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Efa 2015, Andrea Occhipinti: "Bisogna rendere i film italiani sempre più esportabili"

Agli Oscar del cinema europeo ha ricevuto il premio come miglior co-produttore. "Scambiare esperienze e professionalità con l'estero è essenziale. Ma le istituzioni dovebbero sostenerci..."
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BERLINO - Il soprannome di Andrea Occhipinti è "l'uomo che sussurrava ai Leoni", per il fiuto che ha permesso al patron della Lucky Red, di puntare su film che di premi ne hanno vinti, ai Festival e agli Oscar. Qui a Berlino, alla cerimonia degli European Film Awars, gli Efa, è premiato come migliore co-produttore: è l'occasione per un bilancio sulla coproduzione, che una volta era una pratica comune e proficua del cinema italiano, quello degli anni d'oro, e che oggi è ridotta ai minimi termini. "E' un'emozione e un onore essere premiato come migliore coproduttore qui agli Efa dove ci sono i più grndi autori, produttori, cineasti europei; Mi chiedo: Me lo merito? Poi guardo ai film che abbiamo prodotto in questi ventotto anni e il ruolo che abbiamo avuto come partner di tanti progetti importanti che poi hanno vinto gli Oscar come migliori film stranieri, Palme d'oro e allora mi rassicuro".

Occhipinti, co-p…
BERLINO - Il soprannome di Andrea Occhipinti è "l'uomo che sussurrava ai Leoni", per il fiuto che ha permesso al patron della Lucky Red, di puntare su film che di premi ne hanno vinti, ai Festival e agli Oscar. Qui a Berlino, alla cerimonia degli European Film Awars, gli Efa, è premiato come migliore co-produttore: è l'occasione per un bilancio sulla coproduzione, che una volta era una pratica comune e proficua del cinema italiano, quello degli anni d'oro, e che oggi è ridotta ai minimi termini. "E' un'emozione e un onore essere premiato come migliore coproduttore qui agli Efa dove ci sono i più grndi autori, produttori, cineasti europei; Mi chiedo: Me lo merito? Poi guardo ai film che abbiamo prodotto in questi ventotto anni e il ruolo che abbiamo avuto come partner di tanti progetti importanti che poi hanno vinto gli Oscar come migliori film stranieri, Palme d'oro e allora mi rassicuro".

Occhipinti, co-produrre un film in Italia è semplice?
"Una volta la coproduzione era una pratica comune con paesi come Francia, Germania, Spagna. Oggi è quasi inesistenti e questo anche per l'incapacità dei produttori italiani per trovare i fondi per partecipare. Né la Rai partecipa a progetti di coproduzione né il ministero perché i fondi sono ridotti e dunque si è data più attenzione e priorità ai progetti italiani e quindi le coproduzioni sono quasi sparite. Quando tu produci un film cerchi dei finanziamenti per poter partecipare. Mentre per un film italiano si va a Rai, Mediaset, Ministero, Film Commission o si usa il Tax credit, se invece partecipi a film non girato in Italia c'è poca attenzione e poco interesse".

Quanto conta la qualità dei film su cui lavorare?
"Spesso sia le tv che il Ministero non hanno le nostre stesse priorità. Noi siamo attenti alla qualità. Abbiamo lavorato con la Francia certo ma anche la Spagna con i film di Amenabar, da Mare dentro a I lunedì al sole e tanti altri. Poi la Germania con i film di Haneke, il Belgio dei fratelli Dardenne, la Danimarca di Lars von Trier. E per l'Italia i film di Sorrentino: This must be the place è un esempio".

Il tentativo è quello di rendere semre più internazionale il nostro cinema...
"Partecipare anche a livello minoritario in film stranieri ci ha permesso poi di avere partner nella produzione di film italiani, per un rapporto di reciprocità. E' una modalità di lavorare che le realtà italiane tranne alcune hanno perduto. L'internazionalizzazione del cinema italiano passa anche per quello. Cannes in qualche modo è la vetrina di tutto il sistema francese: i film che partecipano nelle varie sezioni sono francesi, co-prodotti, venduti dai francesi insomma c'è sempre un coinvolgimento, dai film asiatici, africani o dei fratelli Coen. C'è una vocazione ad essere presente sempre dove c'è talento o cinema interessante".

Perchè i film italiani attirano poche co-produzioni?
"La quota di mercato è ancora alta rispetto ad altri paesi d'Europa, siamo però più intorno al venti che al trenta per cento ormai. E comunque i film italiani sono ancora poco esportabili, sono troppo spesso commedie domestiche poco invitate all'estero tranne i pochi grandi autori che vanno ai Festival e sono qui rappresentati come Moretti e Sorrentino".