Amore gay, trans o etero. Love is... al festival di Berlino
Arianna Finos, ARIANNA FINOS, inviata a Berlino
I film che hanno più emozionato alla Berlinale sono storie d'amore, compreso il film di Luca Guadagnino 'Call me by your name' che ha ottenuto ottime critiche
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Più che le intenzioni, le emozioni. La Berlinale è sempre molto attenta a film con uno sguardo sociale, politico sulla realtà. E così nei primi giorni sono sfilati, a partire dal film d'apertura Django, una serie di opere fin troppo pensate, costruite. A conquistare gli spettatori, invece, sono stati piuttosto film capaci di trasmettere emozioni. Parlare d'amore. Tra i titoli più apprezzati ci sono l'ungherese Body and soul, il cileno Una mujer fantastica e Call me by your name di Luca Guadagnino.
On body and soul, sul corpo e sull'anima, è la storia di due solitudini e un amore fuori dai canoni che potrebbe piacere al presidente di giuria Paul Verhoeven. È ambientato in un'azienda di macellazione di carne in Ungheria. Qui, un uomo di mezz'età, direttore finanziario, incontra la giovane addetta al controllo di qualità. Le due creature tormentate, lui timido e ipacciato, lei …
Più che le intenzioni, le emozioni. La Berlinale è sempre molto attenta a film con uno sguardo sociale, politico sulla realtà. E così nei primi giorni sono sfilati, a partire dal film d'apertura Django, una serie di opere fin troppo pensate, costruite. A conquistare gli spettatori, invece, sono stati piuttosto film capaci di trasmettere emozioni. Parlare d'amore. Tra i titoli più apprezzati ci sono l'ungherese Body and soul, il cileno Una mujer fantastica e Call me by your name di Luca Guadagnino.
On body and soul, sul corpo e sull'anima, è la storia di due solitudini e un amore fuori dai canoni che potrebbe piacere al presidente di giuria Paul Verhoeven. È ambientato in un'azienda di macellazione di carne in Ungheria. Qui, un uomo di mezz'età, direttore finanziario, incontra la giovane addetta al controllo di qualità. Le due creature tormentate, lui timido e ipacciato, lei diffidente e delicata, si incontrano prima di tutto nei sogni: ciascuno condivide il mondo onirico dell'altro. Sognano di essere due cervi che si incontrano in una foresta innevata. Una storia commovente, quella della regista Ildiko Enyedi, in concorso qui alla rassegna.
Una mujer fantastica. Regista della fucina Larrain, amico e sodale del regista Pablo e del fratello produttore Juan de Dios, Sebastian Lelio, dopo Gloria, racconta ancora una figura femminile che le nostre società relegano ai margini. La sua resilienza e la sua sete d'amore, il suo bisogno di accettazione. La storia si apre su Orlando 57enne imprenditore tessile che festeggia il compleanno con l'amata giovane Marina, cantante, proponendole un viaggio alle cascate di Iguazu. Dopo una serata bella e romantica, i due vanno a dormire. Lui si sente male, lei lo porta all'ospedale. Lui muore e lei, la transessuale Daniela che nel documento si chiama ancora Daniel, deve affrontare il sospetto del medico, gli accertamenti investigativi (l'uomo è caduto dalle scale mentre lei lo stava soccorrendo e il corpo ha ecchimosi) e soprattutto l'odio della famiglia altoborghese di lui che intende cancellare quella che considera una perversione. Le vengono tolti casa, cane, macchina. Viene insultata, umiliata, aggredita. Ma quello di Lelio non è un film realistico di denuncia su una condizione che appartiene alla società cilena e non solo. Il film ha uno stile ricercato, con virate surreali che citano Buster Keaton e il musical. Spicca l'empatica di Daniela, interprete senz'alto capace di entrare per l'Orso d'argento alla migliore attrice. E senz'altro Una mujer fantastica entra nella rosa dei candidati al premio massimo.
A Berlino 'Call me by your name' di Guadagnino
Chiamami col tuo nome. Un'onda di emozioni ha travolto i critici alla Berlinale come pure era successo al Sundance film festival. Bello Call me by your name di Luca Guadagnino, il film di cui più si parla alla Berlinale di quest'anno dove è presentato alla sezione Panorama. Ambientato nell'estate del 1983 nel cremonese, racconta la storia d'amore tra un pianista 17enne, Elio e uno studente universitario americano che lavora con il padre, uno studioso d'arte, e che è ospite nella villa di famiglia. Un racconto di formazione e scoperta. Sensualità forte, senza bisogno di scene troppo esplicite (ma di una scena che coinvolge una pesca si parlerà...). Ottimi gli interpreti, l'americano Armie Hammer che qui a Berlino è anche co-protagonista del film Final Portrait di Steve Buscemi sulla figura dell'artista Giacometti (qui siamo nella Parigi degli anni Sessanta) e soprattutto l'eclettico e poliglotta Timothée Chalamet. Tratto dal romanzo omonimo Chiamami col tuo nome di André Aciman, che ha accompagnato il film a Berlino. A co-sceneggiare il film con Guadagnino e Walter Fasano anche James Ivory, "lavorare con James è un privilegio. Ricordo quando la storia ha preso forma nella cucina di casa mia. James è un libro vivente e non solo per i tanti aneddoti, ma per il suo vissuto. Appartiene a una generazione speciale, cresciuta nei Quaranta e Cinquanta, quando si ricostruiva dopo la guerra e la cultura era la prima cosa. Amo il suo essere cosmopolita, che allora non significava mettere su Instagram la foto del tramonto di una spiaggia orientale, ma essere cittadini del mondo, entrare nelle scarpe di qualcuno altro da te. È stato un americano che si è sposato con un indiano negli anni Sessanta, e che oggi vive, a ottantanove anni, come ne avesse altri cento ancora da sperimentare".