Spettacoli

CINEMA

Sul set di 'Wonder Woman', il film "non femminista" fatto dalle donne

La regista Patty Jenkins firma un film tutto dedicato alla supereroina. Le presta il volto l'israeliana Gal Gadot che dice: "Era tempo che le ragazze avessero un loro modello"

4 minuti di lettura
LONDRA - Vale la pena sfidare il freddo londinese di febbraio e spingersi una trentina di chilometri a nord della città, ai Leavesden Studios. Perché lì si ha la possibilità di osservare la Storia nel suo compiersi. Quella del CineComic, più che del cinema in sé o dei fumetti, visto che si parla di Wonder Woman, il film con cui il DC Extended Universe si ricollega direttamente al Batman v Superman: Dawn of Justice dell'anno scorso e va a scavare nelle origini di un'altra icona a stelle e strisce pari all'Uomo d'Acciaio. La sua entrata in scena in quel film aveva permesso all'Uomo Pipistrello di salvare la pelle e a noi di avere un assaggio di quel che vedremo. E di quel che abbiamo scoperto in occasione della visita sul set londinese del film diretto da Patty Jenkins, che nel 2003 esordì imbruttendo Charlize Theron (e facendole vincere un Oscar) per il suo Monster.

E a giugno arriva Wonder Woman

Da allora la regista californiana si è dedicata quasi esclusivamente alla televisione (Entourage, The Killing), sfiorando la direzione di Thor: The Dark World nel 2013, fino a quando l'abbandono di Michelle MacLaren per 'divergenze creative' non ha liberato il posto ambito da Mimi Leder (Deep Impact), Kimberly Peirce (Boys Don't Cry), Catherine Hardwicke (Twilight), Gwyneth Horder-Payton (The Walking Dead), Kathryn Bigelow o Jodie Foster. Tutte donne: sul sesso del regista del primo superhero movie dedicato a una eroina la Warner aveva le idee ben chiare. Eppure, tutti sul set sono molto attenti a tenersi a distanza dall'etichetta di film "femminista", dal produttore Chuck Roven alla costumista Lindy Hemming, 'costretta' a difendere le proprie scelte riguardo la lunghezza della gonna della Principessa Diana, figlia della regina delle Amazzoni dell'Isola Paradiso, interpretata dalla israeliana Gal Gadot. "Sono molto orgogliosa – ammette quest'ultima - credo che sia il momento giusto per questo film perché anche le ragazze possano avere un modello da ammirare. I maschi hanno da sempre i vari Batman o Superman ma fino a oggi non c'era niente del genere per il pubblico femminile. Sono contenta abbiano scelto me per farlo". E che abbiano scelto la Jenkins per dirigerlo. "Avevo sempre lavorato con registi uomini, mai con una donna - racconta Gadot - credo sia fantastico, a ogni livello: abbiamo parlato più dell'arco emozionale del personaggio, di cosa sente, e meno dell'azione".

Eppure anche questa sorridente e agguerrita quasi trantaduenne (a giugno, quando il film arriverà in Italia) svicola quando si parla di responsabilità e messaggio. "Se sento il peso del mio ruolo? Cerco di non pensarci. Mi viene in mente solo quando me lo chiedono, ma io sono un'attrice. È il mio lavoro e lo amo, mi sento molto fortunata di poter dare vita a questo personaggio". Ne parliamo all'interno di un bistrot belga, dietro le finestre sprangate per proteggersi da possibili pallottole vaganti. All'esterno infuria la Prima guerra mondiale e i soldati tedeschi sembrano in difficoltà nel controllare la piazza del villaggio scelto per le riprese. Un caffè, la chiesa, l'ufficio postale e una merceria. Una farmacia piena di cadaveri. L'Albergo dei Viaggiatori che promuove la propria cucina 'bourgeoise' e, al centro, una fontana. E un carrarmato distrutto, rovesciato "giusto ieri" dalla super-eroina. È solo uno degli ambienti ricostruiti sui set ai quali riusciamo ad avere accesso, il più vasto oltre che problematico, visto che oggi c'è troppo sole e i tecnici sono stati costretti a installare degli enormi pannelli per schermarne la luce.

C'è anche troppo freddo, soprattutto per Wonder Woman, seminuda per esigenze di scena. E per rispetto filologico, non tanto della serie tv che ha reso celebre Lynda Carter e con la quale sono cresciute generazioni di appassionati, convinti che girando vorticosamente su se stessi ci si potesse trasformare in una principessa amazzone, quanto piuttosto del fumetto creato da William Moulton Marston nel 1941. Un riferimento più per la produzione che per le star, visto che Chris Pine ammette candidamente di non saperne molto della storia raccontata nei comics e la Gadot non va oltre un "ne ho letto qualcuno". "La gente continua a chiedermi della serie tv, se la guardavo o quanto mi piacesse ma la serie e gli albi a fumetti sono mondi totalmente diversi rispetto alla nostra storia - aggiunge l'attrice - ovviamente conoscevo il personaggio, anzi ho sempre sentito una profonda connessione con lei e amato tutto quel che rappresenta: è una pacifista, lotta per la pace. E poi ama la gente, prova compassione... È piena di qualità, pressoché perfetta". Una donna speciale, saggia e con i poteri di una dea. Forte senza essere mascolina, ma alla quale è il tenente Steve Trevor / Chris Pine a insegnare la qualità più importante: "Cosa significa essere umani", come spiega lo stesso attore, interprete di un soldato esperto della guerra e delle sue ambiguità, pragmatico e privo di speranza. In fondo, è suo il percorso che anche noi abbiamo rivissuto passando da un set all'altro, dalla sala del palazzo della regina delle amazzoni alle trincee attraversate dallo squadrone di eroi e nelle quali siamo stati i primi - a parte la troupe - a scendere in una full immersion di realismo, tra brandine interrate e tavolacci, scodelle e scatolame, trasportati in un'altra dimensione nel salire i pochi gradini delle scalette e affacciandoci sulla No Man's Land con, sullo sfondo, le esplosioni in corso.

Ma Wonder Woman non sarà un altro Captain America, ce lo assicurano. Anzi, secondo Chris Pine sarà una storia "ricca di oscurità, ma anche con molti momenti divertenti", forse "uno dei migliori CineComic degli ultimi tempi", "alla Deadpool", insomma. Quello spirito si respira dietro le quinte, come conferma di nuovo la costumista Lindy Hemming: "È un film, deve essere divertente. Non mi sono sentita condizionata dall'aspetto 'femminista' né dai riferimenti ai fumetti originari. Ho cercato di creare costumi che esprimessero la forza delle donne ma che fossero sexy. Credo sia normale mostrare le loro forme, nessuno si offenda. Alle fermate degli autobus si vedono ragazzine ben più discinte, basta andare in palestra per vedere seni, sederi e altro. Fa parte della nostra quotidianità. Io sono femminista, ma credo che femminismo sia poter fare le proprie scelte, anche su ciò che si indossa". Come il creatore di Wonder Woman, insomma, considerato un teorico del femminismo? "Femminista lui? Non direi, basta leggere il libro. Però è vero che difendeva i diritti delle donne...".