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'Il giorno più bello', gli sposi gay per la prima volta in sala: "È una storia importante"

L'autore è Vito Palmieri, promettente regista vincitore al Toronto International Film Festival per il miglior corto. Che porta sul set Michele Venitucci e Alessio Vassallo per raccontare uno sposalizio molto speciale, inedito per l'Italia: "Abbiamo eliminato ogni cliché"

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Che organizzare un matrimonio non sia semplice è cosa nota: senza stare a tirare in ballo situazioni estreme alla Renzo e Lucia, solo la scelta di abiti, location e numero di invitati può far perdere la testa. E proprio in questa situazione si trovano i protagonisti de Il giorno più bello, film diretto da Vito Palmieri (nel 2013 il suo Matilde vince il premio come miglior corto, sezione Kids, al Toronto International Film Festival e quest’anno ha trionfato allo Shanghai International Film Festival ricevendo il Gran premio della Giuria per il docufilm See You in Texas) e prodotto da Altre Storie e Clemart con Rai Cinema. Ma per i giovani innamorati di questa storia ci sono delle difficoltà in più: la famiglia di Filippo non sa che la persona con cui il loro figlio vuole passare il resto della vita è Andrea. Il giorno più bello è in fase di montaggio, pochi giorni fa si sono concluse le riprese che hanno impegnato attori e troupe per sei settimane. Ma prima ancora di uscire in sala, il film ha già conquistato un primato: non si parla di record di incassi al botteghino, né di numero di spettatori, ma del fatto che quella raccontata da Vito Palmieri è la prima storia su un matrimonio gay in Italia. E non poteva essere più attuale. “Per me è comunque innanzitutto una storia romantica – spiega il regista – durante le riprese non pensavo al fatto che stessi trattando un tema al centro dei dibattiti politici, volevo concentrarmi esclusivamente sul film e sul mio lavoro”. Ma, come alla fine di un incantesimo si torna alla realtà, ora che la fase delle riprese è terminata, Vito Palmieri si sta rendendo conto “dell’importanza e del peso che questa storia può avere”. Andrea, interpretato da Michele Venitucci (Tutto l’amore che c’è, L’anima gemella, Il seme della discordia) è della coppia “quello più solare ed entusiasta”. Sarà lui a proporre a Filippo (ruolo affidato al giovane Alessio Vassallo, il "Mimì" Augello ne Il giovane Montalbano) di sposarlo. Essere unito civilmente a Filippo non è più sufficiente per Andrea che vuole il matrimonio e per questo fa registrare al Comune una richiesta con il proprio nome: la signora Andrea Viglione. Ma Filippo, “dal carattere più chiuso e riservato, non ha mai trovato il coraggio di dire a suo padre e suo nonno, affermati notai della provincia pugliese, di essere gay”. Anzi, fino al giorno delle nozze, Filippo farà credere di stare per sposare Amanda (interpretata da Giulia Steigerwalt, Come te nessuno mai, Come tu mi vuoi), sua amica che si presta all’inganno per aiutarlo. Inevitabilmente si innesca un meccanismo fatto di piccole bugie e sotterfugi che traghetta la storia verso la teatralità della commedia degli equivoci: “la scommessa del film è proprio questa: raccontare un tema forte, che anima con vivacità i dibattiti politici del momento, con un tono leggero, che faccia anche sorridere. Il lavoro è stato fatto sulla sceneggiatura, eliminando i facili cliché e concentrandoci sulla credibilità”. E sugli attori: “abbiamo studiato i personaggi insieme con Alessio Vassallo e Michele Venitucci, ci siamo incontrati, abbiamo parlato e deciso insieme chi avrebbe interpretato Andrea e chi Filippo. Sono del parere che i film vadano costruiti con attori e troupe”.

Nel mondo di Matilde, il corto di Palmieri va a Berlino

Ma la vicenda d’amore tra i due protagonisti è in realtà anche il pretesto per entrare nella storia di due famiglie “che è una sottotrama del film importante. Mi piace raccontare le dinamiche all’interno delle famiglie italiane e i rapporti interpersonali sono stati sempre al centro dei miei lavori”. E la scelta, inaspettata, di attribuire proprio alla famiglia “borghese” le difficoltà maggiori ad accettare la situazione, è in realtà un messaggio chiaro di distacco dalle stereotipate descrizioni della famiglia meridionale più semplice. Si parte quindi da Andrea e Filippo per arrivare ad avere “un film corale, ricco di situazioni e personaggi. Proprio questo è stato lo stimolo: leggendo la sceneggiatura avevo capito che non ci sarebbe stato spazio per alcun momento di noia. Immaginavo già che il ritmo del film avrebbe travolto tutti, non solo i protagonisti”. Così, in un crescendo di tensione si arriva fino al giorno del matrimonio. Per girare la scena della festa è stata scelta una magnifica masseria nella Murgia pugliese (in realtà, ad eccezione di qualche scena ambientata in Spagna, a Barcellona, quasi tutta la storia ha come sfondo i paesaggi pugliesi della Valle d’Itria): la Chiusa di Chietri, con i suoi trulli del ‘600, immersa in un parco mediterraneo di dieci ettari. “Scegliere la Puglia è stato abbastanza naturale – racconta il regista, nato a Bitonto ma formatosi professionalmente a Bologna - anche perché so qual è l’importanza di un matrimonio in Puglia. So cosa significa organizzare e partecipare a un matrimonio qui. E poi ero certo che non avrei fatto fatica a trovare un bel posto”.