'Blair Witch', arriva il sequel. Fu il primo film social
Maurizio Di Fazio, MAURIZIO DI FAZIO
Il 21 settembre sarà nelle sale italiane il seguito dell'horror del 1999. L'annuncio a sorpresa al Comic-Con. Chissà se bisserà il successo del primo film, sorta di selfie o Facebook Live ante litteram
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A volte ritornano, anche quando non te l’aspettavi proprio più. E per giunta questa ricomparsa avviene d'improvviso, sotto mentite spoglie. Il 16 settembre uscirà nei cinema americani e il 21 in quelli italiani (distribuito da Eagle Pictures), Blair Witch, il sequel di The Blair Witch Project, il film sfocato e tremolante e a bassissimo budget del 1999 che sbancò i botteghini. Rivoluzionò il modo di raccontare una storia horror sul grande schermo, quell'opera prima, anticipandola e moltiplicandola sui monitor connessi alla Rete Internet dell’epoca. L'uso della tecnica del footage, una sorta di selfie o Facebook Live ante litteram (già vista, in verità, nel Cannibal Holocaust del nostro Ruggero Deodato, nel '80) produsse effetti sbalorditivi. Per la prima volta o quasi dai fratelli Lumière, i cine-spettatori si sentirono risucchiati nel gorgo di uno spettacolo autentico, basato su "fatti veri", su un…
A volte ritornano, anche quando non te l’aspettavi proprio più. E per giunta questa ricomparsa avviene d'improvviso, sotto mentite spoglie. Il 16 settembre uscirà nei cinema americani e il 21 in quelli italiani (distribuito da Eagle Pictures), Blair Witch, il sequel di The Blair Witch Project, il film sfocato e tremolante e a bassissimo budget del 1999 che sbancò i botteghini. Rivoluzionò il modo di raccontare una storia horror sul grande schermo, quell'opera prima, anticipandola e moltiplicandola sui monitor connessi alla Rete Internet dell’epoca. L'uso della tecnica del footage, una sorta di selfie o Facebook Live ante litteram (già vista, in verità, nel Cannibal Holocaust del nostro Ruggero Deodato, nel '80) produsse effetti sbalorditivi. Per la prima volta o quasi dai fratelli Lumière, i cine-spettatori si sentirono risucchiati nel gorgo di uno spettacolo autentico, basato su "fatti veri", su un enigma tragico in progressione. E grazie al tam-tam online, la pellicola incassò 240 milioni di dollari pur essendone costata appena 60 mila. Bisognò attendere Paranormal Activity per un exploit simile.
E a sorpresa a settembre arriva 'Blair Witch'
La lieta e paurosa novella della recrudescenza del Mistero della strega di Blair è stata svelata, con gran sorpresa degli astanti, al Comic-Con di San Diego. La proiezione ha spiazzato tutti. Buio in sala: il film annunciato da tempo (titolo fittizio, The Woods) comincia, ed ecco che l'ambientazione rimanda subito al posto maledetto dove era ambientato The Blair Witch Project. Il bosco del Maryland, con le sue terribili inquietudini irrisolte. E alla fine della visione tutti i poster pubblicitari di The Woods si trasformano, come per incanto o sortilegio, in quelli di Blair Witch. Che è diretto da Adam Wingard, già al timone di You’re Next e The Guest. "The Woods è stato il nostro titolo di lavoro – ha dichiarato il regista -. Quando abbiamo firmato, sapevamo che questo titolo avrebbe potuto essere modificato. Noi non eravamo a conoscenza del fatto che rientrasse nella politica di marketing. Ma penso che la compagnia cinematografica abbia preso una decisione molto intelligente". Intanto il trailer di Blair Witch ha già superato quota 4 milioni di visualizzazioni in pochi giorni. Al centro della trama ci saranno nuovamente le vicissitudini in soggettiva di una banda di ragazzi dispersi in un bosco. La domanda sgorga implacabile: come è riuscita la produzione a mantenere nel segreto più blindato un progetto di reboot così importante, nonostante tutta la troupe, gli smartphone e i social tentacolari d’oggi? Sembra che neanche gli attori sapessero bene per cosa si stavano candidando quando hanno fatto il provino. Un prodigio che varrebbe da modello per tutti gli apparati d'intelligence del mondo.
Del resto la genialità nel marketing scorre geneticamente nel sangue di questa pietra miliare del cinema indipendente "espanso". Fin dal 1999: allora i due giovani registi Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez meta- raccontarono incessantemente il loro film d'esordio su un sito web dedicato, consacrato ai presunti "scomparsi", con corollario di prove false documentate. The Blair Witch Project fu la prima pellicola a scommettere sulla potenza virale di Internet e sulla sua vocazione social cinque anni ante Facebook. Cercavi sui motori di ricerca, mesi prima che uscisse in sala, il titolo del film e ti si parava davanti una lunga lista aggiornata di foto, interviste apocrife e brandelli agitati di diario. Gli attori protagonisti (Heather Donahue, Michael C. Williams e Joshua Leonard) erano dati ovunque per dispersi nel bosco: presumibilmente morti e con modalità agghiaccianti. Sui titoli di testa stava scritto che i filmati dei tre studenti erano stati "misteriosamente" ritrovati tra i boschi del Maryland. Perché non crederci? I tre non si presentarono nemmeno alle prime proiezioni pubbliche del film: un ulteriore indizio a suffragio della verità dei misfatti evocati. In The Blair Witch Project gli attori interpellavano direttamente la macchina da presa e il pubblico in sala, sia in bianco e nero che a colori; le inquadrature sempre più ansiogene, con quei sordi tramestii fuori campo, risultavano spontanee e sincere; il world wide web era ancora un territorio vergine sotto il profilo del marketing virale, una notizia era una notizia e una bufala era una bufala e il mercato cinematografico non grondava di “storie vere” a raffica. Lo sconcerto collettivo frammisto a paura fu quindi legittimo, nell'assistere alle gesta antiepiche di quei tre universitari naufragati nella natura mentre cercavano di fare luce sulla leggenda locale della strega di Blair, colpevole della sparizione di un'infinità di ragazzini del paese anche dopo la sua morte. Fino al contrappasso, all'abominio finale. "Ho paura di chiudere gli occhi... e ho paura di aprirli" afferma Heather nel primo capitolo della serie, che vinse il Premio dei giovani come miglior film straniero al Festival di Cannes. Il successivo, Il libro segreto delle streghe – Blair Witch 2 del 2000, fu invece un flop. Adesso tocca a Blair Witch. Un'altra domanda scocca inesorabile: oggi che mastichiamo terrore e marketing dalla mattina alla sera, come reagiremo al ritorno della strega di Witch?