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'Elvis & Nixon' in un film l'incontro che ha fatto la storia

Al cinema dal 22 settembre il film diretto da Liza Johnson. Michael Shannon è Presley, Kevin Spacey interpreta Nixon. E torna nella "house of cards"
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IL 21 dicembre del 1970 avvenne un incontro entrato a far parte dei momenti più incredibili della storia del rock. Talmente leggendario da aver prodotto libri, documentari e ora anche un film, Elvis & Nixon, diretto da Lisa Johnson, con Kevin Spacey e Michael Shannon nei ruoli, rispettivamente, dell'allora presidente degli Stati Uniti e di Elvis Presley, nel cast anche Alex Pettyfer e Johnny Knoxville. Un film - al cinema dal 22 settembre - decisamente interessante per chiunque ami la Storia e la storia del rock, perché riesce, documentando quell’incontro di mezz’ora avvenuto 46 anni fa, a raccontare i due personaggi con precisione e passione. Mettendo in luce follie, tic, paranoie, ma anche particolari della personalità dei due. Un film divertente e curioso, con un Kevin Spacey perfettamente a suo agio, ancora una volta, nel ruolo del presidente (vedi House of Cards), e un Michael Shannon che veste i panni di Elvis, decisamente difficili …
IL 21 dicembre del 1970 avvenne un incontro entrato a far parte dei momenti più incredibili della storia del rock. Talmente leggendario da aver prodotto libri, documentari e ora anche un film, Elvis & Nixon, diretto da Lisa Johnson, con Kevin Spacey e Michael Shannon nei ruoli, rispettivamente, dell'allora presidente degli Stati Uniti e di Elvis Presley, nel cast anche Alex Pettyfer e Johnny Knoxville. Un film - al cinema dal 22 settembre - decisamente interessante per chiunque ami la Storia e la storia del rock, perché riesce, documentando quell’incontro di mezz’ora avvenuto 46 anni fa, a raccontare i due personaggi con precisione e passione. Mettendo in luce follie, tic, paranoie, ma anche particolari della personalità dei due. Un film divertente e curioso, con un Kevin Spacey perfettamente a suo agio, ancora una volta, nel ruolo del presidente (vedi House of Cards), e un Michael Shannon che veste i panni di Elvis, decisamente difficili da indossare, con notevole sicurezza. Repubblica.it vi propone in anteprima quattro minuti del film. 

"Elvis & Nixon", al cinema l'incontro che ha fatto storia: quattro minuti in anteprima


Elvis era nel suo aereo nel dicembre del 1970 quando decise di scrivere una lettera al presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon:
“Egregio Sig. Presidente, per prima cosa vorrei presentarmi. Sono Elvis Presley e La ammiro e ho un grande rispetto per la Suo lavoro. Ho parlato con il Vice Presidente Agnew a Palm Springs tre settimane fa e ho espresso il mio interesse per il nostro paese. La cultura della droga, gli hippies, l'SDS (Students For a Democratic Society), le Black Panthers, etc. non mi considerano come un loro nemico o, come lo definiscono loro, 'Il Sistema'. Io lo definisco America e lo amo. Signore, io posso e voglio essere di qualsiasi utilità per servire il Paese. Non ho nessun interesse o motivi se non servire il paese. Così non desidero che mi venga dato un titolo o una carica ufficiale. Potrei e farei molto meglio se fossi un agente federale e aiuterò facendo le cose a modo mio, attraverso la comunicazione con le persone di tutte le età. Prima di tutto e soprattutto, sono un intrattenitore, ma tutto quello di cui ho bisogno sono le credenziali Federali. Sono su questo aereo con il Senatore George Murphy e abbiamo discusso i problemi che il nostro paese sta affrontando. Signore, sarò al Washington Hotel, Stanze 505 - 506 - 507. Ci sono due uomini che lavorano per me i cui nomi sono Jerry Schilling e Sonny West. Sono registrato sotto il nome di Jon Burrows. Resterò qui il tempo necessario per avere le credenziali di agente federale. Ho fatto studi approfonditi sull'abuso di droga e sulle tecniche comuniste di lavaggio del cervello e io sono nella posizione migliore, dalla quale posso e voglio fare il meglio. Sono felice di aiutare per tutto il tempo che la cosa resterà privatissima. Mi piacerebbe incontrarLa per salutarLa se non è troppo impegnato”. 

Nixon ricevette la lettera e decise di incontrare il “Re”. Il quadro storico degli Usa nel 1970 era quello di un paese che stava entrando in crisi, la guerra del Vietnam infuriava, le tensioni razziali crescevano, i giovani del “movement” avevano rotto gli argini in ogni parte del paese. Il crimine giocava la sua partita nelle strade. Nixon era stato eletto per porre fine al caos, la parte più conservatrice dell’elettorato aveva chiesto a lui di farla finita con “comunisti e drogati”. Elvis, in questa battaglia tra “il bene e il male”, voleva fare la sua parte, voleva rendersi utile, sognava, come chiedeva nella lettera, di poter essere nominato agente dell’FBI, soprattutto della sezione che si occupava di droghe. Argomento che, accidenti, conosceva bene personalmente, visto l’ampio uso di barbiturici e sostanze eccitanti che usava da tempo e che lo portarono alla morte sette anni dopo. E pensava di poter agire “sotto copertura”, nessuno avrebbe mai sospettato che il “re del rock’n’roll” potesse essere un agente federale, nessuno nel “movement” avrebbe mai immaginato che Elvis fosse passato al servizio di Nixon e di Hoover.

Era un piano perfetto, dal suo punto di vista. Nixon, dal canto suo, pensava che incontrare Presley gli avrebbe dato un’immagine più giovanile, gli avrebbe consentito di recuperare qualche consenso tra le generazioni che lo avevano in sonora antipatia e che comunque, alla fine, non avrebbe potuto creare danni. Il film racconta l’incontro fedelmente, di quella mezz’ora negli anni abbiamo saputo praticamente tutto ma è bello, per chi ha sempre immaginato come dovesse essere stato, vedere il presidente e il Re che si incontrano, Nixon che commenta l’abbigliamento di Elvis, Presley che ribatte con sagacia, “lei deve fare il suo show e io il mio”, battuta entrata negli annali. E ascoltare Elvis che parla male dei Beatles, che a suo avviso sfruttavano gli States e denigravano il paese. E’ interessante vedere come i due, alla fine, si assomigliassero, come vedessero il mondo dallo stesso tipo di visuale e come fossero entrambi rappresentanti di un’America che nell’arco di pochi anni sarebbe arrivata al capolinea.

Spacey e Shannon si trovano a loro agio nei rispettivi personaggi e il film scorre senza noia fino a quando Nixon concede a Elvis la tessera d’onore di agente federale e Elvis regala al presidente una colt 45 della Seconda guerra mondiale, oggi in mostra alla Richard Nixon Library in California. “È una storia esilarante! Ma l'abbiamo interpretata con serietà -  dice Kevin Spacey - una storia vera che però ha molti riferimenti a Il dottor Stranamore. La cosa che mi ha colpito di più preparandomi a interpretare Nixon è stata la sua indole scontrosa, la sua paranoia, la paura di tutto e di tutti che aveva, una forte sfiducia nei confronti della gente e della stampa”. “Non è stato facile vestire i panni di Elvis”, dice Michael Shannon, “era molto diverso da come noi lo abbiamo sempre immaginato, c’è un enorme divario da come la gente lo percepiva e come lui veramente era”.

Elvis & Nixon è una sorta di “rock movie” al contrario, in cui non è il rock’n’roll a essere celebrato, con due icone americane viste in un momento “privato” e storico al tempo stesso. Una somma di paure e piccolezza, un miscuglio di rispetto e ansia che però produce simpatia tra i due personaggi. Una corrente “positiva” che il film mette magnificamente in risalto.