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Carrie Fisher: "È Leila la vera rivoluzionaria"

L'attrice, 60 anni l'anno prossimo, è la Principessa della prima parte della saga. Oggi è diventata generale delle forze ribelli

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LOS ANGELES. SARÀ sempre la Principessa Leila, Carrie Fisher. Trentadue anni dopo Il ritorno dello Jedi torna a recitare per la saga: non è più principessa per Il risveglio della forza, ma un generale, sempre al comando delle truppe ribelli contro l'Impero. "È una dura, nonostante l'età", spiega l'attrice, 60 anni nel 2016. Figlia del cantante Eddie Fisher e dell'attrice Debbie Reynolds, infanzia e adolescenza difficili (il padre lasciò la famiglia per un flirt con Elizabeth Taylor), problemi con alcol e cocaina, ma una vita intensa (tra i suoi amori Paul Simon e Dan Aykroyd, una figlia avuta da Bryan Lourd). È felice di tornare nei panni di Leila, che le ha cambiato l'esistenza.

Il suo personaggio è considerato un archetipo dell'eroina nel cinema d'azione.
"Ma certo. Non fosse stato per la lungimiranza di George Lucas non ci sarebbero mai state Sigourney Weaver in Alien e tante altre eroine. Leila ha lanciato, a mio avviso, una nuova generazione di giovani donne sicure di sé, senza paura, con cui ci si può identificare".

Leila come colei che risolve i problemi?
"In un certo senso sì. Guardiamo alla prima trilogia di Guerre Stellari: Han Solo non fa che schivare le responsabilità, mentre Luke Skywalker agonizza intorno alla propria crescita, è un eroe suo malgrado. Solo Leila ha gli attributi, impugna una spada laser e si fa avanti. Non è solo una principessa, ma una combattente per la libertà contro un impero tirannico. È una rivoluzionaria".

Com'è stato tornare su questo set?
"La responsabilità è enorme. Ti senti esausta ancora prima di iniziare. Ero nella mia roulotte quando ho sentito l'arrivo di Harrison Ford. Ho riconosciuto il suono dei suoi stivali! "Carrie è qui?", ho sentito che chiedeva. E mi è sembrato come essere di nuovo sul set di 35 anni fa".

Il suo capitolo favorito della saga?
"L'impero colpisce ancora. Perché è il più spirituale. Ci abbiamo messo cinque mesi per girarlo. Per me è stato il più intenso a livello emotivo".

Come è cambiato il cinema da allora?
"Oggi sono tutti belli: mettono ragazzini di fronte alla cinepresa e tutti sono perfettamente simmetrici. Conta l'aspetto. Come dire: i tuoi genitori hanno fatto l'amore e sono belli, buon per te! Beh, i miei genitori erano belli tutti e due eppure guardi il risultato! Leila non era certo una mozzafiato. Con quella crocchia di acconciatura modello cartone animato danese!".

Ha fatto tante cose nella vita, ma forse verrà ricordata per Leila. Le dà fastidio?
"Non sarei tornata a interpretarla alla mia età se mi avesse dato fastidio. È bello essere lei. Forte e indipendente, tutto quello che avrei voluto essere quando la interpretai per la prima volta nel 1977".

Che consigli darebbe agli aspiranti attori?
"State alla larga! Gli istinti e gli impulsi sono quasi sempre sbagliati!".

Com'è stato ritrovarsi sul set con Harrison Ford e Mark Hamill?
"Ero pronta al fatto che tutti me lo avrebbero chiesto! Mi sono sentita osservata e scrutata come non mi capitava da tanto. Harrison c'è abituato, Mark no, come me. Siamo due redivivi. Ma tutti noi abbiamo continuato a vederci nel corso degli ultimi 30 anni, quindi stare insieme è stato naturale".

George Lucas non ha partecipato alla produzione: che differenza c'è tra lui e il nuovo regista, J. J. Abrams?
"George non ha mai parlato molto sul set, è sempre stato di poche parole. J. J. è un logorroico. Non dico che chi parla tanto sia meglio, ma a me è piaciuto. Credo sia all'altezza di Lucas".

Lo svantaggio di essere la Principessa Leila nell'immaginario collettivo?
"È come un transfert psicoanalitico. Non so più dove finisce una e inizia l'altra. Ma è un problema da veri snob. C'è tanta miseria nel mondo io sono ancora qui ad analizzare il mio rapporto con una super-eroina!".