I VIDEO DELL'ISTITUTO LUCE SU TOTO'
Non lo è la sua maschera, tante volte commentata, simbolo di una nobiltà della miseria che discende da Pulcinella e passa attraverso le macchiette drammatiche di O' scugnizzo, Totonno e Quagliarella e altre già care a Raffaele Viviani: quella maschera che fece di lui il divo dei poveri, fulcro d'identificazione di un pubblico popolare "tartassato" e oppresso. Che si sentì rappresentato dai suoi gesti beffardi, ma anche dalla sua faccia malinconica, quando la comicità rimava con uno scenario socio-politico-economico depresso (Totò e Carolina, Totò cerca casa…) e, in fondo, non così diverso da quello odierno. Il personaggio di Totò si ribellava con ogni mezzo a sua disposizione: con lo sberleffo, con lo sghignazzo del suddito indocile; ma soprattutto con la parola.
Totò, 50 anni dopo. La verità sul grande artista in 'Totalmente Totò'
Punto d'arrivo di molti anni di studio e di ricerche su Totò, Alberto Anile firma una biografia artistica finalmente completa dell'attore. Pubblicata dalle Edizioni della Cineteca di Bologna a cinquant'anni dalla scomparsa dell’artista (avvenuta il 15 aprile 1967), 'Totalmente Totò. Vita e opere di un comico assoluto' ripercorre per intero l'esistenza dell'uomo e insieme riconsidera tutta la sua produzione, teatrale e cinematografica, dalle decine di riviste ai cento film, cercando di fare chiarezza sui tanti equivoci che hanno accompagnato la sua narrazione. Hanno detto che l'artista improvvisasse a ripetizione. Che la sua comicità sarebbe incomprensibile all'estero. Che fu la sua indolenza a condannarlo. Anzi no, che la colpa fu dei critici che lo sottovalutarono, o peggio, dei grandi maestri che non vollero dirigerlo. La verità è che Totò preparava attentamente il suo lavoro. Che fece sfracelli anche nei teatri di Barcellona e Zurigo. Che a rovinarlo furono soprattutto l'avidità degli impresari e dell'industria.
50 anni senza Totò - il capolavoro della lettera con Peppino
Ancora e sempre Totò: donna, cardinale, torero, generale i mille volti
Le sue gag hanno fatto ridere generazioni di italiani, prima al cinema, poi in televisione. Figlio illegittimo del principe Giuseppe De Curtis e della giovane Anna Clemente, Totò nasce a Napoli, il 15 febbraio del 1898. Registrato all'anagrafe con il cognome materno, Totò verrà riconosciuto come figlio dal principe soltanto nel 1941. Dopo aver frequentato le scuole elementari, Totò, come lo chiamava la madre, si iscrive al collegio dove un suo precettore, tirando di boxe, gli causa la deviazione del setto nasale che è diventato il suo tratto fisico caratteristico. Esordisce nei teatri della periferia con piccole compagnie che si rifanno alla commedia dell’arte napoletana. Mentre l'attività teatrale va a gonfie vele (spesso insieme ad Anna Magnani), gli esordi al cinema sono duri. I primi successi arrivano alla fine degli anni ’40 con remake parodistici di grandi classici del cinema, spesso stranieri, come 'Fifa e arena' (1948) e 'Totò le Mokò'. Poi arriva il sodalizio professionale con Peppino de Filippo, insieme al quale forma un assortimento perfetto. Sono i tempi di 'Totò, Peppino e la malafemmina' (1956), 'Signori si nasce' (1960) o ancora 'Totò, Peppino e la dolce vita' (1961). Nel 1966, con l’incontro con Pier Paolo Pasolini, si apre una nuova fase. Il regista friulano propone un Totò in versione comica ma al tempo ne esalta la vena tragica e poetica, come in 'Uccellacci e uccellini' o nell'episodio del film 'Capriccio all'italiana' (1967), ultima prova, dopo oltre cento film, prima della morte, avvenuta il 15 aprile del 1967 a Roma, nella sua casa ai Parioli.