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'Rogue One', così tutto è iniziato: Star Wars diventa un film di guerra

Nelle sale italiane giovedì l'atteso spin-off della saga di George Lucas. All'anteprima di Londra la protagonista inglese ha raccontato: "La mia Jyn è una donna senza vanità, capace di tutto"

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LONDRA - Nel primo Star Wars, quello del 1977, si diceva che un gruppo di ribelli, a prezzo di grandi sacrifici, era riuscito a rubare i piani della Morte Nera onde individuare il punto debole del distruttivo pianeta artificiale? Ecco, Rogue One,

'Rogue One', il ritorno del mondo di Star Wars


Finalmente Rogue. Nella prima proiezione, segretissima, in una saletta di Soho mostra ecco l'avvio, familiare eppure diverso: non ci sono i titoli che scorrono nello spazio, la marcetta di Williams dirotta altrove dopo qualche nota. Rogue one è uguale ma diverso. Non ci sono cavalieri Jedi e spade laser, non ci sono creature predestinate. C'è un gruppo di umanissimi combattenti, mercenari, spie, ladri, che si unisce, come i sette samurai, per una missione impossibile: impossessarsi dei piani, individuare il punto debole del distruttivo pianeta artificiale, a ogni costo. Il rapporto padre-figlio è al centro anche di questa storia “stand alone”, cioè che inizia e finisce qui. Jyn, Felicity Jones, la delicata attrice inglese che ha sfiorato l'Oscar con La teoria del tutto, che ha affiancato Tom Hanks in Inferno, qui si trasforma in una combattente androgina alla Ripley di Alien (che il riferimento sia questo lo ammette anche il regista, Gareth Edwards). Ci sono il dolore e la perdita, l'infanzia solitaria e fuorilegge, il rapporto complesso con il padre, Galen Erso, interpretato dal danese Mads Mikkelsen, che è l'uomo che ha progettato e diretto la Morte Nera. “Quello che mi piace di Jyn è che è una donna senza vanità, fisicamente capace di tutto, ma che possiede un grande afflato spirituale e scopre di avere qualità da leader. I ribelli dell'Alleanza vogliono usarla per arrivare al padre, con cui la ragazza non ha rapporti da quindici anni.
Felicity Jones alla prima di 'Rogue One' (ap)
I magnifici fuorilegge. A liberare la detenuta Jyn è il misterioso capo dell'intelligence dei ribelli, il Capitano Cassian Andor, Diego Luna (l'attore messicano che giovanissimo fu premiato alla Mostra di Venezia con l'amico Gael Garcia Bernal per Y tu mama tambien). Nessuna ironia alla Ian Solo, è una creatura torturata guidata dal senso del dovere, “compie ogni azione, anche quelle che preferisce non ricordare, in nome di un ideale che consiera giusto, per la Speranza”. Questa è la parola chiave del film: la ribellione si basa sulla Speranza, dice Jyn all'adunanza dei ribelli. Lo schivo Cassian ha un solo amico ed è un droide imperiale che ha riprogrammato trasformandolo in ribelle. Si chiama K-2SO e fisicamente somiglia all'HumandroidChappie L'universo sporco. Rogue one sembra meno che mai ambientato in una “Galassia lontana lontana....” I protagonisti si muovono in territori occupati che sembrano il Medio Oriente, combattono nella polvere, nel fango, sotto la pioggia. E poi, ecco una base imperiale ambientata in un'isola esotica, i combattimenti tra le truppe imperiali e i ribelli tra palme, spiagge bianche, acque cristalline. Sparatorie, esplosioni, sangue. Sfondo decisamente inusuale per un film di Star Wars. E lo è anche il tono “E' un film di guerra. Prima di girare il regista ci ha fatto vedere Apocalypse Now, Salvate il soldato Ryan”, racconta Felicity Jones. Di sicuro è pensato per un pubblico di ragazzini non troppo piccoli, ed è un grande omaggio ai fan della saga.

L'origine di Rogue. C'è qualcosa di molto romantico nell'idea che un ribella combatta senza poteri speciali, ma mettendoci sangue e sudore, spiega il supervisore John Knoll. E' sua l'idea di Rogue One (il titolo, preso dal gergo militare, viene inventato nel film dal pilota Bodhi Rook durante una fuga rocambolesca). Knoll lavorava con Lucas ai tempi di La vendetta dei Sith. Nei piani originali la storia dei Rogue one avrebbe dovuto essere una serie tv, mai realizzata. Poi un film a basso costo, che è diventato invece un blockbuster. Alla regia è stato chiamato il regista britannico Gareth Edwards, già esperto di piccoli budget (Monsters, 2010) e di kolossal (Godzilla, 2014). Sua l'idea di girare uno Star Wars con uno stile da documentario. Cosa che ha portato molti problemi sul set (il film è stato girato in Giordania, alle Maldive, in Islanda, agli Elstree Studios e persino nella metropolitana londinese di Canary Wharf). Il regista ha voluto un set costruito a 360 gradi perché gli attori potessero recitare nel modo più realistico possibile, cosa che però ha portato parecchi problemi in post produzione, quando si sono dovuti aggiungere gli effetti speciali e gli attori non erano nella posizione esatta.

Ritorno ai Settanta. È il visivamente più vicino agli anni Settanta. Per le facce e i look dei piloti degli X-Wing, per pezzi di astronave che saranno straordinariamente familiari al pubblico. E per una serie di citazioni e omaggi disseminati lungo il percorso di questa storia solo apparentemente marginale rispetto alla saga. Citazioni e cammei dei protagonisti futuri. Soprattutto c'è Darth Fener e, sul fronte cattivi, il ritorno di un personaggio centrale in Una nuova speranza, un grandissimo attore la cui presenza è resa possibile grazie alla tecnologia digitale.
A bordo di uno X-Wing. Realtà aumentata al servizio di Rogue One. All'interno del londinese Corinthia Hotel c'è una stanza-postazione e due caschi, uno rosso e uno bianco, per sperimentare la sensazione di pilotare un X-Wing, la classica unità d'attacco dei ribelli dell'Alleanza. Indossi il casco di ti ritrovi lì, seduto al posto del pilota, puoi vederti le mani che si muovono sui comandi, il tetto aperto sull'universo. Sei nel mezzo in una battaglia, senti le voci concitate degli altri piloti, sfiori le gigantesche astronavi bianche, intravedi, là dietro, la Morte Nera. Ma ci sono anche I TIE Fighter imperiali, quelle con i pannelli piatti sui lati, che ti stanno addosso, i compagni che cercano di coprirti le spalle, che si frantumano in mille pezzi. E tu spari e colpisci, schivi, viri. Poi, però, esplodi. Un giro di giostra stellare lungo due minuti.
Appendi l'assaltatore. Appendi l'assaltatore. Una stanza del Corinthia Hotel è invece dedicata alla mostra dei gadget della serie. E c'è anche un vasto catalogo. Pupazzi e costumi in veUna stanza del Corinthia Hotel è invece dedicata alla mostra dei gadget della serie. E c'è anche un vasto catalogo. Pupazzi e costumi in versione semplice e deluxe, la versione POP, quella con i testoni tremolanti, dei protagonisti, le cuffie bluetooth col soldato imperiale, le figurine, le pistole laser giocattolo, i soldati telecomandati, le costruzioni Lego e perfino, con sprezzo del ridicolo, un Death Trooper imperiale con mega arma in versione “decorazione natalizia” da appendere all'albero tra i Babbi Natale e gli angioletti.