Spike Lee, 'She's gotta have it' diventa serie tv
Oggi, mentre compie 60 anni (essendo nato ad Atlanta il 20 marzo 1957), Spike Lee diventa l'ennesimo regista da grande schermo a concedersi alla serialità televisiva. Dopo Martin Scorsese e Woody Allen, dopo Steven Spielberg e i fratelli Coen, Lee, che fin dal suo esordio venne ribattezzato il "Woody Allen nero" per la sua passione nel raccontare New York, si prepara a debuttare in tv con il remake ambientato ai nostri giorni del suo film del 1986. "She's gotta have it (che in Italia uscì con il titolo Lola darling, ndr.) ha un posto molto speciale nel mio cuore - racconta il regista - Girammo il film in dodici giorni (due settimane da sei giorni) nell'estate caldissima del 1985 con un budget di 175mila dollari che io chiesi in prestito, elimosinai e ottenni in non so più che modi. Oggi abbiamo questa straordinaria opportunità di rivisitare quei personaggi memorabili che ancora oggi, trent'anni dopo, sono ancora rilevanti e precursori. Tutto questo lo devo a mia moglie, la produttrice Tonya Lewis Lee, che ha avuto l'intuizione di tradurre il mio film per il grande schermo in una serie ad episodi, io non ci avrei mai pensato. Siamo eccitati dal fatto che Netflix sia con noi in questa visione dove Nola Darling, Mars Blackmon, Jamie Overstreet e Greer Childs fanno "quella dannata cosa" ora, oggi, nella Repubblica di Brooklyn, New York".
Spike Lee, il Woody Allen nero compie 60 anni
Nonostante sia nato in Georgia (da un padre jazzista che ha firmato varie colonne sonore del figlio e una madre insegnante), Shelton Jackson Lee (detto Spike cioé magrolino, ma anche ribelle) è stato il cantore di New York e fin dall'inizio della sua carriera a metà degli anni Ottanta si è guadagnato il soprannome di "Woody Allen nero". Con la sua casa di produzione ha realizzato film (da 'Fa' la cosa giusta' a 'Malcolm X') in cui racconta la comunità afroamericana, la sua lotta per i diritti e per l'integrazione. Nel 2016 (dopo essere stato nominato due volte) ha ricevuto l'Oscar alla carriera. Ora, insieme alla moglie produttrice Tonya Lewis, sta lavorando alla serie tv tratta da quello che viene considerato il suo film d'esordio 'She's gotta have it' ('Lola Darling' in italiano) per Netflix.
She's gotta have it, la cui sceneggiatura Lee aveva scritto dopo aver consultato moltissime donne tramite un questionario sulla loro vita sessuale, ebbe un'ottima reazione nel mondo afroamericano, soprattutto tra le spettatrici perché si trattava del primo film (a eccezione de Il colore viola con Whoopi Goldberg) in cui la protagonista era una donna nera. Il film andò al festival di Cannes dove vinse il premio della Jeunesse e in sala, nonostante il divieto ai minori di 17 anni, incassò più di 7 milioni di dollari traghettando il suo regista verso una carriera poliedrica. Le prime cose che fece subito dopo il film furono un videoclip per il nuovo album di Miles Davis e la partecipazione al Saturday Night Live con il personaggio di Mars Blackmon che diventerà protagonista anche di una serie di spot con Michael Jordan. Ora che la produzione della serie avanza, per il ruolo di Nola Lee ha scelto la bellissima DeWanda Wise (già vista nella serie Underground ambientata in una piantagione di schiavi in Georgia), il regista ha un'occasione per mettere mano ad una sequenza che non ha mai amato. Nella sua autobiografia (Questa è la mia storia e non ne cambio una virgola, Kowalski editore, 2005) ha scritto che oggi girerebbe diversamente la scena in cui Jamie violenta Nola: "Di tutti i miei film, la scena dello stupro in Lola Darling è sicuramente la prima che farei diversamente. Non sono riuscito a mostrare cosa sia la violenza sessuale. Ero troppo immaturo". A sessant'anni oggi ha una seconda opportunità.