'3 Generations - Una famiglia quasi perfetta' - la clip in anteprima
Cinema trans, da 'Orlando' a 'Danish Girl'
Cambio di sesso, travestitismo e transessualità erano temi poco frequentati dal cinema fino a poco tempo fa. I predecessori del genere sono stati outsider come Ed Wood e John Waters. Dal lontano 1953 quando quello che venne definito dalla critica come "il peggior regista di tutti i tempi" portò sul grande schermo 'Glen or Glenda' di strada ne è stata fatta molta e all'argomento è stata restituita la giusta dignità. In questa direzione molto si deve ad autori come Sandy Potter che nel 1992 si cimentò in una versione cinematografica del sofisticato romanzo di Virginia Woolf 'Orlando' oppure a Stephan Elliot che con 'Priscilla la regina del deserto' intascò un Oscar per i costumi e diventò il simbolo di un popolo fino a quel momento sotterraneo. Nettamente più pop 'Breakfast on Pluto' e 'Transamerica' in cui lo stile narrativo rispecchiava una nuova sensibilità sul soggetto all'interno della società. Il prolifico François Ozon in 'Una nuova amica' aveva scelto Romain Duris per il ruolo del giovane vedovo e padre che amava vestirsi da donna. Recentissimo il melò di Tom Hooper, 'The Danish Girl', dove Eddie Redmaine appena reduce dall'Oscar per il ruolo di Hawkings ne 'La teoria del tutto', interpreta il primo transgender della storia. In Italia Carlo Lavagna si è occupato in 'Arianna' di un ermafrodita e il film è arrivato nella settimana della critica a Venezia. Che dire poi della serie, premiatissima agli Emmy, 'Transparent' e del programma seguitissimo 'Ru Paul's Drag Race', trasmesso un po' dappertutto nel mondo.Elle Fanning, perfetta per il ruolo, è Ray, una ragazza che vuole diventare maschio in '3 generations - Una famiglia quasi perfetta'.
Nonostante il cast sia composto soprattutto da donne - una delle quali, 70 anni e fervente supporter di Bernie Sanders si è conquistata il titolo di "pasionaria di Hollywood" - sul set c'è stato qualche braccio di ferro. Gaby rileva: "Si parla tanto di parità di genere nell'industria e concordo sul fatto che non ci trattino allo stesso livello degli uomini. È tuttora così. Detto questo, non consiglierei alle giovani filmmaker di scegliere attrici affermate e circondarsi di donne sul set. Per me è stato un po' problematico. A volte sarebbe stato meglio avere un uomo sexy e cordiale, dietro la macchina da presa, al mio posto. Star del calibro di Naomi o Susan non rispondono sempre bene ai consigli di una regista. Ci sono stati alcuni screzi. Ho pensato: se fossi stato un uomo, me la sarei cavata meglio. Ma quando hanno visto il film montato e finito, lo hanno molto amato".
Incorreggibile, Gaby sta preparando un nuovo lungometraggio di sole donne: “Il prossimo progetto parlerà ancora una volta di famiglia. Due generazioni a confronto. Una donna di una certa età che torna a casa a far visita alla madre e tenta di fare i conti con la figura del padre, morto suicida con un colpo di pistola. È il viaggio di una donna; forse, inconsciamente, il mio. Avendo tre figli, sento il bisogno di mettermi in discussione come madre. Si chiamerà Park Avenue ed è tutto ambientato nell’Upper East Side. Vivere a New York mi ha aperto il cuore e gli occhi. Per questo sogno Meryl Streep come mio alter ego. Vi terrò aggiornati”.