Ben Affleck di nuovo regista-protagonista: "Ecco il mio omaggio al noir"
Arianna Finos
Dopo "Argo" il ritorno dietro la cinepresa nel film "La legge della notte". "Sono preoccupato. Il razzismo è il peccato originale dell'America. E non credo che sarà Trump a risolvere il problema"
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LONDRA - Con il sontuoso La legge della notte Ben Affleck rende omaggio alla tradizione dei gangster movie della Warner, accostando la perfetta ambientazione anni Venti a una sensibilità sociale contemporanea. "È la mia lettera d'amore al genere che più esplora l'ambiguità del sogno americano. Racconta di chi non fa le scelte giuste, chi vive secondo un proprio codice. Entrare in questo territorio ci permette di affrontare le nostre pulsioni oscure", spiega il divo più alla mano di Hollywood. In una stanza dell'hotel londinese Claridges, barba lunga e maglione casual, è credibilissimo nel ruolo di chi non si prende sul serio. Più anti che super eroe, malgrado Batman. E l'Oscar: "Se sento la pressione? Beh, non avrò un Oscar a ogni film, Argo è stato speciale. Ma aver vinto mi permette di rischiare di più".
La legge della notte, in sala il 23 febbraio, è un progetto che coltivava da anni e di cui è regista, produttore, sceneggiatore, protagonista. Il film è tratto dal romanzo di Dennis Lehane, scrittore di cui Affleck aveva adattato nel 2007 Gone, baby gone, folgorante esordio dietro la macchina da presa che aveva come protagonista il fratello Casey: "Mi si riconosca il merito di aver scoperto il talento dell'attore del momento", dice Affleck ironico e forse piccato dal mancato ringraziamento di Casey dal palco dei Golden Globe, vincitore con Manchester by the sea. Elude la domanda se lavoreranno ancora insieme, si spende per l'amico e scrittore bostoniano Lehane, "Dennis scrive per immagini, i suoi libri sono già cinema".
'La legge della notte', a febbraio il nuovo film di Ben Affleck
Stavolta la storia parte da Boston, poi si sposta in Florida e a Cuba dove Joe Coughlin, il protagonista, costruisce un impero fondato sull'alcol. "Sono partito soldato, sono tornato fuorilegge", racconta all'inizio del film. È reduce dal fronte francese della Prima Guerra Mondiale, disgustato dal comportamento degli ufficiali. E così il figlio di un poliziotto irlandese (Brendan Gleeson) sceglie una vita fatta di notti e di rapine finché la relazione con l'amante di un boss (Sienna Miller) lo incastra nella guerra tra le mafie - italiana e irlandese - trasformandolo in un gangster riluttante.
Affleck attore, convincente nei recenti L'amore bugiardo e The accountant, qui non rende un buon servizio all'Affleck regista. È lontano dalle icone create da De Niro, Pacino, e prima da James Cagney, Humphrey Bogart. "Ho rivisto molte volte C'era una volta in America, lo confesso, ma anche Il Padrino, Casinò, Nemico pubblico, Faccia d'angelo". A parziale giustificazione della mancanza di carisma, c'è il fatto che l'essere più osservatore che partecipe della propria vita era una caratteristica dell'alter ego letterario. Nel film il boss Maso Pescatore (Remo Girone, di cui Affleck tesse le lodi), gli dice: "Tu sei un bandito, non un gangster".
'La legge della notte', il noir firmato Ben Affleck
Ben Affleck, Zoe Saldana, Elle Fanning, Sienna Miller, Chris Cooper e Remo Girone sono i protagonisti del film 'La legge della notte', nella sale italiane dalla fine di febbraio. Tratto da un romanzo di Dennis Lehane, il film è ambientato nei ruggenti anni 20 quando il proibizionismo non riesce a fermare il traffico d'alcol che invade gli speakeasy della mala. Oltre a scrivere la sceneggiatura, Affleck ha anche diretto la pellicola
L'antieroe di La legge della notte non è un gangster senza redenzione di quelli che la Warner puniva alla fine sotto minaccia della Commissione censura. La sua caduta è dovuta invece allo scontro con il Ku Klux Klan e le autorità colluse (ha sposato una cubana, interpretata da Zoe Saldana) e all'incapacità di eliminare una innocente che sbarra la strada al suo progetto di Casinò.
"Quando ho concepito il film, mi sembrava affrontasse temi poco accessibili, invece parla dell'oggi. L'America è una terra di immigrati, sempre marginalizzati, raccontati con sgradevoli dettagli nei film: gli irlandesi, poi i latinos, gli italiani. Certo, non mi aspettavo il tema tornasse così attuale", sospira Affleck, che si è schierato contro Donald Trump e in difesa di Meryl Streep, dopo il discorso dell'attrice ai Golden Globe. Del rialzare la testa dei suprematisti bianchi che il suo personaggio combatte nel film dice: "L'America ha meravigliose tradizioni, ma anche macchie oscure. Una di queste è la lotta di gruppi di "bianchi" verso gli altri gruppi etnici considerati una minaccia al proprio potere. Negli anni Venti c'erano cinque milioni di persone nel KKK, ed era una Paese molto meno popoloso. Ora sono pochi e meno potenti, ma il razzismo esiste, è il nostro peccato originale. E non credo che sarà Trump a risolvere il problema. Se sono preoccupato? Sì, lo sono".