La rinascita dell'horror. E per Halloween arriva 'Ouija 2'
Filippo Brunamonti
Il regista di 'Man in the dark', che ha incassato 150 milioni di dollari in tutto il mondo, racconta il boom di opere spesso a basso costo che riempono le sale in ogni parte del pianeta: "Per girare un buon horror, devi avere un'empatia con le giovani generazioni"
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Costati meno di una stagione del Trono di Spade, la comedy horror Boo! A Madea Halloween e la tavola soprannaturale di Ouija 2 - L'origine del male, in uscita il 27 ottobre, danno filo da torcere persino a Tom Cruise, nei panni del vigilante vagabondo Jack Reacher, schiacciato come un sandwich tra i 28 milioni del primo e i 14 del secondo nel solo weekend d'apertura in America. È l'ultima di una serie di sorprese dei multiplex che proprio non vogliono voltare le spalle all'horror, complice l'incombente festa di Halloween. Il film scritto, diretto, co-prodotto, recitato da Tyler Perry, è distribuito da Lions Gate Entertainment, mastino del terrore (Non aprire quella porta 3D, Saw) e, secondo il presidente della distribuzione nazionale David Spitz, grazie all'alter ego di Perry - Madea, donna black violenta e incorreggibile - è riuscito a calamitare al cinema non solo l'80 per cento della comunità afro-americana e latinos ma il 60 per cento dei bianchi. Stesso effetto boomerang per il sequel di Ouija di Mike Flanagan, distribuito da Universal, in terza posizione al box office.
'Ouija 2', l'horror per Halloween
Con un budget di appena 10 milioni di dollari, lo scorso settembre anche il thriller di Fede Alvarez, Man in the Dark, ha fatto una resa eccezionale; ne ha incassati altrettanti in una sola notte e toccato quasi i 150 in tutto il mondo, tormentando il padrone del botteghino, Suicide Squad, e la coppia del faro Fassbender-Vikander in La luce sugli oceani. I film di paura emblematici dell'autunno cinematografico, in sala o formato home video, sono dunque The Conjuring - Il caso Enfield, Lights Out: Terrore nel buio, La notte del giudizio: Election Year. Ogni titolo ha finito per trainare le urla del pubblico in una comfort zone di 'non-solo-appassionati', senza contare i casi indie, esaltati dalla critica, The Witch di Robert Eggers e It Follows di David Robert Mitchell, che hanno fatto il pieno di festival. Impareggiabili i 743 milioni raccolti finora dalla gang di supercriminali DC Comics eppure, in epoca di remake, prequel e pirateria, è l’horror - relativamente low-budget (a parte Conjuring 2, costato 40 milioni) - a non lasciarsi alterare da un Imax verticale. Ouija 2, senza occhialini 3D e gonfio di suspense, non è il solo a spuntarla. Seguono piccoli film del terrore come il segretissimo Blair Witch di Adam Wingard (l’originale, The Blair Witch Project, in era pre YouTube guadagnò 140 milioni contro i 60mila di costo), 31 di Rob Zombie (al Sundance la première di mezzanotte è stata presa d’assalto), Paradise Beach: Dentro l’incubo di Jaume Collet-Serra, Rings di F. Javier Gutiérrez e Amityville: The Awakening di Franck Khalfoun (piccolo nella forma: dietro ha società di produzione come Blumhouse, Dimension Films e Miramax).
Gli horror dell'autunno da 'The Witch' a 'Boo! A Madea Halloween'
Con un budget di appena 10 milioni di dollari, lo scorso settembre il thriller ' Man in the Dark', ha reso moltissimo incassandone altrettanti in una sola notte e toccato quasi i 150 in tutto il mondo. I film di paura emblematici dell'autunno cinematografico, in sala o formato home video, sono dunque 'The Conjuring - Il caso Enfield', 'Lights Out: Terrore nel buio', 'La notte del giudizio: Election Year'. Ogni titolo ha finito per trainare le urla del pubblico in una comfort zone di 'non-solo-appassionati', senza contare i casi indie, esaltati dalla critica, 'The Witch' di Robert Eggers e 'It Follows' di David Robert Mitchell, che hanno fatto il pieno di festival. I titoli per Halloween sono 'The Ouija 2' per l'Italia e
Ma perché l’horror, più di ogni altro genere, riesce a toccare ancora le vite dei ragazzi? "Non tutto l'horror, direi buona parte però" ci spiega l’uruguaiano Fede Alvarez, 38 anni, alle spalle il rifacimento de La casa. "Parecchi kids trascurati o disoccupati si allontanano da quei prodotti mortiferi dove i soliti giovani borghesi vanno al lago in macchina e un killer li fa a fettine. Se mi sono creato un pubblico lo devo, senza dubbio, all’onestà del materiale che porto sullo schermo. Io non andavo al lago coi soldi di papà, per intenderci. Mi trovavi in strada a bere birra con gli amici o a fumare. Per fare cinema, ma soprattutto per girare un buon horror, devi avere un'empatia con le giovani generazioni, parlare con loro, sporcarti un po'. Vivere. Ecco perché il mostro del mio film è un veterano di guerra cieco, nella Detroit post-bancarotta, e non uno spaventapasseri". Secondo Mike Flanagan, coetaneo di Alvarez, alle prese con l'adattamento del romanzo onirico di Stephen King, Il gioco di Gerald, "molti autori, come il sottoscritto, oggi hanno sviluppato un'allergia nei riguardi di sequel e remake. Ecco perché mi trovo d'accordo con il produttore Jason Blum. Quando è uscito il primo Ouija mi ha detto che, se fosse andato bene, avrei avuto carta bianca sul numero due, a patto di differenziarlo completamente dal precedente. Dare un altro morso alla mela può avvelenarti. E Hollywood, a volte, è una mela pericolosa: i film di paura per teenager sembrano tutti fatti con la stessa ricetta. Le vhs con cui sono cresciuto io, da Changeling a Poltergeist, oppure il film Disney Gli occhi del parco, mi hanno segnato e da regista rispondo all'omologazione con l'effetto nostalgia. Mi piace ricreare i vecchi trucchi dell'horror".
Dopo il successo di Sean Baker che ha girato Tangerine con un iPhone 5S e un’app, FiLMiC Pro, da 8 dollari, secondo Alvarez "oggi puoi davvero fare cinema con un semplice telefono. Se insegui soltanto Studios o mega-produzioni, è un tuo problema. I filmaker, in un genere come l’horror, non hanno più scuse: possono sperimentare, esprimersi senza censure". Adam Wingard, classe 1982, reduce da Blair Witch, già a 19 anni aveva ben chiaro il suo tracciato: "Il mio primo lavoro si chiama Home Sick, uno slasher con Bill Moseley e Tom Toweles; sono seguiti You're Next e V/H/S. L'idea del footage ritrovato mi è sempre andata a genio e credo che l'effetto amatoriale, camera in spalla o iPhone, sia ancora molto attuale, dopo i casi Cloverfield e REC. Mostri, vamp, zombie ripresi dalle telecamere che usiamo tutti i giorni per i nostri selfie... Non è forse questa la paura più grande dei ragazzi?". Con il remake di Suspiria firmato Luca Guadagnino, in arrivo con Tilda Swinton, Dakota Johnson e Chloë Grace Moretz, i riferimenti italiani dei registi stranieri restano Mario Bava e Dario Argento. Anche se, chi è in vena di case stregate, può sempre andarsi a recuperare Gaetano, l’alano-mascotte che accompagnava Renato Pozzetto nella commedia di Bruno Corbucci.