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Da 'Bad' alle Tartarughe Ninja, viaggio nella New York vista dalla subway

Matìas, Louis, Agata e Ken ci guidano dentro i film che hanno raccontato la città attraverso la metropolitana
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NEW YORK - Matías, latino, 49 anni, è di turno al World Trade Center, il terminal station rimasto chiuso per due anni dopo gli attacchi dell'11 settembre. Sotto il grande Oculus dell'architetto Calatrava passano tre linee: rossa, blu e gialla. Quando il Financial District manda a casa i suoi bankers-vampiri, Matías si attacca a YouTube e sogna di trasformare quel box informazioni in un film segreto. Louis, afroamericano, ha la postazione nella cabina di Canal Street dove si concentrano Chinatown, Little Italy, Soho, New Jersey e Brooklyn. È vicino alla pensione e dice che l'aria là sotto è irrespirabile. Agata presidia l'alba a West Fourth; quando stacca, si affaccia sulla Sesta e guarda i giocatori di pallacanestro fino alle dieci. Ken passa i weekend sotto la rete di Brooklyn, Fort Greene, tra Clinton e Washington Avenue. Cosa li accomuna? La passione per i film underground.
 

Tutta la rete metropolitana d…

NEW YORK - Matías, latino, 49 anni, è di turno al World Trade Center, il terminal station rimasto chiuso per due anni dopo gli attacchi dell'11 settembre. Sotto il grande Oculus dell'architetto Calatrava passano tre linee: rossa, blu e gialla. Quando il Financial District manda a casa i suoi bankers-vampiri, Matías si attacca a YouTube e sogna di trasformare quel box informazioni in un film segreto. Louis, afroamericano, ha la postazione nella cabina di Canal Street dove si concentrano Chinatown, Little Italy, Soho, New Jersey e Brooklyn. È vicino alla pensione e dice che l'aria là sotto è irrespirabile. Agata presidia l'alba a West Fourth; quando stacca, si affaccia sulla Sesta e guarda i giocatori di pallacanestro fino alle dieci. Ken passa i weekend sotto la rete di Brooklyn, Fort Greene, tra Clinton e Washington Avenue. Cosa li accomuna? La passione per i film underground.
 

Tutta la rete metropolitana di New York sul grande schermo


Non quelli anti-Hollywood di Kenneth Anger o Jonas Mekas ma il cinema "da metropolitana" che ha forgiato un'intera fabbrica dei sogni a New York. Sottoterra, il 'subway' è parte del DNA dei newyorchesi e di cineasti e produttori come Brian De Palma, Martin Scorsese e Dino De Laurentiis."Il mio Subway Movie preferito è Il colpo della metropolitana - Un ostaggio al minuto" dice Ken. "Ma metto in chiaro subito che parlo dell'originale del '74, non del remake con John Travolta, quello non valeva una cicca".

Per Matías "la scena di Ghostbusters II resta imbattibile. Era indicativa dei problemi strutturali di New York: c'è un fluido colorato dove si concentra tutto il male della città e guarda caso scorre nella rete fognaria e arriva fino alle metropolitana". Una metafora degli anni Ottanta/Novanta, quando a Manhattan si respirava un odore mortifero e l'ex sindaco Giuliani, nel '94, applicava la teoria della finestra rotta e Tolleranza Zero (anche) nei confronti dei minori che trattavano la metropolitana come un confine anarchico. Gli stessi anni intransigenti anticipati dal verso "Because I'm bad, I'm bad come on", così come lo canticchia Agata imitando Michael Jackson.
  "Il videoclip di Bad è un film vero e proprio, ha segnato le vite di tutti gli adolescenti che non pagavano il biglietto per scendere sotto la ferrovia o usavano il metro per spaccio e rapine" racconta. "I guerrieri della notte è un altro caposaldo, eppure il cuore batte per Bad. C'è un omaggio sotterraneo a West Side Story in quel piccolo film. L'ha diretto Scorsese, vero? CBS lo mandò in onda nell'87, in casa eravamo ipnotizzati davanti al televisore". Joe, invece, stravede per Wesley Snipes e il suo corpo votato alle arti marziali: "Money Train è uno dei Subway Movies più divertenti che io abbia mai visto. C'è azione, c'è passione, c'è Jennifer Lopez...

Anche se i film ambientati nella metropolitana di Manhattan hanno la nomea di essere tutti brutti. O quasi". Il remake di King Kong di John Guillermin e De Laurentiis potrebbe rientrare nella categoria ma, come scrive Bilge Ebiri di Vulture, contiene la miglior scena di metro del cinema, con Jeff Bridges e Jessica Lange che tentano di sfuggire alla bestia saltando sopra il treno. Peccato che Kong afferri il convoglio come fosse un pezzo di Lego da rottamare, scardinando il tetto.

Gli unici a non avere il senso del fantasy in metropolitana sono i millennials nativi di New York: su un campione di 50, appena 5 di loro riesce a menzionare un film-icona. I più preparati sono appunto i workers, gli operai. In parte li forma la corporation della MTA, Metropolitan Transportation Authority: "Ai turisti a volte viene voglia di chiederci 'Ma non è qui che hanno girato il balletto di Michael Jackson?' o, se ti trovi a Grand Central, parecchi italiani cercano il punto in cui i mafiosi inseguono Al Pacino in Carlito's Way".

Quello che è vietato fare è "rivelare i propri preferiti davanti a una telecamera" spiega Joe. "Se CNN scende a fare un pezzo sulla metropolitana e mi chiede qual è il mio film di punta, non posso metterci la faccia. Parlerei a nome di tutta la MTA, sarebbe un endorsement. Non me la sento. In fondo il cinema è bello perché personale, privato. I miei figli oggi menzionerebbero le Tartarughe Ninja, comunque: tombini e binari morti".

I più romantici cercano dal 1990 il fantasma di Patrick Swayze che balza da un treno all'altro sulla 42ma e grazie all'aiuto di un altro ghost - Vince Schiavelli - riesce finalmente a spostare gli oggetti con una scarica di rabbia. Per chi sente la mancanza di Travolta in piena disco-mania, eroe della working-class schiacciato dal peso della città, del razzismo e degli stupefacenti, c'è la corsa solitaria de La febbre del sabato sera.

Qualcosa di completamente diverso l'ha combinato Woody Allen per Il dittatore dello stato libero di Bananas: la sequenza (muta) vede Sylvester Stallone nel ruolo di uno dei due assalitori del convoglio; prima tocca alla vecchietta indifesa poi interviene, maldestramente, il personaggio di Allen, Fielding Mellish. Puro Chaplin ma underground. In questo senso è un peccato che con così tanti autori che hanno celebrato il Subway Cinema, dopo la morte di Michael Jackson, MTA abbia negato al New York City Council di appendere nella fermata di Hoyt-Schermerhorn Streets una placca in onore di Wacko Jacko. Chiunque passi di lì è posseduto dal mitico passo di danza moonwalk. Dai tornelli alle rotaie, fino al prossimo stop.