Wahlberg: "Raccontiamo la lotta operaia per la sopravvivenza"
SILVIA BIZIO
L'attore è il protagonista del film 'Deepwater Horizon', in uscita il 6 ottobre, che racconta il disastro ecologico causato dalla piattaforma della BP nel Golfo del Messico: "È un monito sui possibili danni all'ambiente causati dalle tecnologia produttive"
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Deepwater horizon è un adrenalinico film di azione no-stop ambientato su una piattaforma petrolifera in mezzo al Golfo del Messico. Un thriller "muscolare" appartenente al filone catastrofico. Ma soprattutto è la cronaca minuto per minuto di una vera catastrofe: l'esplosione e conseguente fuoriuscita di petrolio che ha provocato inestimabili danni all'ambiente e alla società il 20 aprile del 2010, il più grande disastro ecologico statunitense al giorno d’oggi. La piattaforma si chiamava proprio Deepwater Horizon (un nome perfetto per un disaster movie), la compagnia petrolifera, nella parte del 'cattivo cospirante', è la britannica BP.
'Deepwater Horizon', Wahlberg protagonista del film catastrofico
Nel film diretto da Peter Berg (Lone Survivor) e presentato allo scorso festival di Toronto, protagonista assoluto è Mark Wahlberg, che a 45 anni continua a lavorare da vero stakanovista del cinema e esibisce un corpo in perfetta forma. Wahlberg è uno degli operai a bordo della piattaforma che sopravvive alla prima esplosione (morirono 11 lavoratori), e si danna per le operazioni di soccorso coordinando i primi interventi per frenare la fuoriuscita. Accanto a lui recitano Mark Russell nei panni del capitano della piattaforma e John Malkovich in quelli del rappresentante della BP venuto a bordo per spingere l'equipaggio a ritmi più serrati, rivelando tanta indifferenza per gli esseri umani che ci lavorano quanta codardia nel momento del bisogno. Come spiega Wahlberg nel nostro incontro a Toronto, il proposito del film non è quello di demonizzare la BP (sebbene molti auspichino un totale boicottaggio della compagnia) ma riconoscere i giusti meriti agli uomini e alle donne bloccate sulla piattaforma e il loro eroismo nel salvare più vite possibile.
Wahlberg nell'inferno della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon
Sarà in sala il 6 ottobre, dopo la presentazione a Toronto, il film con Mark Wahlberg 'Deepwater - Inferno sull'oceano'. Il film del regista Peter Berg ('Battleship', 'Collateral') racconta il dramma della piattaforma di perforazione offshore Deepwater Horizon, che esplose nel mese di aprile del 2010, provocando la peggiore fuoriuscita di petrolio nella storia degli Stati Uniti.
Mark, lei aveva seguito molto, a suo tempo, quella enorme tragedia?
"Certo, e l'idea di farne un film non è per speculare sui torti della BP o i difetti della Trans Ocean (produttrice della piattaforma e sistema di pompaggio, ndr): non intendevamo fare un film comizio. Bensì l'idea era di onorare la memoria di quelle 11 persone che persero la loro vita facendo il loro onesto lavoro. Ecco, è semmai un film che ha per sfondo la lotta operaia per la sopravvivenza, un’elegia ai lavori pericolosi che troppe persone nel mondo devono ancora compiere per mantenere la loro famiglia. Un lavoro difficile in un ambiente di lavoro fatto di stress. E magari anche un monito sui potenziali danni sull'ambiente delle tecnologie produttive".
Come si è preparato?
"Trascorrendo tempo su vere piattaforme petrolifere in mezzo all'oceano e lavorando coi veri tecnici ed esperti nel settore. Gente molto forte e dura, che sa benissimo a quali rischi va incontro. E che fanno di tutto per estrarre il petrolio senza perdere una goccia in mare".
Quando lei fa il pieno di benzina, ci pensa a queste cose? Evita le pompe BP?
"Non ci sono distributori BP dalle mie parti. Così taglio la testa al toro! [ride]. Ma un mio amico, che è un funzionario importante della Citibank, mi ha invitato un giorno a pranzo con un alto funzionario della BP, a Londra, e abbiamo parlato del disastro. La BP sta ancora pagando miliardi in opere di pulizia e soprattutto risarcimento alle comunità costiere del golfo, specialmente Texas e Louisiana, e almeno hanno ammesso e si sono assunti ogni responsabilità".
Ci hanno messo un po' per farlo.
"Poi però l'hanno fatto".
Lei ricorre mai al boicottaggio di certi prodotti?
"Sì, ci sono cose di certe compagnie di dubbia moralità che non compro, ma preferisco non far nomi in questa sede".
Cos'ha imparato facendo questo film?
"Ho riflettuto sulle reazioni al pericolo. Io mi sono trovato in situazioni di pericolo varie volte, in varie fasi della mia vita. Per fortuna sono sempre sopravvissuto, e uscito rinforzato e credo migliorato. Ora con l'età sono più cauto e prudente. Sono padre di famiglia, penso ai figli, non posso permettermi di farmi del male. Ho un angelo custode bravo, sì, decisamente".
Lei aveva già lavorato con Peter Berg, il regista di Deepwater Horizon, in Lone Survivor, sul marine catturato in Afghanistan, tratto da un'altra storia vera. Le piace il cinema verità?
"Come sapete recito di tutto, anche commedie surreali e goliardiche come Ted. Ma decisamente mi sento attratto da storie di pericolo ed eroismo, mi ispira molto la vicenda dell'uomo normale in circostanze straordinarie, e vedere cosa riesce a tirare fuori in quel momento critico. Mi dà un senso di completezza, come attore e produttore, portare sullo schermo queste storie e rendere omaggio a persone altrimenti sconosciute ai più. E che insegnano qualcosa sull'essere umano. E non sto a qui a negare che mi piace moltissimo il cinema d'azione, dove bisogna mettere in gioco tutto, stare al gioco, trascinare lo spettatore dentro la storia, prendere il pubblico per la collottola e attaccarlo alla sedia. Queste storie mi costringono a rimanere in buona forma fisica, quindi a condurre una vita sana, mi tengono teso e vibrante come una corda di violino".