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Hugh Grant, un attore innamorato: "Ma rimango un eterno insicuro"

Dopo le battaglie con i paparazzi, i figli e i flirt l'affascinante Grant torna sul set con 'Florence Foster Jenkins', accanto a Meryl Streep. Storia di un attore fallito e di una ereditiera poco dotata che sogna di diventare una star dell'Opera. Giù dal palco, c'è l'impegno politico. E la cosa più importante: "Tornare a casa a cambiare pannolini"

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Hugh Grant non è mai stato a suo agio di fronte ai giornalisti: famoso nel mondo, l'affascinante attore di Quattro matrimoni e un funerale (sono passati oramai 20 anni dalla nascita di quel suo mito, l'adorabile imbranato British per antonomasia) con la notorietà non ha mai avuto un facile rapporto. Anzi, quante volte ha detto "mi ritiro". Ma stavolta, nel nostro incontro a New York per la presentazione del film Florence Foster Jenkins di Stephen Frears, in cui recita accanto a Meryl Streep, sembra di ritrovare lo Hugh Grant di vent'anni fa. Molto più disteso, non aggrotta più la fronte, sorride e parla facendo di nuovo mostra di tutta la sua autoironia. Londinese purosangue, 56 anni il 9 settembre. Vergine, di segno e non di fatto, è come tutti gli uomini di quel segno è perfezionista, pragmatico, esigente, insicuro e incline alla melanconia. Ma è in forma Grant: la nuova compagna svedese, Anna Eberstein, 37 anni, e gli ormai quattro figli devono fargli bene.

Hugh Grant in 'Florence Foster Jenkins': "Un film su un piccolo, pazzo mondo "

 
È la prima volta che l'attore londinese incontra la stampa dal 2012, quando fece pubblicità per il film animato Pirates!, al cui sbalestrato personaggio principale diede voce (e smorfie, modi di fare, idiosincrasie). Da allora non ha fatto altro che bisticciare coi paparazzi e combattere l'invasione della propria privacy, in quanto vittima di intercettazioni telefoniche e di asfissianti inseguimenti dei fotografi che in Gran Bretagna non vanno certo per il sottile. Grant è stato bersagliato dai tabloid soprattutto al tempo della sua beve reazione con           
Come è stato lavorare con la Streep in Florence Foster Jenkins?
"Meryl mi ha fatto sentire meno insicuro come attore di metodo quale mi considero (dice ridendo, ndr). Il mio personaggio è ossessionato da lei e nei suoi diari racconta come la ama: quando è morta gli è crollato il mondo addosso. Per me è stato interessante lavorare sul rapporto che aveva avuto con lei all'inizio, in cui lei, ricca, gli aveva dato uno status che lui, un attore disoccupato, non avrebbe mai avuto in quel mondo, dal rapporto che avevano alla fine, in cui lui era genuinamente innamorato di lei, era protettivo del piccolo mondo che avevano creato insieme. Queste due parti coesistevano".

Come mai negli ultimi anni ha lavorato così poco, lei attore così richiesto e di talento?
"A parte sfornare figli un giovedì sì e uno no? (ride, ndr). Prima di tutto di talento non so, sono sempre insicuro e per tutta la carriera ho sempre pensato che l'ultimo mio film fosse appunto l'ultimo. Sono sempre stato la pecora nera della famiglia: mio fratello maggiore per esempio è un broker di successo, si occupa di economia e finanza, fa fare un sacco di soldi agli altri e ne fa molti per se stesso: io sono sempre stato considerato lo scemo di turno. Simpatico, sì, ma destinato a niente. Però, è vero, ora lavoro meno perché da qualche anno ho scoperto la politica. Mi interessa in particolar modo il rapporto tra media e individuo, tra media e potere, ovvero lo strapotere dei giornali in Inghilterra. Non credo esista nazione ancora così tabloid-centrica come la nostra. Mi ha sempre interessato il potere straordinario che gli editori hanno a casa nostra e come dettano di conseguenza le coordinate politiche. Dalla Thatcher che diceva "non posso vincere le elezioni e sopravvivere senza costantemente piegarmi al volere dei  giornali", alla campagna per il 'leave' della Brexit. I media hanno potere occulto. E quella che pensavo sarebbe diventato per me una missione di qualche settimana ora si è trasformato in un movimento di cui mi sono ritrovato a essere una sorta di portavoce".

FOTO Tutte le donne di Hugh

Si sente anche un po' svedese oggi? Sembra che Anna le abbia davvero cambiato la vita.
"Mi ha costretto a diventare padre serotino: avrò 65 anni quando la mia piccola, appena nata, ne avrà dieci anni. Potrò correrle appresso? Comunque sì, ho scoperto la Svezia, oltre Ingmar e Ingrid Bergman, e ne sono rimasto affascinato. Abbiamo comprato una casa estiva in campagna e la sto rimettendo a posto. Da quello che ne capisco la Svezia è abitabile solo un mese all'anno. Ho imparato solo una frase: 'Attento alla cacca di cane!'. Importantissima frase da sapere quando hai bambini piccoli. Mi piacciono le polpette svedesi e se prima ero convinto di essere un discreto bevitore, da quando sto con Anna mi sono dovuto ricredere. In Svezia bevono tutti professionalmente".

Ha avuto figli relativamente tardi nella vita: hanno cambiato la sua prospettiva esistenziale?
"Del tutto. Dicevo sempre, riferendomi ai figli degli altri o ai nipoti: 'I bambini mi piacciono fintantoché gli do il bacetto della buonanotte e li restituisco ai legittimi proprietari, ovvero i genitori...'. Eccomi qui adesso. Ma vede, ero già una bella persona prima...  ora lo sono ancora di più! (ride, ndr). Seriamente, come padre smetti di essere il numero 1, diventi il numero 3 o 4 o 5. Ti migliora anche come attore, apre il tuo ventaglio espressivo: non credo che avrei potuto recitare questo ruolo in Jenkins se non fossi stato padre. È più facile accedere all'amore quando senti amore incondizionato tutto il giorno. Quello per i figli è il vero, unico amore".

Adesso vuole tornare a recitare a tempo pieno?
"Ho quattro figli, varie ex, una compagna ovviamente, case, devo per forza provvedere a tutti. Un po' mi tocca lavorare ogni tanto! Ma confesso che per me oggi recitare è come una vacanza. Non me la complico più di tanto. Imparo le battute a memoria, arrivo sul set puntuale, mi metto dove dice il regista, dico le battute e torno a casa a cambiare i pannolini".

Recitazione: più facile della politica?
"La politica è stressante, impaurisce, ti sfianca. Recitare è una boccata d'aria fresca". 

Lei si è anche sempre battuto contro la violazione della privacy.
"Certo, ma non solo mia, parlo a nome di tutti. Lasci perdere me che sono un cretino fortunato. La violazione della privacy è dispiegata, odiosa e riguarda tutti. Sì, parlo per me stesso ma anche per tanti altri che di celebrità non ne hanno un briciolo. Povera gente che è stata accusata di crimini mai commessi, per puro spirito di scandalo. Io, come celebrità e persona fortunata, sento di aver non solo l'opportunità ma anche l'obbligo di dire alcune cose pubblicamente, tanto so che tra una settimana nessuno mi darà più retta. Per me la privacy è sacra come i diritti umani, civili, individuali".

Cosa ne pensa del Brexit?
"Credo che alla fine tutto verrà modificato e in parte placato. È un momento d'isteria destinato a rientrare, a mio avviso. Nessuno nella comunità artistica britannica ha  votato per il 'leave'. O meglio, ne conosco solo una, la mia ex fidanzata Elizabeth (Hurley), che sa sempre tutto! Almeno a sentir lei!".

Ha rimpianti?
"Così tanti che non saprei da che parte cominciare. Avrei dovuto essere più creativo, soprattutto avrei dovuto scrivere di più, scrivere parti per me stesso. Ma ho sempre trovato splendide scuse per non farlo".