Da Vittorio ad Andrea, la dinastia dei De Sica
Con 'I figli della notte', in concorso al Torino Film Festival, esordisce alla regia Andrea De Sica, figlio di Manuel (musicista, compositore e autore di colonne sonore, scomparso nel 2014) e della produttrice Tilde Corsi, ultimo rampollo della dinastia cinematografica e musicale dei De Sica. A partire dal grande regista e attore Vittorio, padre di Emi, Christian e Manuel, la famiglia De Sica ha sempre espresso talenti legati al mondo del cinema. Nelle vicende familiari, inoltre, gli intrecci col grande schermo sono numerosi: Christian De Sica ha sposato Silvia Verdone, sorella di Carlo (dal loro matrimonio sono nati Brando, attore e regista, e Maria Rosa, stilista), mentre Manuel era sposato con la produttrice Tilde Corsi.
Nel film c'è anche l'eredità che arriva da nonno Vittorio, nel senso “delle conseguenze che le scelte dei genitori possono avere sui figli, come accade ne I bambini ci guardano. Si tratta, a volte, di sopravvivere alla scelta dei genitori o di soccombere. Del resto lo sguardo degli adolescenti è così, in bianco e nero”. L'idea era anche raccontare adolescenti diversi da quelli ritratti, prevalentemente con il tono da commedia, dal cinema di oggi. “Cercavo una storia di formazione che contenesse elementi di provocazione: via i buoni sentimenti, via le battute spiritose. Volevo raccontare un percorso borderline che non appartenesse necessariamente alle periferie ma riguardasse giovani ben inquadrati nella società. Questa storia d'amicizia mi è sembrato naturale legarla poi all'idea di cinema che ho in mente, il risultato è stato spostare il confine da una storia di adolescenti a un film di genere". Infatti il film mescola i generi, una favola nera che guarda a Lynch, Bellocchio, e che cita esplicitamente Kubrick a partire dall'ambientazione, Il Grand Hotel Dobbiaco, antica struttura in stile asburgico che ospita le Settimane Musicale Malheriane nel film si trasforma in una sorta di Overlook Hotel di Shining (“ci parlavano di fantasmi al Gran Hotel già prima del nostro arrivo, mi divertiva avere un corridoio della scuola con gli stessi colori”, racconta De Sica) in cui si muovono i due intensi protagonisti, Vincenzo Crea e Ludovico Succio, scelti tra mille aspiranti e molto bravi nel gestire anche i pochi momenti di imperfezione della sceneggiatura. I loro personaggi, Giulio e Edoardo arrivano nella struttura destinata a trasformarli nella “classe dirigente del futuro” che nel pacchetto offre anche una trasgressione controllata, a tariffario. “Abbiamo subito capito che non dovevamo giudicarli, metterli nelle caselle dei buoni o cattivi”, dice Crea. Succio: “l'idea era comunque di renderli empatici, vicini al pubblico al di là dei loro comportamenti”.
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