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Gregory Peck, un secolo di cinema. Ma il ruolo del cuore è Atticus Finch

Oltre cinquanta titoli per una carriera nell'età d'oro di Hollywood. Ma l'attore californiano, quando gli chiedevano quale fossero i ruoli in cui si identificava maggiormente, rispondeva: "Sono tanti. Nell'ordine, Atticus Finch, Atticus Finch, Atticus Finch e ancora Atticus Finch".

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L'età dell'oro di Hollywood. Anni Quaranta e Cinquanta. Humphrey Bogart, Cary Grant, James Stewart, Clark Gable, Kirk Douglas (l'unico ancora in vita di questa pleiade). E Gregory Peck, di cui, il 5 aprile, ricorre il centenario dalla nascita. Era nato nel 1916 in un villaggio della California, da due immigrati irlandesi. L'American Film Institute l'ha fissato al dodicesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema: una stima, forse, al ribasso. Scrivi Gregory Peck e ti si materializza subito allo sguardo una figura elegante e slanciata, col sopracciglio alzato, dalla recitazione asciutta e naturale, magari mentre abbraccia Ava Gardner o Ingrid Bergman.  Scrivi Gregory Peck e ti si materializza subito alla memoria cinefila una figura elegante e slanciata, con le sopracciglia alzate su un sorriso discreto; un attore irreprensibile, dalla recitazione asciutta e naturale. Divo/non divo e simbolo dell'America democratica, di fede cattolica, nella sua carriera ha recitato in oltre cinquanta film e sono state quasi sempre parti dalla vigorosa integrità morale, intessuta di valori di progresso. Giornalista impegnato, avvocato integerrimo, fuorilegge e pistolero buono, generale tormentato, reporter innamorato, cowboy solitario, pilota introspettivo, ufficiale eroico e dubbioso nella guerra di Corea, partigiano russo o in abito talare, intrepido comandante di un sottomarino all'alba del mondo post-atomico, sceriffo tenero e disarmato, psichiatra militare dalle aperte vedute. Il suo ruolo più importante, la sua summa è stata ne Il buio oltre la siepe (1962), dal romanzo di Harper Lee dove veste i panni di Atticus Finch, un avvocato progressista in trincea per salvare un uomo di colore accusato dello stupro di una bianca nel Sud americano razzista dell'inizio degli anni '30. Per questa interpretazione, e dopo varie nomination, vinse l'Oscar come miglior attore.

Sophia Loren consegna l'Oscar a Gregory Peck nel 1963

Carriera. Come tanti inizia la sua carriera a teatro, facendo fuoco e fiamme a Broadway. Sul grande schermo debutta nel 1944 con Tamara figlia della steppa, acquisendo a brevissimo i gradi del divo. Tempo un anno e c'è uno degli incontri che gli cambierà la vita: quello con Alfred Hitchcock, che lo dirige in Io ti salverò (1945), insieme a Ingrid Bergman, e poi ne Il caso Paradine. Seguono western epocali come Duello al sole (1946), regia di King Vidor (memorabile il duello finale tra le montagne tra il Nostro e Jennifer Jones, con suggello amoroso conclusivo), Il grande Paese (1958) e La conquista del West (1962). Nel Moby Dick riletto da John Houston (1956) si impone come il Capitano Achab definitivo e rischia di rimetterci la vita: nella scena della battaglia a cavallo del mostro, la nebbia è fitta, si rompono gli ormeggi e il destino di Peck rimane per venti minuti appannaggio delle onde nel freddo mare d'Irlanda. Nel Bel Paese assurge a mito sulle ali di Vacanze Romane, che codifica la rinascita dell'Italia dopo il piano Marshall, nel 1953: la commedia romantica per eccellenza del primo dopoguerra, finalmente una ventata di freschezza e ottimismo. Nel 1961 è protagonista (con Robert Mitchum) de Il promontorio della paura, e per le scene d'azione non necessita di controfigure: trent'anni più tardi il remake di Martin Scorsese segnerà la sua ultima apparizione al cinema. Gli anni magici sembrano passati per tutti, anche per lui, e nel 1975 il suicidio del figlio Jonathan lo prova duramente. Riaffiora da par suo, magistralmente, nel 1978 con I ragazzi venuti dal Brasile di Franklin Shaffer, dove recita con Lawrence Olivier: è la sua prima vera parte da cattivo, e tanto vale allora caricarsi nell'anima il più crudele di tutti, il dottor Mengele. Negli anni Ottanta compare sempre meno. Brilla però sempre nell'immaginario collettivo e nel cuore delle nuove generazioni di attori americani. Gregory Peck muore nel sonno nel 2003, a 87 anni.

100 anni di Gregory Peck da "Vacanze romane" a Atticus Finch

Gregory e la politica. Liberaldemocratico tutto d'un pezzo, intransigente antimilitarista in anni in cui il mondo stava sfiorando l'apocalisse nucleare, per il suo impegno per i diritti civili ricevette dalle mani del presidente Lyndon Johnson la "medaglia per la Libertà". Non si è mai esposto però troppo in prima linea. Non è stato un Ronald Reegan, ma nemmeno un Robert Redford o un Clint Eastwood. Ha lasciato sempre che fossero i suoi personaggi a testimoniare per lui.

Gregory, le donne e qualche vizio. Ha recitato al fianco delle più belle dive della sua generazione. Ingrid Bergman, Sophia Loren, Ava Gardner, Alida Valli. Le sequenze di Vacanze Romane dove gira in Vespa insieme ad Audrey Hepburn sono diventate una cartolina eterna. Memorabile un suo duello tra le montagne con Jennifer Jones, con suggello amoroso conclusivo. Galeotto fu due volte, per lui, Vacanze Romane: poco prima di girarlo venne intervistato da una giornalista francese diciannovenne di France Soire, Veronique Passani. Un colpo di fulmine. Tra l'altro Gregory stava testé divorziando dalla prima moglie, Greta Kukkonen, sposata nel 1942. Divorzio (miliardario) che giunse l'anno dopo, nel '54; e così nel 1955 Peck e Veronique, che aveva vent'anni di meno, convolarono a nozze. Da buon figlio di irlandesi beveva a volontà, in particolare birra; fumava altrettanto copiosamente, e non soltanto per acquisire fascino davanti alla macchina da presa; e fu a lungo insoddisfatto per il suo primo matrimonio.

Trivia. Refrattario alle controfigure, imparò a cavalcare e sparare nonostante la sua intima avversione per le armi. Sul set de Il promontorio della paura, venne alle mani con Robert Mitchum, mandandolo letteralmente al tappeto. Il suo Atticus Finch è stato definito "il più grande eroe della storia del cinema Usa". In Moby Dick rischiò di rimetterci la vita: nella scena della battaglia a cavallo del mostro, la nebbia era fitta, si ruppero gli ormeggi e il suo destino rimase per venti minuti appannaggio delle onde nel freddo mare d'Irlanda. Nel 2011 l'Academy of Motion Pictures Arts and Sciences lo ha ricordato con l’emissione di un francobollo speciale, il Gregory Peck Forever Stamp. Nel 2005 sparì misteriosamente la sua stella dalla Walk of fame di Hollywood, posta 54 anni prima. Qualcuno, armato di sega, l'aveva rimossa. Si provvide subito a sostituirla. Fu il quarto furto di stella di stelle nella storia.

Gregory Peck dixit."Non do lezioni a nessuno e non risolvo problemi. Voglio solo intrattenere la gente". "Non riuscirai mai a capire una persona se non guardi anche dal suo punto di vista". "I tempi duri non durano. La gente dura, dura". "Io non sono un benefattore. Mi imbarazza essere classificato come umanitario. Ho semplicemente partecipato ad attività in cui credevo". E quando gli chiedevano quali fossero stati i ruoli in cui si era identificato maggiormente, lui rispondeva: "Sono tanti. Nell'ordine, Atticus Finch, Atticus Finch, Atticus Finch e ancora Atticus Finch".