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Costner per la prima volta cattivo: "Ciò che conta sono le storie da raccontare"

L'attore di 'Balla coi lupi' protagonista di 'Criminal', il thriller che racconta come tramite un esperimento rivoluzionario ad un ergastolano venga impiantata la memoria di un agente ucciso

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È il suo primo vero ruolo di "cattivo", insensibile e ultraviolento, e Kevin Costner si è divertito a spingerlo fino agli estremi: nel thriller Criminal diretto dall'israelo-americano Ariel Vromen (prima al festival di Bari il 9 aprile e in sala il 14 aprile), Costner è un ergastolano nel cui cervello viene inserita, tramite un esperimento rivoluzionario creato dallo scienziato interpretato da Tommy Lee Jones, la memoria di un agente della CIA (Ryan Reynolds) torturato e ucciso nel corso di una missione top secret. È così che la CIA spera di rintracciare un hacker di cui l'agente era alla caccia, un criminale che si tema sappia manipolare l'intero arsenale militare degli Stati Uniti. Venticinque anni dopo aver raccontato la storia degli Stati Uniti dalla parte degli indiani (Balla coi lupi suo esordio alla regia che si aggiudicò 7 Oscar), Costner si dà al thriller fantascientifico.

Kevin Costner: "La mia violenza in 'Criminal'? Istinto animale"

Lo abbiamo incontrato a Los Angeles in partenza per una tournée promozionale del film (Tel Aviv, Londra e Roma) prima di recarsi ad Atlanta per le riprese del suo prossimo film, Hidden Figures. In grande forma come sempre, 61 anni compiuti da poco, Costner è padre di sette figli, di cui tre figli piccoli avuti dal suo secondo matrimonio, con la modella Christine Baumgarten. Per scherzo gli chiediamo in che cervello gli piacerebbe penetrare: "Forse in quello di mia moglie, risponde lui sorridendo. Cercare di capire cosa e come pensa e perchè non riesco mai a fare le cose giuste!". Poi aggiunge seriamente: "Mi piacerebbe entrare nella testa di Abraham Lincoln e cercare di unificare il nostro paese in un momento così critico. Troppi paesi sono stravolti da guerre civili, noi ci abbiamo messo cento anni a superare la nostra, non ci si può aspettare che paesi dilaniati dalla guerra raggiungano la pace istantaneamente". Tornando al film, 'Criminal' è uno di quei thriller in cui al pubblico si chiede un atto di fede per credere alla sua premessa. È questo che l'ha affascinata?
"Mi piace come l’ha definito, ed è verissimo. È un film popcorn con un grattacapo dentro. Non è il primo film con un esaltato intenzionato a far saltare per aria l'intero pianeta,  e me ne avevano pure offerti nel passato, e io avevo regolarmente rifiutato. Ma questo film mi ha convinto, forse perché non fa perno sugli effetti speciali, ma proprio nello sforzo intellettivo di rendere credibile una premessa così assurda".

Si è perfino imbruttito
"Certo, e mi sono riempito la testa di cicatrici mettendo in scena un livello di violenza che il pubblico non mi ha mai visto recitare. Ma nel mio personaggio c'è anche un certo strano senso dell'umorismo".

Potendo inserire un talento specifico nel suo cervello, quale sceglierebbe?
"Vorrei essere capace di disegnare, non ne sono minimamente capace, sono un disastro. Quando vedo i miei figli che disegnano dico loro: I wish I could! mi piacerebbe essere bravo come voi. Allo stesso tempo ricordo ogni giorno a me stesso quante cose sono riuscito a fare e quanta fortuna ho avuto nella vita. Insomma, la mia memoria mi basta e avanza!"

Lei è noto fra gli ecologisti per il suo impegno a portare acqua pulita dove non c'è e per la salute degli ecosistemi. Chi sono i veri criminali oggi per lei?
"L'industria del petrolio è terribile, non si preoccupano di niente e nessuno. Possono fare tutte le belle pubblicità che vogliono ma non gliene importa niente della salute del pianeta e dei suoi abitanti. I soldi sono il vero problema oggi. Il denaro ha sempre guidato e cambiato la gente, sempre stato così, la gente ammazza e distrugge in nome del profitto, usa il denaro per comprare il potere ed eliminare chi gli si mette contro, per coprire i loro sbagli. La mia organizzazione adesso sta studiando modi per recuperare l'acqua usata dalle compagnie petrolifere col "fracking" e filtrarla a tale alta velocità da poterla riutilizzare per l'agricoltura, e quindi non sprecarla. Stiamo eseguendo test in California e in giro per il mondo. Sono sicuro che riusciremo a farlo... in questo modo diventerò straricco e allora comincierò pure io a distruggere tutto!" (ride)

Come giudica queste vostre elezioni presidenziali?
"Non vedo grandi idee, piuttosto un preoccupante livello di immaturità e litigiosità. È imbarazzante. I dibattiti non sono veri dibattiti, sono "shouting matches", una gara a chi urla di più, come nei talk show. Ci stiamo comportando in modo immaturo. Non so quale sia la soluzione, forse occorre vedere la bassezza per capire che non è così che dovremmo essere".

 È vero che all'inizio della sua carriera lei ha chiesto consigli a Richard Burton?
"È vero, sì.  Studiavo recitazione, sognavo di fare l'attore, ed ero in luna di miele a Puerto Vallerta con mia moglie di allora, Cindy. All'aereoporto, di ritorno a Los Angeles, incontrai  Richard Burton, che era salito a bordo del nostro stesso aereo e aveva comprato tutti i posti intorno a lui per non avere nessuno vicino. Morivo dalla voglia di parlargli. Le storie sui rotocalchi in quei tempi raccontavano dei suoi problemi con le donne e con l'alcool, e mia madre mi diceva sempre che la vita degli attori era difficile, di starmene alla larga. Ma io amavo la recitazione. Così con grande trepidazione durante il volo mi alzai, mi accostai a lui e gli dissi: "Mr. Burton, vorrei chiederle  un consiglio". Lui avrebbe potuto mandarmi al diavolo e invece mi disse: "Giovanotto, quando finisco di leggere il libro ti concederò un po' del mio tempo". E io lo guardavo che finiva il libro, ma quando l'ha finito si è messo a dormire: la mia chance era andata. Invece dopo pochi minuti si è girato e mi ha fatto cenno di avvicinarmi. Mi sono seduto vicino a lui, abbiamo parlato per 10 minuti, non ho mai detto pubblicamente di cosa abbiamo parlato, ma ricordo che quando siamo atterrati, mentre io e Cindy aspettavamo l'autobus che ci avrebbe riportato a casa, un'enorme limousine si è fermata davanti a noi, lui si è affacciato al finestrino e mi ha detto, “Buona fortuna!”  Mi rattrista non averlo più visto e dirgli che pure io ero diventato un attore di discreto successo".   

Cosa fa per mantenersi così in forma?
"Ho tirato su figli per tutta la mia vita, da quando ho 22 anni, e credo il segreto stia proprio qui: essere padre, fare di tutto per stare bene per seguire bene i figli nelle loro diverse età. I figli piccoli mi costringono a correre appresso a loro e a muovermi con una certa agilità. Tutto qui, buon senso comune. E voglio continuare a essere bello per anni per la mia bambina più piccola!"

Cosa ci può dire del film che sta per iniziare a girare, 'Hidden Figures'?
"È un film ambientato negli anni '60, io recito una piccola parte, l'unica fittizia, quella del direttore del programma spaziale, ma è la storia vera di tre donne afro-americane che hanno avuto un ruolo significativo nella corsa allo spazio, e di cui non si è mai parlato. Una in particolare era così brava in matematica che a otto anni era stata portata in un'università e aveva sconvolto tutti nel dipartimento di Fisica e Scienza per il modo in cui risolveva complesse formule".

Lei ha citato sua madre: che influenza hanno avuto i suoi genitori su di lei?
"Sono cresciuto in una famiglia molto umile a Compton, un sobborgo di Los Angeles, mio padre era venuto dalle campagne dell’Oklahoma, non avevano niente, ha sposato mia mamma e ha lavorato duro tutta la vita. Seguiva me e mio fratello a ogni singola partita di baseball o evento scolastico. Io pensavo che il mio giardino fosse un regno fino a quando ho visto il giardino degli altri ragazzini. Io non sono uno di quegli attori cerebrali, con l'angoscia decadente dell'artista. Io sono un lavoratore, un pragmatico, uno che lotta per la sopravvivenza. Non ero bravo al college, scrivevo poesie e canzoni, suonavo il piano, lavoravo fisicamente ogni giorno con mio padre, ma c'era una parte di me che voleva raccontare storie.  E ancora oggi è quello che voglio fare, raccontare storie".