Gli otto di Tarantino nel nuovo western in 70 mm.
Arriverà a Natale nei cinema americani ma il 4 febbraio da noi l'attesissimo film di Quentin Tarantino. "The Hateful Eight" è stato girato in pellicola a 70mm, come i grandi classici del cinema western, e verrà proiettato in questo formato nelle sale, ma sarà disponibile anche in versione digitale - scelta controcorrente che ha entusiasmato molti grandi cineasti contemporanei. Qualche anno dopo la fine della guerra civile, una diligenza è costretta a fermarsi nel cuore del Wyoming a causa di una tempesta di neve, nell'emporio di Minnie si troveranno otto sconosciuti con molti segreti. Dopo l’omaggio al cinema di genere diDjango Unchained, Tarantino torna al cinema nuovamente con un western, ma con una forte connotazione thriller.
"Non tutti gli attori possono pronunciare i miei dialoghi - dice Tarantino quando lo incontriamo con il cast del film al Four Seasons Hotel di Los Angeles - il mio è un linguaggio molto particolare, devi saperne catturare il ritmo. E nessuno riesce a dire le battute meglio di Sam". Jackson restituisce i complimenti: "Quentin trova sempre storie interessanti e grandi personaggi da farmi esplorare. Lavorare con lui è la sublimazione del mio mestiere, i suoi set sono il posto più bello del mondo. Sa cosa vuole, sa come farlo ma, pur maniaco del controllo e perfezionista, ti chiede sempre un parere. E accoglie i suggerimenti. Almeno, i miei. Quando Quentin chiama, non posso dire di no. E non mi ha mai chiamato per qualcosa che non mi andasse a genio". In The Hateful Eight Samuel L. Jackson è il maggiore Marquis Warren, veterano dell'esercito dell'Unione diventato cacciatore di taglie (come Christoph Waltz in Django Unchained). Si ritrova al centro di una trama spietata, fatta di inganni e tradimenti. E di grande freddo. "Il freddo è decisamente un personaggio in questo film - spiega Jackson - era con noi sia quando giravamo in esterni, nella neve, che all'interno, con la temperatura mantenuta a zero gradi, e questo dava una connotazione al modo in cui reagivamo uno con l'altro, soprattutto nelle scene in cui eravamo coperti di sangue, freddo e appiccicoso, e cercavamo di recitare e ricordare le nostre battute. Quando fa così freddo, quando la neve ti scende sulla schiena sotto la camicia, il linguaggio del tuo corpo inevitabilmente cambia, tutto viene connotato da una sensazione di urgenza perché non vedi l'ora di finire e infilarti da qualche parte al caldo".
Hollywood: Quentin Tarantino, e fidanzata, nella "Walk of Fame''
Una stella per il regista Quentin Tarantino, 52 anni, sulla Hollywood Walk of Fame. Alla cerimonia di inaugurazione hanno partecipato molte celebrità tra le quali l'attore Samuel L. Jackson. Presente anche la fidanzata del regista, la costumista americana Courtney Hoffman, 30 anni. Tarantino, che nella sua carriera ha firmato opere come 'Pulp Fiction', 'Kill Bill' e 'The Hateful Eight' (in Italia da febbraio 2016), si è detto "felice" e ha parlato di un giorno "fantastico". Ha parlato ai presenti delle sue prime esperienze legate a Hollywood, quando era bambino e il padre lo portata a vedere film come 'Butch Cassidy' e 'Agente 007 - Una cascata di diamanti'
Prodotto da Harvey Weistein e dalla sua TWC, il film - tre ore, fitto fitto di dialoghi - è costato 62 milioni di dollari, è stato girado intorno a Telluride, Colorado, nell'inverno del 2014. Buona parte del budget è stato destinato alla messa a punto di una macchina da presa, riciclata, Panavision 70mm e di lenti Ultra Panavision che non venivano usate da quasi mezzo secolo (l'ultima volta fu per Karthoum, kolossal del 1966 con Charlton Heston e Laurence Olivier) e nell'acquisto di circa cento proiettori speciali per questo formato che non tutti i cinema americani erano in grado di proiettare (negli Usa il film uscirà il 25 dicembre). Il film è stata anche l'occasione, per Tarantino, di parlare di tensione e violenza razziale prendendo a esempio un'epoca in cui dominavano la giustizia di frontiera e strane alleanze, in cui il cacciatore di taglie di colore sopravvive mettendo in campo un'abilità quasi da prestigiatore contro i nemici confederati. Poi, c'è la questione femminile. C'è già chi ha parlato di un film misogino visto il trattamento riservato all'unico personaggio femminile, Daisy Domergue, interpretata da Jennifer Jason Leigh (l'unica interprete ad essere candidata ai Golden Globe), una gangster razzista, sboccata, incazzosa. Ma è l'attrice stessa a liquidare le critiche: "Il mio personaggio non è una vittima degli uomini, anzi, è una leader, una tosta, si misura alla pari coi maschi. E' odiosa come gli altri, una sopravvissuta. In Quentin non c'è neanche un grammo di misoginia, crea sempre personaggi femminili forti, coraggiosi, scandalosamente favolosi. Pensate alla Sposa di Kill Bill o a Jackie Brown. Nessuno inventa figure femminili forti come le sue".
Tarantino e "The Hateful Eight", mai fidarsi degli sconosciuti
Quanto alla violenza, "ci sono abituato" dice Michael Madsen, altro attore feticcio del regista. "E' dai tempi di Le iene che vivo nell'universo tarantiniano, in cui c'è una separazione precisa dalla realtà, la fiction non è realtà ma riflette su di essa. Ne fa una caricatura. Capisco che sia difficile da accettare sul piano emotivo, ma se sei un attore devi essere in grado di mettere in scena la caricatura, sapendo che stai comunque raccontando la verità sulle cose della vita". Madsen continua dicendo che il suo personaggio, quello del cowboy-scrittore Joe Gage, è stato scritto apposta per lui da Tarantino: "Ho scritto quattro libri, Quentin li ha letti e ha fatto di Joe uno scrittore proprio perché sa chi sono. Da parte sua è stato una specie di regalo".
Non solo Jackson e Madsen: girare con Tarantino "è un'esperienza unica" anche per Tim Roth. "Rispetto alla prima volta, vent'anni fa con Pulp Fiction, è stato magnifico, Quentin è una forza della natura e un'enciclopedia ambulante del cinema, conosce a memoria film di qualsiasi paese nel mondo. Il numero uno dei nerd. La cosa più difficile, quando si lavora con lui? Cercare di non ridere sul set". Gli fa eco Kurt Russell. "E' vero, con Quentin puoi trascorrere intere giornate a ridere. Decide di fare un film da 70 millimetri e per qualche motivo ci dice che avremmo celebrato ogni centesima bobina infilata nella cinepresa. Quindi ogni 100 bobine si alzava una bandiera e tutti ci fermavano e facevamo festa per un'ora e mezza. Da quel che ricordo, abbiamo fatto questa pantomima almeno nove volte, e ogni volta Quentin si inventava un tema diverso. Una volta la festa hawaiana, una volta quella scozzese... E anche se era l'una del mattino e venivamo da una giornata lunghissima, non ci importava. Centesima bobina? Si fa festa. E questo è solo un esempio della serietà con cui Quentin prende il divertimento...".