"La mia pittura deve molto a mio padre" ci racconta Aptekar, capelli dinamite, occhialetti, sorriso da Merlino. "Ho quasi ottant'anni ma ricordo bene cosa ha affrontato, assieme a mia madre, per mettere al sicuro tutti noi, l'arte e, soprattutto, il cinema. Mio padre era un proiezionista, uno dei primi a New York City. Aveva un business tutto suo, al Fox Theatre, Downtown Brooklyn. Poteva proiettare quel che voleva ed era riuscito a creare una nicchia di spettatori. Nella sua sala circolavano le pellicole più importanti dell'epoca e le più scandalose, quelle proibite, inserite nella blacklist. Se le procurava grazie alla stima di addetti ai lavori, produttori e distributori". Il riferimento "proibito" è al libro nero di Hollywood e ai roghi dei film contro il sistema. "All'epoca a Hollywood avevano trovato lavoro parecchi europei simpatizzanti per le sinistre", prosegue Aptekar. "Dopo il nazismo, autori straordinari come Charlie Chaplin sono finiti sotto accusa per militanza anti-americana, costretti ad emigrare o a tornare in Europa".
Il tesoro di Bernard Aptekar, artista e custode di Charlie Chaplin
"Negli anni Cinquanta un comunista riusciva solo a catalizzare guai" sorride Bernard, mentre il figlio Alexander lo aiuta ad aprire gli sportelli di quella che lui chiama "tana della memoria", forse perché al pittore di Soho la memoria, dopo un ictus, lo sta tradendo piano piano. "In questa botola conservo parte della polverosa eredità paterna, che ha lo stesso nome di mio figlio, detto Big Alexander" racconta. "Qui ci sono i primi positivi di Chaplin, tutto quello che l'Fbi confiscava e che mio padre ha salvato. È rimasto tutto intatto, anche se parecchio ho scelto di donarlo a musei come il MoMA" dice. La crociata lanciata dagli Stati Uniti all'indomani della seconda Guerra Mondiale doveva arginare il pericolo rosso e, dopo la dottrina Truman del '47, con la guerra tra Corea del Nord e Corea del Sud, Hollywood è diventata l'obiettivo numero uno del senatore Joseph McCarthy. Il mondo del cinema investito dall'ondata inquisitoria perdeva pezzi, a cominciare dai suoi proiezionisti in dissenso: Humphrey Bogart e Katharine Hepburn, per citare alcune delle star più battagliere, tenteranno di far fronte alle idee del senatore repubblicano "eppure, ad ogni mossa, erano lavoratori del cinema come mio padre a rimetterci, ad essere perseguitati, interrogati ed espulsi".
Bernard Aptekar e il tesoro delle pellicole 'salvate'
Bernard Aptekar è uno dei massimi esponenti dell’arte ebreo-polacca trapiantata in America e deve molto al cinema. Chiuso notte e giorno nel suo loft a Mercer Street, Soho, Bernard è il custode segreto di New York. Conserva infatti un 'tesoro' di pellicole salvate dalla scure del maccartismo durante gli anni 50: suo padre era un proiezionista comunista che riusciva a proiettare film considerati antiamericani: "Aveva un business tutto suo, al Fox Theatre, Downtown Brooklyn. Poteva proiettare quel che voleva ed era riuscito a creare una nicchia di spettatori. Nella sua sala circolavano le pellicole più importanti dell’epoca e le più scandalose, quelle proibite, inserite nella blacklist. Se le procurava grazie alla stima di addetti ai lavori, produttori e distributori”. Tra i film salvati anche quelli di un gigante del cinema come Charlie Chaplin
"Le pellicole che colleziono sono quelle, rare, strappate al maccartismo" prosegue, scartabellando i primi cortometraggi di Charlot, 35mm e produzioni perdute che ricordano Entitled Zepped, con le immagini del dirigibile tedesco sopra l'Inghilterra nella Prima Guerra Mondiale. In mezzo ci sono i primi sci-fi mai prodotti, commedie americane, film-documentari di attivismo politico a New York, riot e marce. "Sono cresciuto a Brooklyn in una famiglia di comunisti devoti; come tanti altri ragazzini son diventato un rifugiato. Vedere il Dipartimento di Stato cancellare la mia borsa di studio Fullbright per l'India, nell'era McCarthy, con i miei genitori che si rifiutavano di collaborare alle indagini, è stato un colpo. Poi ho conosciuto Diego Rivera. Sono figlio degli anni Sessanta, delle proteste durante il Vietnam e l'Iraq, e la tv, Obama e Hollywood regnano sempre nei miei dipinti, nei collage e nei ritratti, come quello di Arthur Miller. Proiezionisti comunisti del calibro di mio padre avrebbero molto apprezzato un uomo come Obama, capace non solo di sostenere un contributo individuale per l'arte e la letteratura ma di riconciliarci con il senso di solidarietà". Lo stesso che gli Stati Uniti hanno donato a Chaplin quando gli è stato permesso di rientrare dalla Svizzera il 2 aprile del 1972, per ricevere l'Oscar onorario. "Hollywood è cresciuta, ed è un bellissimo posto" scriverà l’Hollywood Reporter quattro giorni dopo.