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L'INTERVISTA

Franco Maresco tra Palermo e Hollywood: "Così Liza Minnelli ha ispirato Vicè"

Il regista si cimenta con il musical: il nuovo film prende le mosse da una visita della diva americana in Sicilia e da un incontro mancato con i suoi parenti

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IMMAGINATE Liza Minnelli, il mondo brillante dei musical e Borgo Vecchio, uno dei mercato storici di Palermo: eccoli qui i protagonisti del nuovo film di Franco Maresco, che questa volta decide di ambientare un musical in un luogo diametralmente opposto alle luci della ribalta. Trovano posto il volto dallo sguardo spalancato e bistrato della diva di New York, New York e un protagonista con la faccia scolpita dalla lotta quotidiana con la realtà, tratto dalla teoria dei volti che abbiamo imparato a conoscere con Cinico Tv. Facce che non si sono mai perse, semmai hanno nel tempo affinato la loro estetica della disperazione; e questa volta dialogheranno, nella maniera dell’antitesi, con il sogno americano. Il titolo provvisorio del film - anticipa Franco Maresco - è Vicé. Omaggio a Vincente Minnelli e alla sua famiglia, dall’America a Palermo.

I film di Vincente Minnelli sono una vera passione per Maresco, tanto da dire: "Un americano a Parigi lo aggiungerei alla lista di cose per cui vale la pena vivere. Realizzato nel 1951, è una delle vette del musical americano, un omaggio al genio di Gershwin, che rimane nella memoria anche per i fantastici numeri di danza interpretati da Gene Kelly e Leslie Caron".

Ma come si legano il regista Vincente Minnelli e il suo nuovo film?
"Il bisnonno di Minnelli era palermitano, e anche lui si chiamava Vincenzo. L’idea mi è venuta recuperando la memoria di quando, venti anni fa, Liza Minnelli arrivò a Palermo per tenere un concerto al Teatro di Verdura. In quella occasione annunciò di volere incontrare i suoi parenti palermitani, ma poi improvvisamente fece un passo indietro. Questo mancato incontro è il soggetto del mio film".

Perché quell'incontro non avvenne?
"L’ipotesi è che la famiglia potesse mettere in imbarazzo la Minnelli, che potesse non essere alla sua altezza. Partirò da qui, dalla delusione dei parenti che stavano già indossando il loro vestito più bello per incontrare la diva consanguinea, e che rimasero delusi. Ma in realtà la storia è ancora più complessa, perché con i Minnelli del Borgo Vecchio ho davvero un contatto che deriva da lunghissimo tempo, quando nel 1990 con Ciprì realizzammo il cortometraggio Loro di Palermo; qui la voce narrante che raccontava la vita di un gruppo di adolescenti dei quartieri più disagiati era un quattrordicenne, Vincenzo Navarra Minnelli. Questo ragazzo dopo il film rimase con noi, si appassionò alla fotografia, alle luci, al cinema insomma, e oggi continua a lavorare con Ciprì".

E gli altri contatti con la famiglia Minnelli di Borgo Vecchio come avvennero?
"Per Il ritorno di Cagliostro girammo una scena proprio sul pianerottolo della loro abitazione e poi, ancora, uno dei nostri personaggi, quello che insistentemente chiedeva 'Signò Belluscone, me la porta una birra?' era per l’appunto Vincenzo Minnelli, la cui somiglianza con il grande regista è davvero impressionante".

Ma la famiglia palermitana di Minnelli che arriva in America da chi è composta?
"Ho ricostruito che è sempre un Vincenzo Minnelli che parte, il bisnonno del regista, che fu un rivoluzionario durante i moti del ‘48 e  fu costretto all’esilio. Prima si nascose nelle catacombe dei Cappucini, poi una mano amica lo aiutò ad imbarcarsi clandestinamente alla volta dell’America. Il padre del regista fu Vincent Charles, artista e teatrante. Da questo si comprede la cultura raffinata di Vincente Minnelli".

Torniamo al soggetto, i Minnelli di Borgo Vecchio. Chi è il protagonista?
"Si chiama anche lui Vincenzo Minnelli, ovviamente. Vicè è l’emblema di un sottoproletariato che vive di espedienti per mantenere la famiglia: raccoglie ferro, cartone, fa su commissione la galera al posto di qualcun altro. Ma ha un animo da artista e sogna di aprire una scuola di ballo a Borgo Vecchio. Così, sapendo che arriverà la celebre parente, inizia a lavorare a uno strepitoso numero di tip tap. Coinvolge l’intero quartiere, la sera tutti chiudono bottega e vanno nel negozio di detersivi trasformato in sala da ballo".

Un po’ come in Belluscone, Liza Minnelli sarà evocata ma non presente?
"Nella migliore delle ipotesi potrebbe accettare di fare un cameo. Nella più probabile, rifiuterà, e potrò raccontare che siederà in prima fila ad assistere allo spettacolo. Immagino Liza Minnelli come una Santa Rosalia che per qualche momento illumina i sentimenti che affiorano nell’animo di queste persone, anche se credo sempre meno che i racconti possano incidere sulla realtà".

Dove sarà girato, a parte Borgo Vecchio? Le periferie di Cinico Tv hanno fatto scuola…
"Immagino periferie spaziose, Roccella, Acqua dei Corsari. La periferia ideale per me è quella che non esiste se non nell’immaginazione. Quando abbiamo girato negli anni Ottanta, le periferie erano macerie e improvvise epifanie, sembravano un set organizzato da un occhio invisibile e invece era tutto così, come mostravamo. Girerei anche allo Zen".

Ha già pensato agli attori?
"Vorrei ancora lavorare con Melino Imparato, Gino Carista, Giacomo Civiletti e trovare nuove facce di attori non protagonisti, che sanno testimoniare con candore, stupore e meraviglia. E forse ne farei una versione teatrale, perché il cinema è sempre più inflazionato dal digitale. È una finzione insopportabile, mentre il teatro è ancora un meraviglioso luogo di fantasia".