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'Home Movies', l'archivio che salva i vostri filmati: l'Italia privata è in una bobina

Super8, 8mm o i 16mm: erano i supporti più usati dalle famiglie italiane per fermare momenti importanti: compleanni, cerimonie, vacanze. Ma il tempo - e la memoria - possono giocare brutti scherzi. Per questo esiste un'associazione, l'Archivio Nazionale del Film di Famiglia, che preserva i vostri ricordi

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Fermatevi un attimo per pensare a dove avete riposto, l’ultima volta, la scatola con i Super8 del primo giorno di scuola, gli 8mm con le vacanze al mare o i 16mm con il matrimonio dei nonni. Ecco, adesso che ricordate dove sono, se in soffitta, in cantina o nel fondo di un armadio, andate a recuperarle perché, se non lo sapete, c’è chi è pronto a prendersi cura delle vostre pellicole e a regalare loro vita, se non eterna, quasi.

Home Movies è l’associazione che gestisce l’Archivio Nazionale del Film di Famiglia, il centro che ha sede a Bologna e raccoglie le storie delle famiglie italiane. “Sono memorie dal basso che ci permettono di tracciare il profilo dell’Italia del Novecento – ci racconta Mirco Santi, co-fondatore dell’associazione, aprendo le porte del laboratorio dove si interviene per realizzare il passaggio dalla pellicola al digitale – per questo motivo costituiscono un patrimonio importante da salvaguardare”. Il laboratorio e l’Archivio Come la maggior parte dei luoghi destinati a custodire i ricordi, anche queste stanze sono troppo piccole e stracolme di oggetti: ci sono scaffali pieni di bobine sulle quali si deve intervenire, certo, ma anche proiettori, macchine da presa, lampade, giuntatrici e tutto quello che i cineamatori hanno voluto lasciare all’Istituto. “Abbiamo iniziato nel 2002 facendo tutto solo per passione, ora a chi ci lascia le pellicole da digitalizzare chiediamo un piccolo contributo, è il minimo che ci serve per portare a termine il lavoro”. Dalle mani di Mirco e dei suoi colleghi (quattro quelli con cui lavora a stretto contatto, altrettanti i collaboratori) sono passate circa 20mila pellicole, “si tratta di quasi 6mila ore di filmati digitalizzati, storie che vanno dagli anni Venti alla fine degli anni Ottanta del Novecento. Alcune sono dei primi anni Duemila, appartengono a chi proprio alla pellicola non è riuscito a rinunciare, neppure in età digitale avanzata”. Provengono sì da tutta Italia, ma anche dall’estero “abbiamo lavorato su filmati di cineamatori stranieri e di italiani che hanno vissuto la loro infanzia in altri Paesi”.

Home Movies, l'associazione che salva i filmati dell?Archivio Nazionale del Film di Famiglia

Quando una “pizza” arriva nelle stanze di Home Movies, la prima cosa da fare è catalogarla. Come? Si parte dalle informazioni che si trovano sulla scatola, le etichette che abbiamo attaccato noi, scrivendoci sopra una data, un luogo. Per l’inventario si utilizza il nome della famiglia, ci sarà quindi lo scaffale dell’archivio dedicato ai Lenzi di Siena, quello ai Trastulli di Milano. Una volta catalogato tutto, inizia la fase di conversione: “prima si svolge la pellicola su una passa-film orizzontale e manuale che ne verifica lo stato di conservazione e solo se non ci sono problemi o una volta risolti piccoli problemi (se due o più pellicole sono state unite, ad esempio, le giunture sono i punti più critici), il film arriva su uno scanner specifico per i formati ridotti”. La famiglia potrà rivedere le proprie storie e in Archivio sarà conservata la copia originale, la pellicola. Tutte quelle su cui si è già intervenuti sono conservate nell’Archivio che, rispetto al laboratorio, si trova due piani sotto, sempre all’interno dell’Istituto per la storia e le memorie del Novecento Ferruccio Parri, con cui c’è un accordo per la divisione degli spazi, in quello che era l’antico monastero di S. Mattia. Entrare nell’Archivio è un po’ come mettere piede in un’altra dimensione: un ambiente non silenzioso perché si fa fatica ad ignorare il rumore del meccanismo di ricambio dell’aria, mantenuto ad una temperatura costante di sedici gradi e con un tasso di umidità del 40%. Gli scaffali con le scatole di carta o di latta delle pellicole si impongono alla vista e su tutto aleggia una sensazione di sacralità, ma non quella di S. Mattia: è come se, schierati in fila a mo’ di esercito, i ripiani dicessero “questa è casa nostra, procedete con rispetto”. Il materiale, sicuramente disposto in maniera ordinata, sembra comunque sempre troppo per i tre armadi messi a disposizione. “Abbiamo decisamente bisogno di più spazio perché continuano ad arrivare film. La produzione in pellicola sarà pure esaurita, ma le case degli italiani ne sono piene”. Il crowdfunding E non è solo per la ricerca di maggiore spazio che Home Movies ha lanciato una campagna di raccolta fondi, sul sito Eppela.com. L’obiettivo è stato fissato a 10mila euro: il desiderio è quello di creare una piattaforma online sulla quale rendere accessibile una parte del catalogo. “È giusto che tutte queste informazioni raccolte negli anni vengano condivise – spiega Mirco – per questo vogliamo creare un database online”. Proprio come su un motore di ricerca, l’idea è quella di rintracciare le foto o i filmati attraverso l’inserimento di parole chiave, la determinazione di un luogo, del periodo storico o del tema. E per rendere il tutto ancora più utile, il passo successivo alla creazione del catalogo online sarebbe quello di geolocalizzare i luoghi che fanno da sfondo alle storie delle famiglie italiane per poterne apprezzare i cambiamenti nel tempo.

Archivio Aperto Fino a questo momento, infatti, l’unica occasione per fruire liberamente di parte del patrimonio conservato da Home Movies è durante le giornate di Archivio Aperto, il festival che, per un mese e mezzo (quest’anno fino al 7 dicembre), restituisce al pubblico le sue storie. Quelle delle prime aspiranti miss, ad esempio. Dal fondo di un tale signor Mossina, sono emerse le immagini realizzate durante i casting a ragazze che tra gli anni Quaranta e Cinquanta concorrevano per conquistare il titolo di reginette di bellezza e la fascia di Miss Cinema. O quelle di “Matrimonio all’italiana” con filmini di matrimonio degli anni Trenta, Sessanta o Ottanta. E poi c’è la tragedia di Marcinelle raccontata con gli occhi di chi, sessant’anni fa, in Belgio, si trovava tra quelle miniere. C’è la Bologna degli anni Novanta, del Dams occupato e delle manifestazioni della Pantera “contro la riforma Ruberti delle Università e contro ogni privatizzazione”. Perché se le storie private e inedite delle singole famiglie costituiscono sicuramente il cuore dell’Archivio, Home Movies ha aperto i suoi spazi anche a chi ha voluto documentare le vicende della famiglia Italia.