'X-Men: Apocalisse', arriva il cattivo Oscar Isaac: "Mi piaceva essere un Dio"
Arianna Finos, ARIANNA FINOS
Esce nelle sale il nuovo capitolo della saga Marvel con la star di 'A proposito di Davis' e del nuovo 'Star Wars' nel ruolo del malvagio Apocalisse: "Per me è una sorta di incarnazione del monolite di '2001: Odissea nello spazio'"
Aggiornato 4 minuti di lettura
Eroe stellare e cattivo da Apocalisse, è il momento di Oscar Isaac. L'attore, nato in Guatemala, cresciuto a Miami, ha inanellato una serie di ruoli che hanno fatto decollare la carriera. È stato musicista country per i fratelli Coen di A proposito di Davis, poi JJ Abrams lo ha chiamato per il ruolo del pilota Dameron Poe in Il risveglio della forza. E nel nuovo X-Men: Apocalisse, Bryan Singer lo ha voluto rendere l'arco arcicattivo della saga mutante da oggi in sala.
Oscar Isaac e 'X-Men Apocalisse': "Interpreto un dio in un mondo di uomini deboli"
Il suo personaggio, Apocalypse, è un mutante che è convinto di essere Dio. Un personaggio complesso, anche se nel mondo dei fumetti.
"Ero proprio interessato a questo suo essere un dio. Al fatto che alla fine è l'unico essere a poter avere davvero un'anima, perché è capace di spostare la sua coscienza da un corpo all'altr…
Eroe stellare e cattivo da Apocalisse, è il momento di Oscar Isaac. L'attore, nato in Guatemala, cresciuto a Miami, ha inanellato una serie di ruoli che hanno fatto decollare la carriera. È stato musicista country per i fratelli Coen di A proposito di Davis, poi JJ Abrams lo ha chiamato per il ruolo del pilota Dameron Poe in Il risveglio della forza. E nel nuovo X-Men: Apocalisse, Bryan Singer lo ha voluto rendere l'arco arcicattivo della saga mutante da oggi in sala.
Oscar Isaac e 'X-Men Apocalisse': "Interpreto un dio in un mondo di uomini deboli"
Il suo personaggio, Apocalypse, è un mutante che è convinto di essere Dio. Un personaggio complesso, anche se nel mondo dei fumetti.
"Ero proprio interessato a questo suo essere un dio. Al fatto che alla fine è l'unico essere a poter avere davvero un'anima, perché è capace di spostare la sua coscienza da un corpo all'altro, di corpo in corpo che a pensarci è proprio uno dei punti su cui poggiano tutte le religioni, l'idea dell'anima che può essere separata dal corpo, e diventare qualche altra cosa. Ed è l'unico ad aver raggiunto quel livello. Forse, forse è stato il primo uomo delle caverne che ha inventato il fuoco...per me è una sorta di incarnazione del Monolite di 2001-Odissea nello spazio. C'è qualcosa di molto interessante per me in queste caratteristiche. L'altra questione che mi sono posto è: cosa fai con questi poteri? Lui sta cercando di essere la guida dell'umanità, condividendo il proprio sapere, ma viene tradito. Si sveglia solo tremila anni dopo, nel 1983 e scopre che il mondo è guidato da uomini deboli, minacciato dalla corsa al nucleare, da un sistema che poggia sul denaro. E quelli davvero forti, i mutanti, sono schiacciati. E così vuole fare quello che ha sempre fatto nella storia: quando le cose sono sbagliate le distrugge per iniziarne nuove. Questo significa Apocalisse, che viene dal greco e significa letteralmente “togliere il velo, rivelare” la vera natura delle cose. E' un personaggio complesso, è vero, ma è stato facile interessarsi a tutte le questioni che mette sul tavolo”.
Anche se ha molti poteri, la sua arma principale è quella della persuasione.
“Sì, ha i poteri più impensabili, ma quello più grande è la capacità di convincere. Non puoi essere un dio se nessuno ti segue e quindi si mette alla caccia di seguaci che lo aiutino. E il modo in cui li persuade è rivelando la potenzialità che c'è in ciascuno di loro”.
Si è preparato a questo aspetto studiando preti o politici?
“Una delle fonti principali è stato la famiglia Source, in particolare un documentario sulla comune spirituale degli anni Sessanta e Settanta che è stato un cult. Padre Yard era questo enorme uomo carismatico, con un barbone che convinceva la gente a seguirlo. Perché sembrava che dicesse loro la verità. Mi interessava proprio quest'idea di qualcuno a caccia di anime perdute, dando loro qualcosa per cui combattere”.
Anche lo scienziato che creava il cyborg senziente Eva di Ex_Machina sentiva di essere un dio...
“No, non credo che quel personaggio avesse il complesso di essere dio. Direi che era consapevole di essere una cosa inferiore, che tutti lo siamo, per questo per lui era benvenuta la distruzione dell'umanità, incluso se stesso. Mentre Apocalypse è uno che ha raggiunto il livello non di un dio ma di dio. Il piacere è una delle sue manifestazioni più forti: prova un grande piacere nel sentire il potere, nella distruzione che genera questo potere. Ci sono elementi del dio del Vecchio Testamento, che può essere arrabbiato, ha una vasta gamma di emozioni”.
Quanto è stato importante, per la sua vita e la sua carriera, l'incontro con i fratelli Coen per A proposito di Davis?
“Grazie a loro la mia vita è cambiata completamente. Fino ad allora avevo fatto solo ruoli secondari, loro mi hanno reso per la prima volta protagonista, mettendomi sulle spalle la responsabilità di un intero film. Ma a parte ciò che è significato nel senso che dopo altre persone hanno pensato di prendermi a fare film, soprattutto è stato importante entrare a contatto con la loro arte e la loro integrità, la loro creatività, il senso dell'umorismo, l'amicizia. Tutte queste cose mi hanno cambiato profondamente come attore e come persona”.
Cosa ha imparato?
“A non essere così focalizzato sulla carriera. A concentrarmi principalmente sul lavoro che sto facendo, senza preoccuparmi di tutto il resto. E mi hanno dato lezione di umorismo. Non bisogna mai recitare l'umorismo. I momenti in cui i tuoi sentimenti sono i più tragici in realtà sono i più divertenti. Mentre se pensi che stai facendo una commedia le cose non funzionano”.
Un altro passo gigantesco è stato entrare da protagonista nella saga di Star Wars, in che modo questo ha cambiato ancora la sua vita?
“Di sicuro è significato un altro livello di riconoscibilità. A volte a livelli imbarazzanti. Ma per me, ancora, fare questo mestiere significa soprattutto lavorare con persone in cui credo”.
Quando e perché ha deciso di farlo, questo mestiere?
“Non so se c'è stato un momento in cui ho preso una decisione consapevole. Suppongo sia stato quando ho deciso di andare alla Juillard School. Ma prima ancora la realtà è che ho sempre fatto questo. E' stato come se tutto questo avesse scelto me. Io so solo che sono sempre e solo stato interessato alla musica al cinema. Non ho mai pensato ad altro. E a un certo punto a New York, frequentando la Juillard ho dovuto mollare la band e mi sono focalizzato sulla recitazione. Credo che sia stata l'opportunità che mi ha dato quella scuola”.
Con che tipo di film è cresciuto?
“Mi sono sempre piaciuti i film lenti, fin da quando ero molto giovane. Ma dopo quella fase sono entrato in una dimensione ancora oggi il mio film preferito è The Mission di Roland Joffe, con Robert De Niro prete in Brasile. E poi Il cacciatore, Quel pomeriggio di un giorno da cani. Sono un grande fan di Gene Hackman, questi sono davvero i film della mia anima”.
La sua carriera è decollata in modo folgorante. Come si sente oggi? Paura di sbagliare?
"Non vivo la costante paura di perdere tutto, ma nemmeno pensando di saper gestire questa cosa enorme. Sono felice ma non voglio rinunciare all'idea di una vita normale. Si sono aperte opportunità meravigliose ma questo non deve diventare tutta la mia vita, ma solo una parte".