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Tre doc in sala, è boom cinema verità

Arrivano oggi contemporaneamente 'I'm not your negro', candidato all'Oscar, la storia del pugile nero del Duce e il documentario che Ermanno Olmi ha dedicato al Cardinal Martini

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Tempi d'oro per il documentario. Fino a qualche anno fa l'uscita sugli schermi nazionali di tre documentari nella stessa settimana sarebbe stata fantascienza; oggi, invece, una crescente attenzione per il "cinema di realtà" la permette, come dimostrano i tre titoli di qualità – uno americano, due italiani – nelle nostre sale da martedì. Il primo, che compariva nella cinquina dei candidati all'Oscar 2017, è I Am Not Your Negro, distribuito da Feltrinelli Real Cinema. Un documentario in più sulla discriminazione razziale in Usa? Sì, ma a renderlo necessario non è solo la fase regressiva che il mondo sta attraversando per le politiche razziste di ritorno; è anche il bisogno di una voce della ragione capace di mettere in prospettiva storica e sociale le ragioni dell’apartheid. Nel documentario di Raoul Peck la voce è quella dello scrittore James Baldwin (a cui ha prestato la propria l'attore Samuel L. Jackson), che nel 1979 propose al suo editore un libro sulla vita di tre amici deceduti di morte violenta: Medgar Evers, Malcolm X, Martin Luther King. Alternando le parole con sequenze esemplari sulla rappresentazione cinematografica del nero, I Am Not Your Negro traccia la diagnosi del movente centrale del razzismo: l’infelicità e la solitudine del bianco, quello scarto doloroso tra il “sogno” e la realtà in cui vive e che fa di un intero segmento della popolazione, la parte “black”, il capro espiatorio ideale di infelicità e frustrazioni.

I'm not your negro: "La storia del razzismo è anche la storia degli Stati Uniti"

Sono entrambi prodotti dall'Istituto LUCE i documentari italiani Vedete, sono uno di voi (già nelle sale in alcune città capozona, dal 23 in tutta Italia) di Ermanno Olmi e Il pugile del duce di Tony Saccucci, uscita evento con teniture da verificare piazza per piazza.Olmi traccia la biografia dell'arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, incorniciandone la vicenda umana con le immagini della camera da letto in cui morì il 31 agosto 2012. E, pari a sé stesso, presta la voce al film, pronunciando lui le parole di Martini in una palese autoidentificazione col prelato. Più che gli aspetti spirituali, ne mette in rilievo l’impegno nella società: che lo indusse a denunciare, oltre alle arretratezze della Chiesa, la corruzione dei pubblici poteri, una Milano ormai diventata "la capitale del capitale", un'Europa che, dopo averlo fatto sognare, si era rivelata "l'Europa dei mercanti".
 

'Il pugile del Duce', un doc racconta l'atleta mulatto odiato dal regime / 4

Il pugile del duce racconta la storia, che la Storia della sua epoca cancellò, di Leone Jacovacci, campione italiano ed europeo nelle categorie dei pesi medi e mediomassimi. Italiano per parte di padre, ma di madre congolese (così che la Federazione pugilistica non lo riconobbe e la nazionalità gli fu negata a lungo), l'imbattibile boxeur imbarazzò il regime, che non poteva ammettere di essere rappresentato davanti al mondo da un eroe sportivo con la pelle colorata. Arrivando a censurare i filmati del suo vittorioso incontro per il campionato del giugno 1928, mentre si preparava a celebrare il nuovo mito del pugilato, il friulano Primo Carnera, che tanto meglio si prestava alla propaganda di regime