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CINEMA

Rob Zombie e Kevin Smith, la strana coppia: "Ma i soldi per l'horror mancano sempre"

La sezione "Midnight" del Sundance Festival è dedicata alle pellicole dell'orrore: tra i protagonisti, il regista e musicista Rob Zombie e Kevin Smith, all'opera sul teen movie "Yoga Hosers"

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Chi ha paura del Sundance Film Festival? A giudicare dalla pozza rosso sangue tra i canyon di Park City, anche quest'anno il festival del cinema indipendente fa il contropelo a tutto ciò che amiamo infilare in una scatoletta: le ovvietà, l'ordinario, il normale, il comprensibile. Dal pastiche di Rob Zombie, popolato da nani Pancho e aristocratici merlettati come Luigi XIV di Borbone (31), ai killer col baffetto hitleriano e la faccia da salsiccia Bratwurst nel teen-movie di Kevin Smith (Yoga Hosers). La sezione Midnight non solo ha lanciato film di culto come The Blair Witch Project, Saw e The Babadook ma, dal '91, segna l'appuntamento fisso (rigorosamente a mezzanotte) degli appassionati del genere, pronti ad allungare il braccio per una trasfusione di paura: secondo i programmatori del Sundance, si tratta di "una piattaforma non convenzionale, fatta apposta per le sfide e l'evasione". Un frullato di terrore, commedia, grottesco. E va così forte che nel giro di un anno tutte quelle grida scomposte invadono pure l'Italia con qualche festival (Torino, Roma, Trieste) e uscita in sala. Nel 2016, in Europa e negli Stati Uniti, vedremo quindi Antibirth, di Danny Perez, mix di drogati, marines e cospiratori, il già ribattezzato "psychosexual horror" The Blackout Experiments, di Rich Fox, la lotta alla sopravvivenza in Carnage Park diretto da Mickey Keating, il bizzarro legame padre-figlio di The Greasy Strangler (di Jim Hosking) diviso dall'amore per una donna misteriosa (lo Strangolatore Unto del titolo fa fuori i suoi bersagli ricoperto di lardo e olio), gang e cacciatori di teste in Outlaws and Angels di JT Mollner, i nodi irrisolti dell'infanzia in Trash Fire di Richard Bates Jr., e le creature nefaste (Djinn) della mitologia iraniana in Under the Shadow (il regista Babak Anvari ha una passione per Jane Fonda e fa fare aerobica di nascosto, con un nastro degli anni Ottanta, alla sua protagonista). Dello stato di salute del cinema horror indipendente abbiamo parlato con i due autori più rappresentativi del momento, Rob Zombie (artefice dei remake di Halloween) e Kevin Smith (dopo il boom di Clerks ha dichiarato: "Il fallimento è la palestra per un nuovo successo").
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Zombie, lei ha girato il suo film in appena venti giorni, finanziato dai suoi fan tramite crowdfunding. Smith, lei invece ha chiamato a recitare sua figlia, Harley Quinn, e quella di Johnny Depp, Lily-Rose.
ZOMBIE: Venti giorni sono il tempo impiegato da Kubrick per girare al massimo una scena di Shining. Io ci ho fatto un film intero. Un miracolo. Quando bussi alla porta di uno Studio - non importa se piccolo o grande - e cominci a parlare di horror, il budget automaticamente si azzera. Non siamo più negli anni Settanta, quando in Italia e in America l'investimento su un film del terrore era copioso o per lo meno equo. A chi mi dice, 'Hey, perché oggi non si gira più un capolavoro come Shining?', la mia risposta è semplice: 'Non ci danno i soldi per farlo, ragazzo mio'. E per girare un buon horror ti assicuro che cifre come 700-800mila dollari sono noccioline. Io ho avuto 3 milioni in tutto per 31 e ancora ho qualche debito. Ma lo sareste mai andati a vedere Via col vento low-budget?".

SMITH: "Dopo aver dato una scena importante a Harley e Lily-Rose nel mio film precedente, Tusk, ho fantasticato su un progetto tutto per loro, uno spin-off al sapore di commedia nera. Ecco allora le due provocanti 'yoga nuts', Colleen Collette e Colleen McKenzie, lavorare come commesse in un negozio chiamato Eh-2-Zed. Fino a quando, nel bel mezzo del Canada, un'entità maligna si risveglia, e tocca alle due quindicenni battere l'armata di mostri. A me non capita spesso di vedere poster di film dell'orrore con due giovane ragazze a tutta pagina; volevo cambiare le regole e far sentire minacciati sia i maschioni di Hollywood che le creature del mio film".
 
31 e Yoga Hosers sono infarciti di parolacce e gore. Come ve la siete passata con la censura?
ZOMBIE: "Come tutti i registi 'estremi' sanno, la MPAA - Motion Picture Association of America - può trasformarsi in un vero incubo. A 31 ha assegnato il divieto ai minori di 17 anni nonostante tutti i tagli richiesti per ottenere il codice R (film da guardare in compagnia di un adulto per i ragazzi al di sotto dei 17 anni). Nulla da fare: un divieto così pesante ammazza il frutto del tuo lavoro; non tutti i miei finanziatori, perlopiù minorenni, potranno andare a vedere al cinema il mio film. Il nostro film. Non me lo spiego: ho tagliato quattro scene di poco conto, tra cui una gamba fatta a pezzi con la motosega. Che sarà mai! (Ride, ndr.) Mi viene voglia di fottere il sistema e distribuire il film a modo mio, senza tagli e per ragazzi di tutte le età. Sfortunatamente non possiedo ogni sala cinematografica d'America...".

SMITH: "Io sono il genere di filmmaker a cui piace stare ai margini e al tempo stesso dentro l'industria. Quando è scoppiato il caso di The Interview con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama che a Natale ha dovuto approvare la decisione di Sony Pictures Entertainment di proiettare il film, mi sono sentito più americano del solito. Perché, da americano, non accetto la censura. Sia che si tratti delle Yoga Hosers che di una commedia sul tentato assassinio del leader nordcoreano Kim Jong-Un. Il caso mondiale di The Interview mi ha come dato l'impressione che l'America ha scoperto un altro suo punto debole: le cause legali. I primi a tirar via quel film dalle sale sono stati proprio gli esercenti, i padroni dei cinema, timorosi di incrostare il proprio business".
 
Nei vostri ultimi film i personaggi devono vedersela con maniaci e mostri di diversa natura. Quali sono i mostri del secolo, secondo voi?
ZOMBIE: "I miei film sono i miei mostri. 31 rappresenta tutti i tasselli delle paure che mi riguardano, tutti i pezzi del puzzle finalmente riuniti. Girare 31 è stato davvero mostruoso in termini di pazienza: in genere un regista ha sempre più tempo e più soldi, a mano a mano che produce e si fa un nome. Per me vale il contrario. I mostri del secolo restano grandi opere cinematografiche che hanno influenzato la mia poetica: da Dirty Harry a Bonnie & Clyde, da Le colline hanno gli occhi a Non aprite quella porta e L'Esorcista. Ho un debole per gli anni Sessanta e Settanta. E per Dario Argento e i Goblin: Suspiria è citato in 31". 

SMITH: "Il mio mostro? Il Canada! Sto scherzando. In realtà nei miei film prendo in giro il Great White North ma non voglio offendere nessuno. E non è divertente che Yoga Hosers sia stato girato a Los Angeles imitando il Canada?! Voglio dire, non credo nessuno abbia mai fatto passare L. A. per il Canada prima d'ora. Cosa non si fa per raggirare il 'tax credit'... Io vedo Yoga Hosers come uno shake tra Gremlins e Ragazze a Beverly Hills. E a volte, lo ammetto, i veri mostri siamo noi registi. Con le nostre visioni e i nostri tic. Ecco perché sul mio set gli attori sono sempre liberi di rivedersi al monitor e di auto-correggersi. Voglio che si fidino di me e che girino solo ciò di cui hanno bisogno. Un altro spauracchio erano le critiche negative, almeno quando scrivevo e dirigevo film basati su esperienze personali. Ora che con Tusk e Yoga Hosers viaggio nella fantasia assoluta, non me la prendo più. Mi sono protetto. L'altro giorno sono arrivati due tizi: il primo fa: 'Yoga Hosers è un gran film!', ed io: 'Già, non è vero?'. Il secondo: 'Yoga Hosers è una ca**ata colossale!', e io: 'Già, non è vero?'. Oggi sono più oggettivo con le mie paure".