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'Benvenuti ma non troppo', quando l'accoglienza è fatta per riderci su

In sala giovedì la commedia della regista Alexandra Leclère che dice: "Sette anni fa i produttori scartarono l'idea perché non credibile, oggi il Papa porta i rifugiati in Vaticano"
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Cosa accadrebbe se un inverno particolarmente rigido costringesse un'amministrazione di sinistra a prendere un provvedimento estremo, emanando un decreto che obbliga tutti coloro che dispongono di una casa di più stanze ad ospitare chi si trova senza un tetto: clochard, migranti, famiglie in difficoltà. Lo racconta la commedia francese Benvenuti… ma non troppo di Alexandra Leclère in sala giovedì. "Quando ho avuto l’idea sette anni fa tutti i produttori la scartavano dicendomi che non era credibile poi il film è diventato incredibilmente di attualità – dice la regista al telefono dalla sua casa di Parigi - Scherzando l'ho definita una commedia di anticipazione. Persino il Papa poi ha accolto famiglie di rifugiati in Vaticano". Per scrivere il decreto con cui il governo interviene la regista si è rivolta ad uno suo amico politologo: “Nel film si leggono alcuni estratti durante i tg ma noi lo abb…
Cosa accadrebbe se un inverno particolarmente rigido costringesse un'amministrazione di sinistra a prendere un provvedimento estremo, emanando un decreto che obbliga tutti coloro che dispongono di una casa di più stanze ad ospitare chi si trova senza un tetto: clochard, migranti, famiglie in difficoltà. Lo racconta la commedia francese Benvenuti… ma non troppo di Alexandra Leclère in sala giovedì. "Quando ho avuto l’idea sette anni fa tutti i produttori la scartavano dicendomi che non era credibile poi il film è diventato incredibilmente di attualità – dice la regista al telefono dalla sua casa di Parigi - Scherzando l'ho definita una commedia di anticipazione. Persino il Papa poi ha accolto famiglie di rifugiati in Vaticano". Per scrivere il decreto con cui il governo interviene la regista si è rivolta ad uno suo amico politologo: “Nel film si leggono alcuni estratti durante i tg ma noi lo abbiamo scritto per intero, un falso decreto di quattro pagine, e leggendolo oggi non sembra impossibile crederci".

'Benvenuti ma non troppo', i primi tre minuti del film

Il film concentra l'attenzione sugli inquilini di un lussuoso palazzo al civico 86 di rue du Cherche Midi (tra il sesto e il quindicesimo Arrondissement), ci vivono i conservatori Dubreuil (Karin Viard e Didier Bourdon), i radical chic Bretzel (Valèrie Bonneton e Michel Vuillermoz), l’eccentrico vicino omosessuale (Patrick Chesnais), la fascista portinaia (Josiane Balasko che offre un ritratto di portinaia tutta diversa da quella del caso letterario e poi cinematografico de Il riccio), gli anziani coniugi ebrei Abramovitch che, ancora tormentati dai ricordi dell'occupazione nazista, preferiscono rifugiarsi in un minuscolo monolocale piuttosto che ospitare degli estranei. "Il condominio è la metafora della nostra società, una specie di Torre di Babele. Coppie di destra e di sinistra ma tutti con gli stessi dubbi, gli stessi egoismi che nel corso del film si mescolano con gli altri. La convivenza pacifica in un condominio è un'utopia ma è bello crederlo possibile in un quartiere".  Dopo una serie di film sulla coppia e la famiglia la regista aveva voglia di affrontare temi più universali, che riguardavano la società nel suo complesso. "Io ho la fortuna di avere un bell’appartamento in affitto nel sedicesimo Arrondissement ma quando sto in giro per la strada vedo come in tutte le grandi città tutte queste persone senza casa e come accade a chiunque mi chiedo come faranno in questo gelido inverno? Persino ieri sera tornando a casa c'era un uomo che dormiva davanti alla nostra porta. E io ho provato quello stesso sentimento di sempre che si divide tra la voglia di aiutare, accogliere e la paura di mettersi in casa qualcuno che non conosci. Io vivo sola con i miei figli se invitassi qualcuno a stare da me, non potrei dormire tranquilla".

I temi sono oltre che attuali drammatici e dolorosi ma la regista Leclère ha deciso di affrontarli con un piglio da commedia che sfiora la farsa. D'altronde il suo modello è quello di Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola. “Amo quel film e amo in generale la commedia all’italiana, un tipo umorismo completamente diverso da quello di noi francesi: far ridere con dei soggetti su cui c'è veramente poco da ridere. Il mio invito però è di lasciarsi andare, perché vedere un film così è liberatorio, non vuol dare lezioni di morale a nessuno. Si può ridere delle nostre paure, dei nostri difetti, persino delle nostre turpitudini”.