Roger Corman: "Così vampiri e piante assassine hanno influenzato la nuova Hollywood"
Filippo Brunamonti, FILIPPO BRUNAMONTI
Il suo “La piccola bottega degli orrori”, girato in due giorni, è un cult della storia del cinema. E l'autore, 90 anni, non si ferma: il 25 gennaio esce il nuovo “Death Race 2050”
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
NEW YORK - "Novanta", scandisce mite. "Ma non chiamatemi leggenda vivente". Quando lo incontriamo in una stanza d'hotel a Midtown, Roger Corman, produttore, regista e attore, conta gli anni e non teme il futuro: "Mi hanno battezzato il Papa del cinema pop o il maestro dei B-movie, dando per scontato che l'era del cinema d'arte a basso costo sia sepolta. Io mi ribello: la fabbrica che ho costruito mentre gli americani votavano tra Kennedy e Nixon è ancora aperta". Occhi verdi, capelli argentei, giacca nera di velluto. Dopo una carriera di film low-budget, perlopiù fanta-horror politici, Corman rimane il portavoce della Hollywood meno uniforme. La lista di talenti che ha lanciato è incredibile: Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Jack Nicholson, James Cameron, Jonathan Demme, Robert De Niro. "Ho iniziato da corriere per la 20th Century Fox. Un giorno, mi soffermo su un copione dal titolo Romantico avventuriero. Intui…
NEW YORK - "Novanta", scandisce mite. "Ma non chiamatemi leggenda vivente". Quando lo incontriamo in una stanza d'hotel a Midtown, Roger Corman, produttore, regista e attore, conta gli anni e non teme il futuro: "Mi hanno battezzato il Papa del cinema pop o il maestro dei B-movie, dando per scontato che l'era del cinema d'arte a basso costo sia sepolta. Io mi ribello: la fabbrica che ho costruito mentre gli americani votavano tra Kennedy e Nixon è ancora aperta". Occhi verdi, capelli argentei, giacca nera di velluto. Dopo una carriera di film low-budget, perlopiù fanta-horror politici, Corman rimane il portavoce della Hollywood meno uniforme. La lista di talenti che ha lanciato è incredibile: Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Jack Nicholson, James Cameron, Jonathan Demme, Robert De Niro. "Ho iniziato da corriere per la 20th Century Fox. Un giorno, mi soffermo su un copione dal titolo Romantico avventuriero. Intuisco qualcosa di buono, ci lavoro, ma quando le mie idee finiscono, non accreditate, nel film con Gregory Peck, allora abbandono tutto. E decido di dedicarmi alla produzione" racconta. "Ora impazza l'appiattimento delle idee: io sto dalla parte del cinema concettuale: uso sesso, occulto, violenza, umorismo e donne conturbanti come metafora. E cerco nuovi sguardi".
Sembrano lontani gli anni Sessanta di La piccola bottega degli orrori, girato in due giorni e mezzo con un budget di 22.500 dollari.
"Il mio modo di fare cinema non è mai cambiato. Muta e avanza la tecnologia, non la testa dell'artista. Quegli anni così liberatori hanno strutturato le fondamenta di Hollywood. Io ho dato il polso, Hollywood ha succhiato il sangue. L'industria non è poi così diversa nel 2016: in circolazione vedo cani sciolti che sognano di fare di testa loro. Oggi è più difficile perché Hollywood è diventata una corporation. Gli Studios, in passato, erano popolati da persone colte, adesso il profitto ha preso il comando. Chi si interessa più della qualità di un film? Confido nella nuova generazione di filmmakers: i giovani sono capaci di guardare con intelligenza al cambiamento, portando la loro visione sul tavolo. Forse sono finiti i tempi dei set di cartapesta ma, con l'avvento della realtà virtuale e del 3D, l'arte commerciale è a un nuovo stadio".
La piccola bottega degli orrori - Il film cult di Roger Corman
Tre anni fa aveva riversato parte del suo archivio su YouTube. Che rapporto ha con il web?
"Ho caricato tutta la "bottega" sulla piattaforma di video sharing, un film al giorno per meno di 4 dollari al mese. Da qualche parte su YouTube i fan possono recuperare anche il mio Fantastici 4 perduto, mai distribuito. La relazione che ho con il mondo digitale è tenue. Beh, so cos'è un iPhone... Howard Hawks e Alfred Hitchcock non hanno mai smesso di sperimentare ed erano incuriositi dalla terza dimensione. Io utilizzo internet per arrivare agli altri e condividere il vecchio mestiere. È uno slancio che mi appartiene da quando, nel 1958, ho scelto di finanziare G-Men della quinta strada di Irvin Kershner. Avevo già fatto un mucchio di soldi, avrei potuto investire in borsa o nel mercato immobiliare, invece ho puntato su esordienti come il mio assistente, Francis Ford Coppola, alle prese con il suo primo film. Da quel momento ho fondato la mia società di produzione".
Roger Corman; in alto, la locandina di un suo film Non ama remake e sequel eppure sta per arrivare il seguito di Anno 2000 - La corsa della morte.
"Si chiamerà Death Race 2050, diretto da G.J. Echternkamp. Lo considero l'erede diretto del film del 1975 con David Carradine e Sylvester Stallone. Il concept di Death Race è immutato: macchine a velocità supersonica, azione, humor. È ambientato in un futuro non troppo lontano dove gli Stati Uniti sono ormai diventati Corporazioni Unite d'America: un luogo dove le masse vanno intrattenute a suon di violenza e realtà virtuale".
'Death Race 2050', il ritorno di Roger Corman
Ne ha portati al cinema otto. Ha ancora un racconto di Edgar Allan Poe che vorrebbe girare o produrre?
"Da piccolo mi diedero un compito: la lettura di La caduta della casa degli Usher. Lo ho amato. Ma quando gli Studios mi chiedono di sfornare più film tratti da Poe, rispondo che ho detto tutto ed è tempo di voltare pagina. A novant'anni, si può".