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CINEMA

Garrone al Moma con il suo "Racconto dei Racconti": "Guardatelo con il cuore"

Il regista inaugura la rassegna "Italian Film, 21st-Century Style: A Tribute To Rai Cinema" nel museo newyorkese. Insieme a "Gomorra" e "L'imbalsamatore" inserito nei "capolavori d'arte"

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NEW YORK - Un lunghissimo applauso ha accolto Il racconto dei racconti, che ha aperto la rassegna "Italian Film, 21st-Century Style: A Tribute To Rai Cinema" al Moma di New York. Il cinema italiano è grande protagonista: uno dei più prestigiosi musei del mondo accoglie nella propria library di film considerati capolavori d'arte, dieci titoli italiani coprodotti da Rai Cinema, accompagnati dall'amministratore delegato Paolo Del Brocco. Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, Le meraviglie di Alice Rohrwacher, Sacro Gra di Gianfranco Rosi, Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani, Terraferma di Emanuele Crialese, Gomorra di Matteo Garrone, Le chiavi di casa di Gianni Amelio, Buongiorno notte di Marco Bellocchio, Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi e La stanza del figlio di Nanni Moretti entrano a far parte della raccolta di classici.
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Proiettato per la prima volta negli Stati Uniti, dove uscirà ad aprile, il film diretto da Garrone, anche sceneggiatore (con Edoardo Albinati, Ugo Chiti, Massimo Gaudioso) e coproduttore, Il racconto dei racconti è il primo film in lingua inglese del regista.  "Per me è una grande emozione essere qui. Ricordo quando da ragazzo facevo il pittore e giravo il mondo a visitare i musei. Venivo al Moma " racconta Garrone "e sognavo che un giorno avrebbe ospitato una mia mostra. Invece oggi ha i miei film nella sua cineteca, è una grande soddisfazione". Al pubblico che affolla la sala dà solo un consiglio: "Spero che lo guardiate seguendo il cuore, abbandonandovi alle immagini, in modo emozionale non in maniera cerebrale, come quando eravate bambini". La magia si ricrea. Nella cineteca del Moma che ospita film "capolavori d'arte", Garrone ha un posto d'onore: oltre al kolossal fantastico tratto dal libro di Giambattista Basile, ci sono altri due film del regista, L'imbalsamatore e Gomorra. Va alla conquista dell'America (protagonista all'Istituto Italiano di Cultura con Antonio Monda) con entusiasmo. "C'è eccitazione certo e anche paura. Per la prima volta" racconta Garrone "vedo il film in pellicola, è girato in digitale. Faccio dei quadri in movimento, la mia formazione è pittorica. Quando ho pensato di portare sullo schermo Il racconto dei racconti è stata una scelta difficile girarlo in inglese, ma pensavo che potesse avere un circuito in Inghilterra e in America. Non so come verrà accolto, il lancio sarà su un canale televisivo per i soli abbonati, poi uscirà nelle sale: spero che troverà il suo pubblico; sono anche curioso di vedere quando a marzo uscirà in Inghilterra".

Garrone confessa di non essere un grande spettatore di serie, cita vecchi titoli come Twin Peaks e Heimat 2, House of cards gli sembra troppo parlato, ma confessa che quando ha girato Gomorra, premiato a Cannes, all'inizio gli sarebbe piaciuto fare una serie televisiva piuttosto che un film: "Il libro di Saviano si prestava, c'erano tante storie da raccontare e da sviluppare. ma all'epoca non c'era questa mania per la tv. Anche Il racconto dei racconti di Basile si presterebbe a diventare una serie lunga ma è un'operazione complessa" spiega  "è ricco, visionario, al cinema è diventato quasi un film muto, parla attraverso le immagini. Ricordo di aver chiamato lo sceneggiatore Massimo Gaudioso dal set: "Sono due settimane che sto girando, e non ho fatto neanche un dialogo". I film che ho girato, pur molto diversi tra loro, sono legati: Il racconto dei racconti può essere in qualche modo avvicinato all'Imbalsamatore per l'ossessione  del corpo, il grottesco. Ma è un film più difficile rispetto a come lo immaginavo, più raffinato, alla fine meno popolare".
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Innamorato del cinema (da Bava a Comencini, da Monicelli a Fellini, per cui fece la comparsa nella Voce della luna), Garrone racconta di avere un bel rapporto con le star (Il racconto dei racconti è interpretato da Vincent Cassel e Salma Hayek). "Conta il rapporto umano, non ho sentito la differenza tra Cassel e Aniello Arena, attore di grande sensibilità con cui ho girato Reality, cerco sempre lo scambio". Un sogno? "Vorrei avere un cinema. Non un posto dove si fanno mille altre cose, ma dove si vedono i film, con uno schermo immenso per recuperare la magia del cinema". Per la rassegna di Rai cinema (a New York fino all'8 dicembre) Valerio Mastandrea, dopo la tappa a Los Angeles presenta Non essere cattivo di Claudio Caligari (la proiezione rientra nella campagna di promozione per la corsa all'Oscar nella categoria miglior film straniero). Tra gli altri appuntamenti la presentazione del  documentario Sono cosa nostra di Simone Aleandri. Realizzato da Rai Cinema e l'Associazione Libera celebra i vent'anni della legge sulla confisca dei beni alle
mafie attraverso l'incontro con i protagonisti e  le associazioni laiche e cattoliche, che negli anni hanno combattuto sul territorio. L'8 dicembre la Casa Italiana ZerilliMarimò della New York University ospiterà la proiezione di Esuli  -  Le guerre di Barbara Cupisti dedicato ai profughi di guerra. Il documentario è stato realizzato in Turchia e Giordania tra i rifugiati siriani e palestinesi e in Kenya tra i profughi somali.