Jeanne Moreau senza trucco e la tromba di Miles Davis, è 'Ascensore per il patibolo'
giulia echites
Il film d'esordio di Luis Malle del 1957 torna in sala in versione restaurata. La Nouvelle Vague prima della Nouvelle Vague in un noir che guarda a Hitchcock e Bresson
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Lo sguardo perso nel vuoto, le occhiaie appena accennate su quel viso dai lineamenti perfetti, il respiro corto: è impossibile guardare Florence Carala (Jeanne Moreau) e non essere trascinati nella sua disperazione. Quella camminata notturna alla ricerca dell’amante, Julien Tavernier (Maurice Ronet), è una sequenza angosciante. I dialoghi di Madame Carala sono ridotti a invocazioni: "Julien" e anche gli spettatori sussultano, dimenticando di sapere e credendo che la donna abbia visto davvero Tavernier, "Julien ti ho cercato dappertutto", la sua stanchezza è la nostra stanchezza. Ma ci può essere una forma di eleganza anche nel tormento: sembra dire questo Florence che vaga, non curante della pioggia, per le strade di Parigi, che parla sola e il cui gesto più estremo è quello di far scorrere le dita della mano dall’attaccatura del naso al centro della fronte. La tromba di Miles Davis è la colonna sonora di questa marcia funebre, oltre che elegante la disperazione può essere deliziosa.
L'Ascensore di Malle con la giovane Jeanne Moreau e la tromba di Miles Davis
Da lunedì 4 aprile, Ascensore per il patibolo, il film che nel 1957 segna l'esordio cinematografico di Luis Malle torna in settanta sale italiane, restaurato dalla casa di produzione francese Gaumont e distribuito dalla Cineteca di Bologna nell'ambito del progetto Il Cinema Ritrovato. Al cinema e da Lucky Red. Buona la prima per Louis Malle. Il cineasta ha solo venticinque anni quando decide di adattare al grande schermo la trama noir contenuta nel romanzo omonimo di Nöel Calef: un uomo compie un delitto quasi perfetto ma poi rimane bloccato in un ascensore. Nel frattempo, due ragazzi rubano la sua auto e la sua identità, uccidono due turisti tedeschi in un motel fuori Parigi e cercano di far ricadere la colpa su di lui. Prima di questo film per Malle solo un lavoro di co-regia affianco a Jacques Cousteau per il documentario subacqueo Il mondo del silenzio. Ascensore per il patibolo non è ancora Nouvelle Vague, ma in esso si individuano già alcuni degli elementi di quella che sarà la “nuova onda” di Truffaut, Godard e Chabrol. La libertà, innanzitutto.
Tra Hitchcock e Bresson, l'esordio di Malle. Quella con cui sceglie di abbandonare la finzione, qualsiasi artificio, e tornare alla verità attraverso una rappresentazione meticolosa degli oggetti di scena, con la camera da presa che sta addosso ai protagonisti, con il suono catturato in presa diretta e con dialoghi essenziali, ridotti all’osso: qualsiasi altra scelta non sarebbe stata credibile, lo stato di tensione in cui sono immerse le vicende è costante. Del resto l’obiettivo di Malle era proprio quello di "fare un buon thriller". Diviso tra "l'enorme ammirazione per Bresson e la tentazione di fare un film alla Hitchcock", Malle realizza un'opera che contiene un po' dell'uno e un po’ dell’altro. Bresson è esplicitamente citato: Julien Tavernier, bloccato in ascensore tra due piani dell'edificio dove lavora per Monsieur Carala, è Fontaine di Un condannato a morte è fuggito.
Jeanne Moreau in bianco e nero nell'Ascensore di Malle
Quella passeggiata notturna parigina sotto la pioggia l'ha consacrata. Jeanne Moreau aveva ventinove anni, un figlio e già una decina di titoli alle sue spalle quando il debutto di Luis Malle la impone come star internazionale. Il ruolo di Florence Carala la rivela, senza trucco, in un cinema che aspira contemporaneamente a Besson e a Hitchcock
Il lavoro per il tentativo di evasione dal forte di Montluc compiuto dal personaggio di Bresson è lo stesso che il colpevole di omicidio di Ascensore per il patibolo cerca di mettere in atto per liberarsi. "Al tempo stesso imitavo Hitchcock – racconta Louis Malle, descrivendo il lavoro per il suo primo film - nel tentativo di fare, forse con un po' di ironia, un thriller che funzionasse bene. La suspense, i colpi di scena...". E poi c'è la storia di Véronique e Louis: la loro avventura rappresenta la volontà di descrivere i tormenti e le problematiche della gioventù del tempo, "quei ragazzi di periferia che allora erano chiamati blousons noirs perché indossavano tutti giubbotti di pelle nera". C'era un'altra Parigi oltre quella raccontata fino a quel momento dai film francesi.
Via il trucco e il pubblico scopre Jeanne Moreau. La scelta più romantica è forse proprio quella di non far incontrare mai i due amanti-complici, se non in una delle scene conclusive del film e comunque non direttamente, ma attraverso l’inquadratura di fotografie che li ritraggono abbracciati. Quello di Florence Carala è il ruolo che regala a Jeanne Moreau lo statuto di icona del cinema. E pensare che nel libro di Calef alla figura femminile si faceva solo un accenno iniziale "era la moglie dell'uomo che veniva assassinato – spiega Malle – nella sceneggiatura allargammo la trama per introdurvi la storia d'amore. Pensammo che il film sarebbe stato molto più interessante se subito dopo il delitto il protagonista avesse avuto un appuntamento con una donna. Lei lo cerca ovunque, ma non si incontrano mai". E questa ricerca, questo vagare da un locale all’altro della Ville Lumière è la poesia del film. "Anche se Jeanne aveva fatto non pochi film prima, il pubblico la scopre con questo, perché lei, qui, appare con la sua vera personalità". Louis Malle toglie dal viso di Jeanne Moreau tutto il trucco che aveva contraffatto quei lineamenti e quell'espressività nei precedenti set: "L'ho fotografata così com’è, il che non era scontato all'epoca".
Louis Malle, Miles Davis e le coincidenze. Proprio come il caso (quasi sempre avverso) è il fattore determinante delle sorti dei protagonisti di Ascensore per il patibolo, è pure per caso che Louis Malle incontra Miles Davis. Il film era in fase di montaggio, il regista era sul punto di scegliere la musica quando Davis arriva a Parigi per suonare in un club. "Ero pazzo per il jazz – confessa Malle – e a quel tempo ascoltavo molto Davis che era al suo apice creativo. Poi, per una strana coincidenza lui arrivò a Parigi. Gli saltai letteralmente addosso". Niente di concordato dunque per una delle colonne sonore entrate nella storia del cinema. Miles Davis non era neppure con i suoi musicisti. Eppure gli bastarono solo due visioni del film: "affittammo uno studio di registrazione a Parigi, sugli Champs Élysées, e cominciammo a lavorare, molto lentamente, come fanno i musicisti jazz. Iniziammo verso le dieci o le undici di sera e andammo avanti fino alle otto del mattino: in una notte l'intera colonna sonora fu registrata". Louis Malle faceva scorrere le sequenze che andavano musicate e Miles Davis suonava. Quell'improvvisazione cambiò il destino del film.