Una notte con Elisabetta, tra verità e finzione come andò la V-night
Deborah Ameri
'Una notte con la regina', in sala il 7 aprile, ricostruisce prendendosi alcune libertà narrative la notte straordinaria dell'8 maggio quando tutta Londra si riversò nelle strade per festeggiare la fine della guerra. Compresa la sua futura sovrana
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Se fosse andata così, quella notte straordinaria dell’8 maggio 1945, forse la monarchia britannica non sarebbe quella che è oggi. Se davvero Lilibet, allora principessa diciannovenne, avesse assaporato un’intera nottata di libertà, in mezzo alla gente comune, sui bus di Londra, nei pub fumosi e pieni di soldati, in compagnia di un affascinante pilota, come racconta il delizioso film di Julian Jarrold, Una notte con la regina in sala il 7 aprile, forse la regina più longeva del Regno britannico non avrebbe neppure sposato Filippo di Grecia e magari avrebbe pensato addirittura di emulare lo zio David, Edoardo VIII, che pur di godersi una vita senza obblighi aveva abdicato e sposato la divorziata Wallis Simpson. Solo speculazioni, naturalmente. Ma è vero che Elisabetta sognasse la libertà, anelasse a una vita semplice e desiderasse a tutti i costi provare a vivere come una delle sue coetanee. È per questo che dopo aver trascorso gli anni della guerra rinchiusa nel castello di Windsor, insieme alla sorella minore Margaret, la sera del V-day, la vittoria degli alleati in Europa, aveva pregato il padre, re Giorgio VI, di farle assaporare quell’euforia che arrivava fino ai balconi di Buckingham Palace.
"Una notte con la regina", con Elisabetta a Trafalgar Square
Che una principessa, futura regina, si mescolasse alla gente comune in una delle notti più folli della storia, era allora impensabile. Lilibet era cresciuta sotto una campana di vetro, tra le mura delle residenze reali. Non era mai andata a scuola (studiava a casa con la sua tutrice), non aveva idea di come vivesse e si divertisse la gente comune. Giorgio VI ci aveva pensato a lungo, ma alla fine si era lasciato convincere. Quel giorno sul suo diario aveva scritto: "Povere care, non si sono mai divertite". Pryce e Burridge, i due soldati che nel film sono incaricati dal re in persona di vegliare sulle sue figlie, non sono mai esistiti. Invece quella sera i consiglieri di palazzo avevano messo insieme un gruppo di sedici persone per accompagnare le due principesse. Tra loro c’era la cugina, Margaret Rhodes, la lady-in-waiting (sorta di dama di compagnia) Jean Woodroffe e due giovanotti, Lord Porchester, che sarebbe diventato il custode dei cavalli da corsa di Elisabetta, e il giovane pilota della Raf Peter Townsend, che anni dopo si innamorerà di Margaret, costringendo la giovane regina Elisabetta ad affrontare il primo scandalo del suo regno: Townsend era divorziato, quindi non adatto a sposare una principessa, e la sovrana aveva dovuto negare le nozze con la sorella.
Quella sera, però, non c’era tempo per i romanticismi, ma solo per le celebrazioni. Il gruppetto era uscito dal palazzo alle 21, a piedi, ed Elisabetta non indossava un elegante abito da sera e scarpe con il tacco, come vedrete addosso a Sarah Gadon l'attrice che la interpreta, ma l’uniforme del Servizio territoriale ausiliario, il corpo femminile dell’esercito britannico in cui si era voluta arruolare a tutti i costi prima di compiere i diciannove anni. "Ero terrorizzata di essere riconosciuta", ha raccontato Sua Maestà in una rarissima intervista alla Bbc nel 1985. "Mi ricordo file di sconosciuti prendersi a braccetto e camminare lungo Whitehall. Noi seguivamo quell'ondata di felicità e sollievo". Margaret e Lilibet non si erano mai separate, come succede ai loro alter ago cinematografici, e non erano neppure finite in un malfamato bordello di Soho, gestito da un fervente monarchico. Ma il girovagare tra la gente comune, sorprendere le coppiette che facevano l’amore a Green Park e vedere le ragazze che baciavano giovani sconosciuti a Trafalgar Square, aveva dato loro una lezione accelerata sui costumi dei sudditi, lasciandole scioccate ma anche euforiche.
Trascinate dalla folla incontrollabile erano arrivate nella parte più malfamata della città, Piccadilly Circus, con alle spalle il quartiere a luci rosse di Soho. Erano entrate davvero in una discoteca di allora, non il Curzon del film, ma il 400, un nightclub di dubbia reputazione a Leicester Square. "Andammo a ballare. Era molto buio lì dentro, ma riuscii a vedere almeno quattro duchi che non erano in compagnia delle loro duchesse", ha ricordato la cugina Rhodes. All'uscita dal locale, Elisabetta era entusiasta. E davanti all'hotel Ritz si era lasciata andare e si era messa a ballare la conga, danza importata dall’America Latina e in voga all’epoca. Ma "la notte più memorabile" della sua vita, come lei stessa l'aveva definita, era terminata lì, con l'arrivo a Buckingham Palace a mezzanotte, da vera Cenerentola.
Nessuna scorribanda alle caserme di Chelsea, né, all’alba, il passaggio per il palazzo su uno scalcagnato furgoncino guidato dal bel pilota Jack. A quell'epoca Elisabetta teneva in camera sua la foto del principe di Grecia e sperava di sposarlo presto con il permesso del padre. Ma se Jack fosse davvero esistito? Di sicuro Elisabetta era spaventata da quello che l’aspettava e una frase che il suo personaggio pronuncia nel film - E se non volessi essere una principessa? E se volessi qualcos’altro? – rispecchia lo stato d’animo della sua adolescenza, lacerata tra il senso del dovere e la voglia di normalità. Forse, alla soglia dei 90 anni, che compirà il 21 aprile, Elisabetta ripenserà a quella notte. La ricorderà con nostalgia o con una delle sue smorfie di disapprovazione, perché è difficile da anziani comprendere la follia della giovinezza. Di certo rimarranno nella sua memoria come le prime e ultime tre ore di libertà in una vita che è stata un lungo susseguirsi di impegni e doveri.