di sbagliarmi".
Come ha vissuto la tragedia del 13 novembre?
"Gli attentati hanno toccato luoghi vicinissimi a dove sono cresciuto, ne sono stato ovviamente molto toccato. Ma non credo che l’Europa si sia svegliata improvvisamente in guerra. Ci sono attentati da anni: Londra, la Spagna, il Libano. Parigi ha reso tutto più drammatico. Ma il fenomeno riguarda tutto il mondo".
Cosa pensa delle misure di sicurezza imposte dal governo francese?
"Grazie a Internet abbiamo perso la privacy ormai da anni".
Sono passati 25 anni da 'L'odio' di Kassovitz.
"La cosa che ancora oggi rende rilevante quel film è la voglia di capire i giovani emarginati delle banlieue. Di come possano sviluppare un odio per la società, il governo, il proprio paese. Da ieri a oggi le differenze più evidenti sono: l’avvento del fondamentalismo islamico e quello della rete".
Perché ha scelto il Brasile?
"È un paese che mi regala un senso di grande libertà. Insieme alla qualità della vita. A Parigi, città che amo e sento mia, la gente è spesso aggressiva, stressata. Qui tutti sono tranquilli, anche se ci sono tanti problemi la gente è istintivamente gentile. Ti senti subito parte di una comunità. I brasiliani sanno godere delle gioie semplici della vita".
Che ricordi ha del set di “Il racconto dei racconti” di Garrone?
"Ricordo una scena buffissima: c’era un cinghiale che doveva correre, ma non ne aveva la minima intenzione. Allora qualcuno della troupe ha suggerito di mettere un po’ di benzina sui testicoli dell’animale. Mentre tutti si davano da fare per cercare la benzina è arrivata la moglie di Matteo che, saputa la cosa, si è messa a urlare: “Non osate fare nulla del genere o la benzina la metto a te”. Da francese mi è sembrata una scena molto italiana. È finita che, ovviamente, nessuno ha fatto del male al povero cinghiale".
Lei conosce e ama il cinema italiano.
"Ci sono cresciuto. È quello che mi piace di più, sia quello girato in Italia che l’italoamericano. Il mio periodo preferito sono gli anni Settanta quando venivano prodotti film che riuscivano a essere al tempo stesso comici, politici e sociali. C’era tutto in quei film, una qualità oggi molto rara".
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Come reagiscono al personaggio gli uomini e le donne?
"Gli uomini peggio. Per molti è difficile vedere sullo schermo qualcosa che fa parte di loro. C’è l’imbarazzo di identificarsi. Le donne non lo giustificano, ma riconoscono di trovare affascinante questo tipo sessualmente attraente. E anche simpatico, vitale. È un tipo di uomo molto realistico e proprio per questo sono in molti a contestarlo".
Lei si è trasferito in Brasile. Sta girando un film?
"Insieme a qualche amico abbiamo creato un festival di cinema a Rio e ora lo stiamo mettendo a punto. Credo che ci sia una distanza tra il cinema latino americano e il mercato internazionale di cui vogliamo attirare l’attenzione".
Lei si è sempre speso nelle campagne ambientaliste. Cosa pensa della Convenzione di Parigi?
"Ho la sensazione che non cambierà davvero le cose. Ma spero di sbagliarmi".
Come ha vissuto la tragedia del 13 novembre?
"Gli attentati hanno toccato luoghi vicinissimi a dove sono cresciuto, ne sono stato ovviamente molto toccato. Ma non credo che l’Europa si sia svegliata improvvisamente in guerra. Ci sono attentati da anni: Londra, la Spagna, il Libano. Parigi ha reso tutto più drammatico. Ma il fenomeno riguarda tutto il mondo".
Cosa pensa delle misure di sicurezza imposte dal governo francese?
"Grazie a Internet abbiamo perso la privacy ormai da anni".
Sono passati 25 anni da 'L'odio' di Kassovitz.
"La cosa che ancora oggi rende rilevante quel film è la voglia di capire i giovani emarginati delle banlieue. Di come possano sviluppare un odio per la società, il governo, il proprio paese. Da ieri a oggi le differenze più evidenti sono: l’avvento del fondamentalismo islamico e quello della rete".
Perché ha scelto il Brasile?
"È un paese che mi regala un senso di grande libertà. Insieme alla qualità della vita. A Parigi, città che amo e sento mia, la gente è spesso aggressiva, stressata. Qui tutti sono tranquilli, anche se ci sono tanti problemi la gente è istintivamente gentile. Ti senti subito parte di una comunità. I brasiliani sanno godere delle gioie semplici della vita".
Che ricordi ha del set di “Il racconto dei racconti” di Garrone?
"Ricordo una scena buffissima: c’era un cinghiale che doveva correre, ma non ne aveva la minima intenzione. Allora qualcuno della troupe ha suggerito di mettere un po’ di benzina sui testicoli dell’animale. Mentre tutti si davano da fare per cercare la benzina è arrivata la moglie di Matteo che, saputa la cosa, si è messa a urlare: “Non osate fare nulla del genere o la benzina la metto a te”. Da francese mi è sembrata una scena molto italiana. È finita che, ovviamente, nessuno ha fatto del male al povero cinghiale".
Lei conosce e ama il cinema italiano.
"Ci sono cresciuto. È quello che mi piace di più, sia quello girato in Italia che l’italoamericano. Il mio periodo preferito sono gli anni Settanta quando venivano prodotti film che riuscivano a essere al tempo stesso comici, politici e sociali. C’era tutto in quei film, una qualità oggi molto rara".